“Dopo vent’anni di attese, il collegamento tra la diga del Liscione e l’invaso di Occhito, il cosiddetto “tubone”, compie finalmente un passo decisivo verso la realizzazione. Oggi è una giornata importante, una giornata di festa per il Molise e per la Puglia”. Lo dichiara la senatrice Anna Maria Fallucchi, commentando il passaggio istituzionale che si è concretizzato nella giornata odierna.

“Le parole pronunciate dalla sindaca Episcopo alla festa del Pd di Martina Franca non coincidono con la realtà di Foggia - dichiara Fratelli d’Italia Foggia -. Non serve prendersela con la stampa se l’Amministrazione resta immobile e prigioniera di laceranti conflitti interni, tra livelli politici e livelli istituzionali che si paralizzano a vicenda invece di lavorare per la città”. 

Sono Miriam Ventura e Filippo Ferrara i nuovi commissari cittadini di Sud Chiama Nord per le Autonomie rispettivamente a Foggia e a Bari. L’annuncio è arrivato venerdì mattina, 4 settembre, nel corso della conferenza stampa convocata alle 11:30 al Wasabi Cafè di via Gramsci dal coordinamento provinciale della Capitanata. Accanto ai due neonominati, il commissario provinciale Giusy Di Tullio, il commissario regionale Donato Amoruso e la presidente nazionale del movimento, l’ex parlamentare e già viceministra dell’Economia Laura Castelli.
L’appuntamento arriva a poco più di un mese dall’evento-laboratorio “Microfono aperto” del 24 luglio all’Hotel Cicolella e segna un passaggio più operativo: dotare la struttura territoriale di figure di riferimento stabili nelle due principali città pugliesi.
Ad aprire i lavori è stato Amoruso, che ha legato le nomine alla crescita organizzativa del progetto nazionale. Il commissario regionale ha insistito sull’autonomia come strumento di governo e non come bandiera, richiamando il principio costituzionale delle autonomie locali.
Ventura, che fa parte della dirigenza nazionale del MEDA, movimento europeo che si occupa di diversamente abili, ha indicato nella disabilità il primo terreno del mandato. “Non è assolutamente concepibile che il CAT sia a Lucera e quindi queste famiglie debbano spostarsi per avere delle terapie”, spiega a l’Attacco, riferendosi al Centro Territoriale per l’Autismo dell’ASL Foggia, unico in Capitanata. La sua proposta è una consulta permanente sulla disabilità: “Un polo scientifico, divulgativo, non solo assistenzialistico”. 
Un’attenzione che si estende alla mobilità accessibile e alle barriere architettoniche, con la Regione come interlocutore. Ma il perimetro, aggiunge, è più ampio: “C’è il tema della sicurezza, c’è il tema del lavoro, c’è il tema dello spopolamento, il tema dei giovani che vanno via”. Il primo obiettivo resta l’ascolto: “Andare tra la gente, magari anche con il taccuino in mano”.
Ferrara descrive un movimento in fase di organizzazione. “Il nostro compito è quello di organizzare sul territorio la presenza per capire quali sono le idealità da poter sviluppare per ricomporre la comunità regionale che al momento vediamo anche assente nelle urne”, dichiara a l’Attacco. Il riferimento è all’astensionismo, letto come frattura con la rappresentanza. 

Una festa per celebrare il Governo, un palco per raccontare Giorgia Meloni. Alla fine, spente le luminarie, chiusi gli stand e cominciato il non semplicissimo deflusso delle migliaia di persone arrivate al porto di Bari, la fotografia politica della serata è rimasta questa. Doveva essere il compleanno di un esecutivo diventato il più longevo della storia repubblicana, è diventata inevitabilmente anche la rappresentazione plastica dei rapporti di forza dentro il centrodestra. Una festa di coalizione nella definizione, molto più meloniana nella sostanza. E forse per capire fino in fondo quello che è accaduto venerdì sera bisogna fare un’operazione apparentemente scolastica ma politicamente utile: scomporre la frase, fare l’analisi logica del Governo Meloni. Perché Bari ha messo insieme quasi tutti gli elementi necessari: soggetto, predicato, verbi servili, complementi oggetto, subordinate e perfino un’avversativa. Ma soprattutto ha mostrato chi occupa realmente ogni posto nella frase. Il soggetto è Giorgia Meloni. Non soltanto perché era lei la festeggiata politica, ma perché intorno a lei è ruotato praticamente tutto. L’attesa, gli applausi, i telefoni alzati per riprenderla, i cori, il palco, il racconto dei risultati e quello del futuro. La stampa del giorno dopo fotografa una mobilitazione arrivata da tutta Italia e perfino dal Texas, tra luminarie e una partecipazione che ha sfidato anche l’afa barese. Il predicato verbale è naturalmente governare. Ma a Bari il verbo più importante è diventato un altro: durare. Perché i giorni trascorsi a Palazzo Chigi non sono più soltanto una misura cronologica. Meloni li ha trasformati in un argomento politico. Il record serve per dire che l’Italia, dopo la lunga stagione dei governi che nascevano e cadevano dentro la stessa legislatura, avrebbe ritrovato una continuità. Non a caso la stabilità è stata elevata dalla premier a “prima grande riforma”, accompagnata dalla promessa di mettere il Paese al riparo dai ribaltoni. Ed è questa forse la parte più interessante del racconto meloniano: non celebrare il tempo trascorso, ma trasformarlo in un risultato. Durare significa, nella narrazione proposta dal palco, essere affidabili. Significa programmare, assumere impegni internazionali, presentarsi in Europa senza l’incognita di un esecutivo destinato a cadere dopo pochi mesi. Anche Raffaele Fitto ha legato il tema italiano alla dimensione europea, sostenendo che la stabilità del Paese faccia bene all’Europa. 

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