“Il trend dell'affluenza al voto è decrescente in tutta Italia, quindi il calo è probabilissimo anche a Foggia”, afferma a l’Attacco un ex amministratore. “Peraltro si vota solo a Foggia, non c'è accompagnamento di carattere nazionale come le europee. Influirà anche la data, ottobre non è il solito periodo. Gli studenti universitari non torneranno appositamente per recarsi alle urne come invece avrebbero fatto a giugno, questo è un periodo non propizio. C’è da aggiungere che i candidati sindaci non tirano, non risultano in grado di coinvolgere, come pure che è mancata una preparazione nei due anni e mezzo di tempo che c’erano a disposizione. Io ritengo che l'affluenza sarà oltre il 50% ma comunque inferiore al 66,7% del 2019”. All’interno dello stesso centrodestra c’è disillusione per l’esito delle urne: “Il centrodestra non tira affatto e il nostro candidato sindaco di Mauro è troppo schiacciato sulla sola presentazione delle liste e sugli incontri con i big romani. Quelli che si sono spesi di più secondo me sono Maniero e de Sabato”. Articolata l’analisi di Bruno Longo, che nel 2019 ottenne 1.219 preferenze e che dopo decenni di campagne elettorali vissute in prima persona stavolta aiuta il genero Claudio Amorese, nome di punta nella lista di Fratelli d’Italia.
“L'affluenza sarà di certo inferiore a quella del 2019, è sicuro al 100%. Sono convinto che ci saranno come minimo 10 punti percentuali in meno rispetto al 2019”, afferma a l’Attacco l'ex big meloniano.
“Questa è una campagna elettorale virtuale, fatta per lo più online, tra dirette social e messaggi WhatsApp. Si è perso molto del rapporto personale con gli elettori. Il clima risente tanto della maniera in cui è stata ingiuriata la politica, dipinta come cattiva. Mi accorgo di quanto la gente si sia allontanata, della mancata convinzione da parte degli elettori. L’effetto di disaffezione si è moltiplicato qui a Foggia. Il dato dell’astensionismo sarà sicuramente superiore a quello nazionale, mentre sarà minore il voto organizzato rispetto ai precedenti di Foggia. Quando si ricomincia un ciclo, con la creazione di una classe dirigente, la novità non è sempre ben accolta. In tanti casi non spinge a votare ma ha un effetto contrario. La politica necessita di esperienza e di conoscenza dei fatti per poter assumere decisioni con cognizione di causa, l’esperienza non è un vizio né un male. Io credo che a lungo andare staremo a Foggia al di sotto del 50% dell'affluenza alle urne”, continua Longo.
“Le persone hanno una sorta di timore a Foggia ad avvicinarsi alla politica: molti che erano frequentatori dei partiti, sebbene non iscritti, sono o disgustati oppure spaventati dall'equiparazione della politica al malaffare di tipo mafioso. Io sto registrando come Claudio sia accettato un po' ovunque ma altri candidati nuovi fanno fatica a passare, la gente si chiede chi sono e cosa fanno. Il prodotto conosciuto si vende, quello che non è conosciuto non passa facilmente. Ci saranno molti che non andranno a votare e poi i candidati sindaci non sono proprio attrattivi. Non è in nessun modo paragonabile questa campagna elettorale a quelle del passato, non si stanno facendo neanche gli incontri elettorali nelle imprese. La gente adesso non si vuole esporre, è spaventata dalla maniera in cui è stata infangata la politica. Preferiscono tenersene lontani, dicendo in questo momento è meglio che ognuno stia a casa propria. C'è molta diffidenza, se non paura. Io che ho sempre preferito i rapporti de visu con gli elettori mi accorgo di quanto siano cambiate le dinamiche: oggi ti senti dire “ti voto e ti porto il voto della mia famiglia, ma non dirmi che devo fare campagna elettorale per te ed andare in giro”.
E questo fenomeno sta colpendo tutti, non danneggia solo il centrodestra”. Longo non ha dubbi: “La disaffezione colpirà tutti, compresi quelli che aspirano al voto d’opinione. Quanto al fatto che diversi ex landelliani oggi sostengano il campo largo di Episcopo fa crollare tutte le tesi affibbiate al centrodestra. La verità è che che nel campo largo accettano la propaganda fatta da costoro”.
