Traffico di droga, quei rapporti troppo stretti di Racastill con D’Ambrosio

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Le pale dell’elicottero alle 5 di mattina hanno fatto aprire gli occhi anzitempo a buona parte della popolazione sipontina, ieri. Occhi che si sono poi spalancati del tutto, per lo stupore, quando si è diffusa la notizia che, oltre ad alcuni arresti per traffico di sostanze stupefacenti, nell’operazione è rimasto coinvolto anche un ex consigliere comunale e assessore. Si tratta del democratico Damiano D’Ambrosio - a cui è stato sequestrato il cellulare -, che ha lasciato da tempo la politica in prima persona e ha preferito dedicarsi all’attività imprenditoriale nell’ambito delle rsa. Il 7 novembre scorso, è stata inaugurata una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), alla frazione Montagna, con 20 posti letto destinati a persone con problemi psichiatrici che hanno commesso reati. La gestione della struttura inaugurata in pompa magna è del Consorzio Metropolis, che si è aggiudicato il bando dell’Asl Foggia per la realizzazione della Comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica potenziata sotto il profilo assistenziale (Crap). D’Ambrosio è il responsabile di area Foggia del Consorzio e, in quell’occasione, fece gli onori di casa alle massime autorità del territorio. Tra queste, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, i fratelli Ciro e Damiano Gelsomino, la commissaria prefettizia del Comune di Manfredonia Rachele Grandolfo, il consigliere regionale democratico Paolo Campo.

L’accusa che gli inquirenti hanno mosso nei confronti di D’Ambrosio è di favoreggiamento, perché qualcuno degli arrestati si sarebbe rivolto a lui per sapere se erano in corso indagini o controlli delle forze dell’ordine. Non emerge altro, né si capisce in che modo l’ex assessore potesse eventualmente fornire risposta. “Enfasi fuori luogo per una notizia del tutto marginale” tale è, ad avviso dell’avvocato Angelo Salvemini, quella che ha interessato D’Ambrosio. “Ha invece coperto del tutto l’ottimo lavoro – aggiunge – che è stato fatto con l’ingente quantitativo di sostanze stupefacenti sequestrato dalla Guardia di Finanza”.

Il nome di D’Ambrosio è saltato fuori poco tempo dopo che era iniziata la ‘caccia all’identità’ dell’ex consigliere e assessore indicato dagli inquirenti. Salvemini - che assiste D’Ambrosio, che gli è anche suocero – ha specificato che il suo assistito ha ricevuto un’ispezione conclusasi con esito negativo e che questi non ha nulla a che fare con il traffico e lo spaccio di stupefacenti.

Ripercorrendo a ritroso la carriera politica di D’Ambrosio, bisogna tornare fino al 1992. E’ l’anno della sua prima elezione nella massima assise comunale. L’allora 40enne raggiunse Palazzo San Domenico con i voti conseguiti nella lista del Partito Liberale Italiano. Entrò in carica dal gennaio 1993, terminato l’incarico del commissario prefettizio, Agostino Ricucci, al quale era seguito Giuseppe Sinigaglia come Sindaco fino al gennaio successivo.

L’ex assessore al Personale del Comune di Manfredonia si è defilato dalla politica attiva dopo la caduta della seconda Amministrazione di Angelo Riccardi. Prima ancora del commissariamento per sospette infiltrazioni mafiose - non sono tanti a ricordarlo, forse -, il governo cittadino cadde per la mancata approvazione del bilancio consuntivo. In quella seduta consiliare, venne meno proprio il voto di D’Ambrosio, nonostante fosse il capogruppo del PD, cioè del maggiore partito della coalizione di governo.

Prima di abbandonare l’aula, però, produsse un intervento in difesa dell’allora ex vicesindaco Salvatore Zingariello, che si era dimesso poco prima per contrasti con lo stesso Riccardi (nel pieno della bagarre che si era innestata quando entrò in rotta di collisione con gli altri maggiorenti Paolo Campo e Michele Bordo per la questione inerente Gestione Tributi). “Non è uno qualsiasi nel partito”, disse di Zingariello. Stigmatizzò anche l’assenza di collaborazione che l’altro assessore democratico che si era dimesso poco prima, Pasquale Rinaldi, aveva ricevuto dalla dirigente del settore Bilancio, Marica Distante. La scelta operata dall’allora Sindaco in favore di Antonio Rana - come nuovo assessore al Bilancio - era stata l’ultima goccia di un vaso che traboccava da tempo.

In particolar modo dopo che, stando alle voci di corridoio, Riccardi aveva illuso D’Ambrosio per la presidenza dell’ASI, per la quale avrebbe dovuto essere sponsorizzato Angelo Salvemini perché parente acquisito di D’Ambrosio. Non andò così, visto che fu lo stesso ex primo cittadino a prendersi quell’incarico (con i provvedimenti che seguirono e ne dichiararono l’illegittimità) e ciò segnò la rottura irreparabile tra i due big del PD. Tra i due, infatti, c’era già stato un rapporto incrinatosi anzitempo.

