San Giovanni Rotondo ha cambiato pelle. E non semplicemente perché, comunque vada il ballottaggio del 7 e 8 giugno, la città avrà per la prima volta una donna Sindaca. Il fatto è che queste amministrative hanno spaccato e ricomposto gli equilibri politici locali in maniera molto più profonda di quanto si pensasse all’inizio della campagna elettorale. Floriana Natale e Rossella Fini andranno al secondo turno dopo uno scrutinio lungo, teso. La candidata del centrodestra esce però leggermente avanti da questo primo round. Un margine che non chiude nulla, ma che pesa eccome sul piano politico e psicologico, poiché racconta di una coalizione che, evidentemente, è tornata credibile in una parte di città che fino a poco tempo fa sembrava lontana. Rossella Fini, candidata sostenuta dall’area progressista e civica, resta pienamente in corsa, ma il primo turno lascia scoperta una difficoltà evidente: una parte dell’elettorato tradizionalmente vicino al centrosinistra non si è riconosciuta del tutto nel progetto costruito attorno alla sua candidatura e quei voti, in buona parte, sono finiti nell’area civica-riformista guidata da Giuseppe Siena. A ben vedere, il vero elemento nuovo di queste comunali è proprio il risultato ottenuto dall’ingegnere sangiovannese. Siena non arriva al ballottaggio, ma rompe uno schema politico che sembrava già scritto. Per settimane la sua candidatura era stata raccontata come una presenza forte, ma un po’ più marginale, un esperimento difficile da tenere in piedi tra due coalizioni molto più strutturate e organizzate. Invece il “Terzo polo” non solo regge, ma diventa un soggetto politico reale dentro la città. Un consenso che, col passare delle ore, viene letto da molti anche come un voto di rottura. Un pezzo di elettorato moderato, riformista, civico e perfino progressista che non ha scelto automaticamente il campo largo di Fini e che ha preferito affidarsi a una proposta diversa, più trasversale. Pio Cisternino, candidato vicesindaco di Casa Riformista, lo dice senza troppi giri di parole: “Il dato che rileva è che non ci può essere centrosinistra senza di noi”. Una frase pesante, che fotografa bene ciò che è accaduto. Anche perché, aggiunge: “il centrosinistra originale, pur di essere credibile numericamente perché politicamente non lo era, ha tirato dentro tanti pezzi di centrodestra candidati poi anche nel Pd”. Parole che inevitabilmente aprono già il dibattito del dopo voto. Il risultato di Siena adesso pesa e non poco - “Diventiamo determinanti per la vittoria dell’una o dell’altra”, continua Cisternino - ed è perciò difficile dargli torto. Il ballottaggio, infatti, si giocherà soprattutto lì, in quell’area grigia e mobile della città che non si riconosce più automaticamente negli schieramenti tradizionali. Una fascia elettorale che in queste settimane ha seguito Siena, la sua proposta civica, il suo linguaggio meno roboante e quell’idea - rivendicata più volte dal gruppo di Casa Riformista - di “libertà e futuro”.

Noè Andreano continuerà a essere sindaco di Casalvecchio di Puglia, dopo aver battuto ieri sera Luigi Simone. Lo scarto tra i due è stato molto ampio, nell’ordine del 75% contro il 25%, ma i dati precisi sono arrivati solo nella tarda serata, visto che lo spoglio del migliaio di schede votate nel borgo è iniziato piuttosto tardi rispetto alla consuetudine. 