Nel 2019 con ben 1.436 voti il più suffragato di tutti fu a Foggia Massimiliano Di Fonso, che era in Lega e che oggi sta aiutando la lista Popolari per Foggia, pro Episcopo, nonostante la defenestrazione da parte dell’assessore regionale Gianni Stea per l’imbarazzo creato nel campo largo.
“Il dato di Foggia dell’affluenza sarà peggiore rispetto al trend nazionale”, osserva il sindacalista. “Questi anni di commissariamento hanno creato una netta distanza tra la comunità foggiana e la politica. Si aggiunga il fatto che non ci sono numerosi big di livello, mentre al contempo vediamo tanti vecchi consiglieri, come l’ottantenne Verile e il piddino Pontone. Questo mix non incoraggia a votare. Un cambiamento c'è stato a livello generazionale e politico ed è giusto che accadesse dopo tutto quello che è successo a Foggia. Per me tutti gli ex amministratori dovevano fare un passo indietro, sia di maggioranza che di opposizione, dell’ultima consiliatura come delle precedenti amministrazioni”, continua Di Fonso.
“Questa situazione non induce la gente a recarsi alle urne, quado senti sbraitare che “ci sono sempre gli stessi” capisci perfettamente qual è l'umore. Bisognava fare non uno ma dieci passi indietro. Serviva una staffetta, una cesura netta rispetto al passato. Io penso che andremo poco oltre il 50% dell'affluenza. Stiamo facendo una fatica atroce nel portare la gente alle urne, bisogna insistere parecchio. Queste sono le meno sentite tra tutte le elezioni amministrative comunali che ho vissuto. Manca il contatto col cittadino, che è l'elemento fondamentale per chi fa politica. Oggi tanti candidati mandano soltanto messaggi su WhatsApp oppure si limitano a prendere parte alle passerelle in periferia. A Foggia vince chi riesce a prendere i voti al Candelaro e nel rione Cep, dove andranno a votare in pochissimi. Si è interrotto il rapporto tra cittadini e politico, io continuo ad avere un contatto quotidiano ma c'è chi il voto non lo chiede nemmeno, limitandosi a messaggiare. E’ come se ci fosse un bug, un’interruzione”, continua Di Fonso.
“Va detto pure che quelli che conoscevano la politica e come si fanno le campagne elettorali non hanno fatto scuola di formazione ai giovani, questo vuol dire che non avremo una classe dirigente matura. Ci troveremo anche colui che è stato eletto perché ha preso alcune centinaia di voti ma è del tutto incapace, cioè privo di esperienza amministrativa”. Come si prendono oltre 1.400 voti? “Il rapporto è quotidiano”, racconta l’ex eletto.
“La mia segreteria è sempre aperta, è un porto di mare dove arriva di tutto, perché la gente ha sempre un sacco di problemi. Io fui primo per consensi nel 2019 perché avevo 20 persone che lavoravano per me come se fossero esse stesse candidate. Quel meccanismo oggi non lo vedo a Foggia. Votano loro e la propria moglie, ma non si impegnano a portare un certo numero di voti, non girano più. E quando non ti candidi direttamente, ma chiedi voti per terze persone, non è la stessa cosa”. Il pronostico di Di Fonso sul responso delle urne è infine netto: “Per me Episcopo vincerà al primo turno, col 51 o 52%”.
Secondo alcuni analisti Pd e M5S possono insieme raggiungere il 25%, mentre CON il 7% e Tempi Nuovi l’8%. Il resto verrebbe dalle liste minori del campo largo. Il centrodestra di Raffaele di Mauro è dato tra il 23 e il 25% (“con Landella fermo sono tutti voti tolti al centrodestra”), mentre sia Maniero che Angiola sono stimati al 7-8% ciascuno (“trainano loro, non le loro liste però”). Infine il 2-3% è dato a de Sabato.
Risultati: Comunali Foggia 2023
Affluenza totale: 60,40% - Sezioni scrutinate: 147 / 147 - Aggiornato al: 24/10/2023 - 05:59
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