“La parte negazionista non collusa con criminalità ma magari prova a difendere con orgoglio propria terra”

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Si torna a parlare di Commissione antimafia a Foggia sulla scorta di quanto è stato detto nel corso della conferenza stampa da parte di una abbottonatissima presidente. Sotto certi aspetti Chiara Colosimo ha cercato in tutti i modi di evitare domande scomode e molto più complesse di quel contesto, poiché il tema del negazionismo in riferimento alla presenza del fenomeno mafioso da parte di alcuni pezzi di società foggiana e di chi avrebbe voluto porre la questione è stato in parte sposato dalla magistratura, non solo quella foggiana ma anche quella barese, secondo una chiave di lettura molto discutibile e una narrazione legata a fatti e circostanze non evidenti. Si comprende bene anche il ruolo più istituzionale della commissione parlamentare alla quale vengono illustrate le situazioni, descritto il quadro generale del fenomeno per poi tirare le somme e trasferire le questioni emergenti nelle mani del Governo e del Parlamento. Tra i componenti della commissione parlamentare il commissario regionale di Forza Italia, l’on. Mauro D’Attis il quale sull’argomento individua una differente chiave di lettura rispetto a chi ostinatamente ritiene che posizioni di questo tipo esistano.

“Quanto possa essere la parte negazionista – dichiara al quotidiano l’Attacco, l’on. D’Attis - non lo posso misurare però penso che, come in ogni contesto in cui si sviluppano attività mafiose, ci sia una parte ‘negazionista’ che a volte non è semplicemente negazionista perché collusa con la mafia ma perché magari prova a difendere con orgoglio la propria terra”. “Voglio dare – spiega il parlamentare – una interpretazione positiva per chi lo fa. A volte si agisce in questo modo proprio per scacciare via il marchio che per una città come Foggia è stato posto in seguito alle vicende legate allo scioglimento del consiglio comunale”.

E’ evidente che quanto successo a Foggia pone degli interrogativi sul futuro di una città che a ottobre rinnoverà gli organi amministrativi eleggendo un Sindaco e i consiglieri. E i veleni ci sono davvero tutti. 

“La presenza della Commissione Antimafia come ha detto la presidente Colosimo - sottolinea D’Attis - è stata una ulteriore manifestazione della presenza dello Stato in una terra che obiettivamente ha bisogno di una attenzione nazionale. I fenomeni mafiosi ci sono anche da parecchio, riprendo le stesse parole di Colosimo, e sicuramente la presenza della delegazione non è una passerella ma un passaggio intermedio verso il rafforzamento di iniziative da parte dello Stato nei confronti della lotta contro la mafia e la criminalità a Foggia e in provincia”.

Il bilancio di questa presa di coscienza giunta in maniera tardiva passa anche attraverso le numerose operazioni compiute.  “Il dato delle operazioni di polizia da parte della Procura – dice D’Attis - è incoraggiante. Negli ultimi anni sono state fatte numerose operazioni che hanno portato a risolvere parecchi casi. Ovviamente c’è bisogno di fare ancora di più perché dalla parte repressiva ci sono elementi che vanno sicuramente potenziati. Parlo di cose ovvie come il potenziamento degli organici in Prefettura, quelli delle Forze dell’ordine e anche gli organici negli enti locali a cominciare dal Comune di Foggia. Il Prefetto lamentava la possibilità di procedere alle assunzioni chiedendo il rafforzamento dell’organico del Comune che consente di dare risposte soprattutto ai cittadini, anche se questo è un problema che riguarda altri Comuni”. 

“Dal punto di vista economico e sociale c’è bisogno di far partire tutti gli investimenti che sono previsti a Foggia, per esempio quelli che sono finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, per dare sviluppo e occupazione. E dall’altra parte sono urgenti interventi di natura sociale come ci è stato segnalato dalle associazioni che chiedono il potenziamento della rete degli assistenti sociali. Quindi non è il solo intervento della polizia quello che abbiamo registrato che trova le sue giustificazioni poiché la mafia e la criminalità vanno contrastate con interventi duri, ma c’è bisogno di un intervento sociale ed economico perché l’economia dà posti di lavoro, fa vivere le persone e probabilmente allontana anche i fenomeni di infiltrazione se ben controllati.” 

In Commissione non sono sfuggite le dichiarazioni del Procuratore Rossi il quale sulla base di elementi che al momento non sono comprovati e dimostrabili, ma piuttosto contrari rispetto ad una suggestiva narrazione, ha anche fatto esplicito riferimento al quotidiano l’Attacco e i presunti legami con un editore o finanziatore raggiunto da una interdittiva antimafia. Una ricostruzione di collegamenti inesistenti che può essere smentita andando semplicemente a vedere le carte e che dovrebbe essere anche oggetto di approfondimento da parte della Procura per riportare il tutto nel limbo della ragionevolezza e dei reciproci ruoli. 

“Io non sono il procuratore – risponde alla domanda l’on. D’Attis -, ho ascoltato in chiaro quanto è stato detto. Le vicende riferite da Rossi riguardano evidentemente atti e documenti di competenza della Procura. Il nostro ruolo che è diverso da quello della magistratura ci dice che dobbiamo rispettare ciò che ci viene detto in funzione delle reciproche competenze. Evidentemente ci sono degli elementi che Rossi ha ritenuto potessero essere descritti”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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