Cerignola tornerà alle urne nella primavera 2027 e tra i candidati sindaci in corsa non ci sarà l’uscente dem Francesco Bonito. L’Attacco lo ha intervistato.
Lei disse sin dalla scorsa campagna elettorale che si sarebbe trattato di un unico mandato e tuttora afferma di non volersi ricandidare alla guida di Palazzo di città. L’ha imbarazzato quanto affermato a luglio dal segretario Pd Puglia Domenico De Santis, che espresse l’intenzione di “continuare col sindaco uscente”?
Non mi ha assolutamente imbarazzato, anzi mi ha fatto piacere. Le sue affermazioni erano il riconoscimento del buon governo, l'espressione di una valutazione positiva rispetto al mio operato. Devo dire che da più parti, oggi, mi viene chiesto di rivedere il mio proponimento ma io resto fermo. Lo avevo già detto in campagna elettorale, non ho mai cambiato idea. Cominciai a fare politica a 16 anni nel Partito Socialista, mio nonno fu uno dei fondatori del partito in provincia di Foggia. A 20 anni mi iscrissi al Partito Comunista e ho sempre mantenuto questa militanza a sinistra, in maniera coerente, tranne ovviamente che nel periodo in cui sono stato magistrato e non ho avuto tessere di partito. Dunque nella mia vita ho assorbito i principi politici della Prima Repubblica così come sono stati gestiti dalla sinistra. Da qui l'idea in me della necessità di un rinnovamento politico. Accettai di confrontarmi con Metta alle scorse comunali perché per me quello rappresentava un momento decisivo per la storia della città, una fase davvero molto particolare. Mi sentii Cincinnato, c'era la necessità di una forza dirompente sulla scena. Ora c'è la necessità di una trasformazione della classe dirigente: ritengo ci siano energie pulite e intelligenti a Cerignola, in grado di assumere autorevolmente la gestione della cosa pubblica.
Ma appare complesso capire su quale candidato sindaco fare sintesi nel campo largo. Lei ha rappresentato anche una garanzia, considerata la sua storia di parlamentare e magistrato.
Posso avere un minimo di valore aggiunto, ma questo è il tempo del rinnovamento. Ho 77 anni. Non è più il tempo mio, di Elena Gentile, di Antonio Giannatempo, che pure stimo. Non parlo di Metta perché lui è un'altra cosa. La generazione di mezzo oggi deve affrontare l'impegno di governo, ne sono assolutamente convinto. Servono amministratori che affrontino i temi dell'attualità: dal decremento demografico all'intelligenza artificiale, dal carattere epocale delle migrazioni alla robotizzazione del lavoro, fino alle grandi questioni internazionali e alle problematiche economiche. Ci vuole una classe dirigente nuova.