Ultimi 5 giorni per ritirare le dimissioni, Rotice viaggia a fari spenti. Le opposizioni lo aspettano al varco

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Scorre inesorabilmente il conto alla rovescia partito il 6 settembre scorso, all’atto delle dimissioni presentate dal Sindaco di Manfredonia Gianni Rotice. I venti giorni che ha per tornare sui suoi passi sono diventati soltanto cinque, alla data odierna. Il primo cittadino viaggia a fari spenti, con l’unica eccezione dell’invito ufficiale che aveva rivolto alle opposizioni per incontrarsi e cercare una strada comune, ammesso che ci sia. Poi solo silenzio, compreso l’assenza di comunicazioni ufficiali sull’esito dell’incontro che era stato fissato lunedì 18 settembre scorso a Palazzo San Domenico. La ragione e la consuetudine vogliono che Rotice ritiri le dimissioni e provi a rilanciare l’azione di governo, rimodulando i rapporti di forza in seno alla maggioranza attraverso la redistribuzione delle deleghe. Sono stati fatti alcuni tentativi per inserire nella squadra assessorile figure tecniche, in particolar modo e soprattutto per l’assessorato al Bilancio. Non un atto di sfiducia verso Antonella Lauriola, che è persona fidata del Sindaco, quanto piuttosto la necessità di portare la competenza e l’esperienza in materia di conti di cui, invece, l’attuale assessora difettava in partenza. 

Rotice è però consapevole che si profilano comunque difficoltà se la sua maggioranza in aula resterà di 12 consiglieri, cioè in numero pari all’opposizione. 

Il Sindaco ha diritto di voto, perciò i provvedimenti proposti passerebbero. Ma questa può diventare un’arma a doppio taglio quando saranno discussi accapi più delicati. È il caso della materia urbanistica, per fare l’esempio più semplice, dove le opposizioni potrebbero infierire, visto l’ambito imprenditoriale in cui opera Rotice e visto che (anche) il suo voto favorevole risulterebbe determinante. 

Inoltre, se non rimpingua i numeri in aula consiliare, potrebbe restare ostaggio di eventuali capricci del ‘tredicesimo uomo’, come ognuno dei consiglieri di maggioranza è diventato.

Il quadro è ancora confuso e, stando ad alcune persone vicine a Rotice, non si può escludere affatto che non ritiri le proprie dimissioni. Viene descritto come stanco e deluso, oltre che consapevole che superato questo scoglio se ne profilano numerosi altri all’orizzonte. La tentazione sarebbe quella di chiudere questa esperienza e prepararsi per una nuova candidatura. Lo ha detto a l’Attacco, rispondendo all’espressa domanda rivoltagli: “Noi, con il nostro gruppo, ci ricandideremo per cercare di riportare avanti i programmi che lasciamo in sospeso”. Un segnale, a quanto pare, più che un depistaggio.

Dall’altra parte, l’opposizione è diventata ‘le opposizioni’. I tre consiglieri di Forza Italia sopravvissuti ai sette iniziali, si sono andati a sommare ai nove colleghi che siedono in quei banchi dall’inizio del mandato. Qualcuno direbbe che è come sommare le mele con le pere, nel senso che ci sono marcate differenze. E diffidenze.

Tutti e 12 i consiglieri sono certamente di opposizione a Rotice però i forzisti sono osservati in cagnesco dai restanti membri. Si è visto chiaramente anche in alcuni passaggi delle note che il Partito Democratico prima e il MoVimento 5 Stelle, poi, hanno redatto negli ultimi giorni. 

I democratici hanno ricordato “i consiglieri di maggioranza che assieme all’onorevole Giandiego Gatta dichiarano alla città di aver commesso un errore e raccolgono le firme per lo scioglimento del Consiglio comunale, ma sono traditi dal capogruppo (Vincenzo Di Staso, ndr), che all’ultimo momento utile ritira inspiegabilmente il suo consenso”. 

Accusa che viene rispedita al mittente perché, stando ad alcune fonti, “se quelli del PD andavano a prendere con la macchina le dimissioni della loro consigliera fuori sede (Mariarita Valentino, ndr), non si doveva aspettare il giorno dopo per protocollarle e forse sarebbe andata diversamente”.

Il giudizio dei pentastellati è ancora più severo. “Una crisi che ha prodotto una vera debacle per Forza Italia e per il suo leader Gatta – dicono -, che alla prima prova di governo ha platealmente fallito su tutti i fronti: affidabilità, qualità e preparazione delle donne e uomini chiamati ad amministrare il Comune”. 

Eppure, è stato trovato l’accordo un accordo di massima sulla mozione di sfiducia al Sindaco che verrà presentata in Consiglio comunale. Il documento proposto dal gruppo storico di minoranza non aveva trovato consenso tra le fila di Forza Italia, per via della pesante censura che veniva espressa verso il governo della città. Parole che, seppur indirettamente, avrebbero tirato in causa il precedente ruolo dei forzisti nell’Amministrazione. Sono stati smussati gli angoli della forma, per quanto resta a discrezione dei consiglieri cosa riferire nell’illustrazione orale.

Il Regolamento dice che occorrono due quinti dei consiglieri, che sono in numero di 24. I potenziali 12 firmatari sono più che sufficienti, dal momento che ne basterebbero 10. 

Intesa trovata anche sulla tempistica per presentarle la sfiducia. Non c’è fretta assoluta, piuttosto si attende l’eventuale ritiro delle dimissioni del Sindaco. Soltanto dopo, la mozione verrà protocollata e consegnata alla presidente del Consiglio Giovanna Titta, che dovrà convocare la seduta di Consiglio per discuterne almeno 10 giorni dopo e non oltre il trentesimo.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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