Sono diversi i volti nuovi all’interno della lista del Partito Democratico per le prossime elezioni comunali di Foggia. Candidati talvolta assai giovani, come Arbri Merkaj e Mario Cagiano, che fanno da contraltare a vecchie volpi (Italo Pontone, Annarita Palmieri, Pasquale Dell’Aquila) o all’apparato (Lia Azzarone, Davide Emanuele). “Un anno fa un mio amico mi chiese ‘Ma che fai? Ti candidi?’. Ed io gli risposi che se una collettività mi avesse chiesto di essere il suo rappresentante, mi sarei messo a completa disposizione”, dice Cagiano a l’Attacco.
“Oggi sento che tanto la mia candidatura, quanto quella di Alice Amatore, con la quale ho il piacere di correre in ticket, non sono assolutamente delle personali fughe in avanti, ma il frutto della fusione di sensibilità ed esperienze diverse, tanto politiche quanto associative quanto strettamente personali. Questo mi onora. Credo di poter portare proprio questo alla coalizione. Un metodo politico in cui la condivisione e i temi sono l’unica vera bussola della politica. Il centrosinistra non ha bisogno in consiglio comunale dell’ennesimo alzatore di mano. Sulla questione legata al contratto con Amiu, continuo a credere quello che ho sempre detto e scritto in questi mesi: il contratto di servizio è stata la scelta migliore e più logica per Foggia. Detto questo sarò in consiglio comunale per verificare il corretto adempimento del contratto e l’operato dei nuovi consiglieri di amministrazione, ai quali auguro buon lavoro. Poi, avete imparato a conoscermi, sono sempre aperto al confronto, l’importante è che l’interesse primario sia il bene della comunità cittadina”.
“Il Pd”, continua Cagiano, “è un partito plurale, tanto a livello nazionale quanto a livello cittadino. So che nel periodo delle autocandidature il confronto e la sintesi possono sembrare un’assurdità, ma la nostra unità è volta sempre al bene della città e del partito. Personalmente non temo nessun’altra candidatura. Qualcuno vede un ventitreenne in mezzo ai pluriconsiglieri e crede che si trovi lì a fare come le patatine attorno al pollo. Io voglio dirlo con estrema chiarezza: gioco per vincere e so di potercela fare! In pochi mesi abbiamo avuto due persone che sono morte in casa da sole. È esemplificativo del fatto che non conosciamo, e chiaramente non curiamo, le fragilità sociali ed economiche più profonde, quelle più nascoste ma anche più complesse. Se la smettessimo di usare l’assessorato alle politiche sociali come mancettoio riusciremmo ad essere più di aiuto con chi veramente ha bisogno”, conclude Mario Cagiano.
“Ho deciso di candidarmi con il Pd perché è da una vita che ci milito”, spiega a l’Attacco il 33enne Arbri Merkaj.
“Prima nella giovanile e poi tra i grandi. Faccio parte della segreteria del partito, di cui sono ora un dirigente. Per cui è giusto mettere la mia faccia e la mia esperienza a disposizione del gruppo. Essendo un cittadino italiano di origini albanesi voglio mettere tutto ciò che ho imparato a disposizione della città di Foggia, che mi ha dato tanto. Ecco, in qualche modo, vorrei restituirle qualcosa. La problematica principale della città è sicuramente la criminalità. Poco tempo fa è avvenuto l’omicidio della signora Franca Marasco, in pieno giorno e in una zona centrale. Per cui la prima cosa da restituire ai cittadini è la sicurezza. L’unico modo per combattere la criminalità è puntare sulla cultura e la buona integrazione”. “Sicuramente”, prosegue Merkaj, “nel partito c’è gente molto più esperta rispetto a me che sono un ragazzo giovane. Io, però, ho tanta buona volontà. Voglio portare le mie idee e le mie battaglie all’interno della competizione elettorale. Per il resto, si vedrà”, chiosa Arbri Merkaj.
Candidature giovani, dunque, ma anche particolarmente motivate a fare bene nel corso di questa importante competizione elettorale. Ragazzi che, nonostante la giovane età, hanno alle spalle tanti anni di militanza all’interno del partito, e che hanno ricoperto e ricoprono posizioni apicali nello stesso. Il messaggio, sia da parte di Mario Cagiano che da parte di Arbri Merkaj arriva forte e chiaro. “Non vogliamo fare da contorno, da riempitivo”, è quello che filtra. Rispetto per tutti i candidati. Sia del campo largo che delle altre coalizioni. Ma l’obiettivo è quello di competere a testa alta, consapevoli delle proprie qualità, delle proprie competenze, e anche del peso politico esercitato nella propria sfera d’influenza. L’impressione è che, nonostante la riproposizione di tante personalità esperte, il campo largo progressista, e in particolare il Partito Democratico, abbiano comunque provato a svecchiare una coalizione che fino a poco tempo fa si prospettava decisamente diversa.
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