D’Ambrosio aveva ricevuto la delega assessorile al Personale da Riccardi nel 2010, ma dopo 3 anni arrivò il primo violento strappo con il ritiro delle deleghe. Riccardi era nel pieno dello scontro con l’ex assessora regionale alla Salute Elena Gentile e D’Ambrosio pagò soprattutto il fatto di essere il più importante riferimento in loco della politica cerignolana.

Alle ultime elezioni amministrative del 2019, non si è candidato. C’era già Salvemini, in famiglia, risultato il più suffragato con 719 preferenze. E c’era anche suo fratello Cosimo, nella lista civica E885 Manfredonia ri-nasce, che però mancò l’elezione. Nel settembre 2021, poco prima che i sipontini tornassero ad eleggere i propri amministratori dopo il commissariamento, alcuni ignoti diedero alle fiamme - nottetempo - un autoveicolo che era riconducibile a Damiano D’Ambrosio. Circa 4 mesi dopo, il 10 gennaio 2022, andò a fuoco la sua stessa automobile parcheggiata davanti alla propria abitazione.

Non è passato inosservato – tornando ai giorni nostri – che tra i destinatari di misura cautelare in carcere ci sia anche Elia Fatone, dal momento che il 43enne è considerato alla stregua di un braccio destro per D’Ambrosio, con il quale ha intrattenuto rapporti stretti. L’uomo appartiene ad una famiglia nota a Manfredonia come ‘Racastill’, alcuni dei suoi membri sono dipendenti ASE - la maggiore azienda in house comunale - e sono stati citati nello scioglimento del Comune, laddove emergevano i numerosi precedenti penali di questi. Precedenti che, nel caso del 43enne, sono presenti per i reati di furto, possesso ingiustificato di chiavi e grimaldelli, porto abusivo e detenzione armi, falso e truffa. Una presenza attiva, quella di Elia Fatone - per qualcuno anche ingombrante e inopportuna -, tanto nei comitati elettorali quanto nella ricerca di consensi nelle precedenti elezioni comunali.

Va aggiunto che anche l’ex consigliere comunale democratico Massimo Ciuffreda viene ‘sfiorato’ da Fatone, visto che sarebbe il suo compare di matrimonio. Inoltre, condividono lo stesso ambiente di lavoro, dal momento che entrambi sono operai della ex Manfredonia Vetro, attualmente Sisecam. Entrambi rappresentanti sindacali: Fatone con Femca-Cisl e Ciuffreda per Filctem-Cgil, come risulta da un verbale di accordo sindacale del 2014 nell’allora Sangalli Vetro.

Va infine riferito che – nelle intercettazioni ambientali svolte dagli inquirenti -, ci sarebbe un riferimento a Giovanni Caterino, condannato perché basista della strage di San Marco in Lamis. Un uomo avrebbe invitato Fatone a fare attenzione nell’uso degli smartphone, senza immaginare che, nel frattempo, erano entrambi ascoltati dagli inquirenti. Gli avrebbe suggerito di cambiare scheda, acquistandone una intestata a qualche cittadino extracomunitario per sottrarsi a eventuali controlli delle forze dell’ordine. “Giovanni Popò (Giovanni Caterino, ndr)… a quello gli hanno messo cimici in tutte le parti e l’hanno inguaiato per le cimici. Quello al telefono non ha mai detto niente. Quando chiamava a me per dire (incomprensibile) io non avevo nemmeno il numero faceva ‘Ah! ah ah ah!’ già sapevo come era! I telefoni ragazzo oggi ti rovini tu stesso la vita!”.

Il ragionamento sembra aver fatto presa, dato che Elia Fatone acquistò cellulari spendendo circa 3.000 euro, come è stato ascoltato dagli inquirenti quando, rivolgendosi a sua moglie, le disse: “Amore, ti ho provato a chiamare ma neanche il telefono nuovo funziona? Amore questo pensa che sto scherzando, ieri ho tirato fuori tremila euro di telefono, questo pensa che io scherzo con il cellulare”.

Caterino è comunque un personaggio che era stato citato nella relazione che aveva portato allo scioglimento del Comune e che gli inquirenti dipinsero “con rapporti di frequentazione e amicizia con Salvatore Zingariello”.

A motivare le loro conclusioni, c’erano state occasioni pubbliche o aperte al pubblico nelle quali erano insieme: “un incontro di basket, una festa organizzata per il risultato elettorale, un soggiorno a Metaponto presso la stessa struttura alberghiera tra il 25 agosto ed il 2 settembre 2018”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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