Tra i consiglieri pronti a sottoscrivere la sfiducia alla Sindaca figurano i cinque esponenti dell’area politica riconducibile al sindaco-ombra Giuseppe Manzaro, cioè Marianna Orlando, Ilaria D’Antuono, Ciro Matarante, Alfredo Tardio e Raffaella Vene, ai quali si aggiungono i tre consiglieri del Partito Democratico Francesco Sderlenga, Felice Carrabba e Ciro Cataneo, oltre ad Angelo Masucci e all’ex presidente del Consiglio Alessandra Spada. Parallelamente continuano però le trattative riservate tra la Sindaca Colangelo, Fratelli d’Italia e il gruppo politico degli emilianisti di Con nel tentativo di evitare la caduta anticipata dell’amministrazione. A trattare con la maggioranza sarebbero Anna Maria Damone e Leonardo Irmici per Con, insieme a Loredana Florio e Fernando Ciliberti. Proprio Ciliberti, per accettare di sostenere la maggioranza, starebbe chiedendo un assessorato. Ma le richieste più pesanti arriverebbero soprattutto dal gruppo di Con, consapevole di trovarsi in una posizione decisiva dentro gli equilibri numerici del Consiglio comunale. Secondo le ricostruzioni politiche di queste ore, Con avrebbe chiesto innanzitutto alla Sindaca di azzerare completamente la Giunta e di rivolgere un appello pubblico all’opposizione per la costruzione di un presunto governo di salute pubblica. Un’operazione che verrebbe giustificata politicamente sostenendo il rischio di perdere eventuali finanziamenti per la città in caso di crisi amministrativa. A quel punto il gruppo vicino all’area emilianista potrebbe sostenere Colangelo invocando il senso di responsabilità istituzionale. Dentro questa trattativa si inserisce poi la proposta avanzata dall’ex coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e consigliere regionale Giannicola De Leonardis al coordinatore provinciale di Con Rosario Cusmai. L’ipotesi sarebbe quella di portare Leonardo Irmici in Giunta, magari assegnandogli i Lavori Pubblici rimasti vacanti dopo le dimissioni di Gigi Marino. Le eventuali dimissioni di Irmici dal Consiglio comunale aprirebbero però uno scenario politicamente e giuridicamente molto delicato. Con l’uscita di Irmici dall’aula, infatti, dovrebbe entrare il primo dei non eletti di Con, che in teoria risulta essere Ciro Caliendo. Caliendo è però attualmente detenuto e rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio premeditato della moglie Lucia Salcone, vicenda avvenuta lo scorso anno. Ed è proprio su questo punto che si starebbe reggendo l’intero ragionamento politico costruito da Fratelli d’Italia e Con. Secondo questa impostazione, infatti, lo stato di detenzione di Caliendo imporrebbe al Prefetto di far scorrere ulteriormente la lista consentendo l’ingresso del secondo dei non eletti di Con, cioè Lino Albanese, già assessore all’Ambiente durante le amministrazioni guidate dall’allora Sindaco Francesco Miglio a partire dal 2014. L’ipotesi politica più accreditata nelle ultime ore sarebbe quindi quella di un Irmici assessore in quota Con sostenuto in Consiglio comunale dai consiglieri Loredana Florio, Anna Maria Damone e dallo stesso Albanese. Ma in realtà la situazione sarebbe molto più complessa. La vicenda rischierebbe infatti di lasciare la sopravvivenza dell’amministrazione Colangelo direttamente legata alle future decisioni del Tribunale, quindi a dinamiche completamente esterne e indipendenti dalla politica. L’errore di valutazione compiuto da Fratelli d’Italia e Con starebbe proprio nell’idea di poter saltare definitivamente Caliendo in quanto detenuto e sottoposto a processo. Dal punto di vista giuridico, però, la situazione sarebbe differente.

Il Consiglio comunale che avrebbe dovuto rappresentare il momento della verità per la maggioranza della Sindaca Lidya Colangelo rischia già di slittare alla seconda convocazione. Non più mercoledì ma giovedì. Un rinvio tecnico che però fotografa perfettamente il clima politico che si respira dentro Palazzo Celestini, dove la maggioranza appare sempre più ridotta e appesa a trattative che proseguono freneticamente da giorni. Ad oggi, infatti, il blocco che continua formalmente a sostenere Colangelo si sarebbe ridotto a dieci elementi più la presidente del Consiglio Rosa Caposiena. Ed è proprio attorno alla posizione di Caposiena che si starebbero concentrando molte delle tensioni interne di queste ore. La presidente del Consiglio viene infatti indicata come possibile componente del pacchetto di firme che potrebbe portare alla sfiducia della Sindaca, anche se sulla sua collocazione definitiva continuano a pesare ancora diverse incognite politiche. La principale riguarda lo scontro interno a Forza Italia. Il consigliere regionale e coordinatore provinciale azzurro Paolo Dell’Erba starebbe infatti tentando di mettere in difficoltà la stessa Caposiena dopo quanto avvenuto alle ultime elezioni provinciali. Alla presidente del Consiglio viene contestato di aver sostenuto Raffaella Vene, candidata espressa dall’area politica riconducibile a Gigi Marino e Giuseppe Manzaro nella lista del presidente della Provincia Giuseppe Nobiletti, invece dei candidati ufficiali di Forza Italia. Una scelta che avrebbe provocato forte irritazione dentro il partito. Dietro la partita politica attorno a Caposiena si muoverebbe anche un altro obiettivo.

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