Nella giornata in cui è stato inaugurato il percorso di eventi di Monte Sant’Angelo Capitale della Cultura di Puglia 2024, la città garganica ha registrato uno strano fatto di cronaca. Un’auto, che era parcheggiata lungo la strada panoramica, è andata completamente distrutta dopo un incendio. Sul posto si sono recati, durante la notte, i carabinieri della locale Stazione e i volontari UGR, il nucleo di protezione civile. Stando ai beninformati, il veicolo appartiene all’imprenditore montanaro Raffaele Ciuffreda, di cui l’Attacco parlò a luglio 2020 dopo l’interdittiva antimafia adottata dall’allora prefetto di Foggia, Raffaele Grassi, nei confronti della sua impresa Uniservice Tecnology. Furono in realtà due le interdittive assunte contestualmente da Grassi nei confronti di altrettante imprese di Monte Sant’Angelo, per motivi ricondotti dalla Prefettura a rischi di condizionamento da parte del clan Libergolis-Miucci. L’altra era l’impresa agricola Miucci Angela Maria della vedova del defunto boss Ciccillo Libergolis e si occupava di coltivazione di cereali e allevamento di bovini.
Ciuffreda era ed è, invece, il compagno e padre dei figli di Concetta Pacilli, sorella dell’ex super latitante e braccio armato del clan, Peppe Pacilli (detto Peppe u muntaner). Era il sanguinario braccio armato dei Libergolis e finì nella lista dei superlatitanti italiani, prima di essere arrestato nel 2014. La donna fu citata nella relazione prefettizia che condusse nel luglio 2015 al primo caso di scioglimento di un consiglio comunale in Capitanata per infiltrazioni mafiose, poiché lavorava come impiegata presso Gestione Tributi spa, l’ex partecipata del Comune di Manfredonia che svolgeva il servizio dei tributi nei due Comuni limitrofi.
Si scrisse allora che Uniservice Tecnology era un’impresa abbastanza grande nel panorama di Monte. Costituita nel 2015, aveva in quell’anno 30 dipendenti ed era specializzata nella realizzazione e manutenzione (ordinaria e straordinaria) di impianti elettrici e/o idraulici, nei servizi di pulizia per il settore civile e industriale, disinfezione, disinfestazione e derattizzazione di locali chiusi e/o aperti, servizio di portierato, manutenzione e realizzazione di aree verdi e servizio di logistica e facchinaggio.
Tra le commesse più importanti c’era quella che la lega alla vetreria Sisecam nella zona ex Enichem di Macchia di Monte Sant’Angelo.
L’impresa era controllata al 10% da Ciuffreda e al 90% da Bermap srl. Ciuffreda si occupava di manutenzione per il più grande stabilimento insediatosi nell’ambito del Contratto d’area Manfredonia-Monte Sant’Angelo-Mattinata sin dagli scorsi anni, quando l’impresa proprietaria era la Sangalli. Il rapporto col patron Giorgio Sangalli era molto stretto, tant’è che Ciuffreda ebbe l’incarico di svolgere il servizio anche presso lo stabilimento udinese gemello di San Giorgio di Nogaro.
Dopo gli articoli de l’Attacco il legale di Ciuffreda scrisse alla redazione annunciando battaglia giudiziario contro l’atto prefettizio e parlando di “legame affettivo che nulla ha a che vedere con l’impresa”. “L’interdittiva notificata alla Uniservice Tecnology srl, della quale sono amministratore unico, lede gravemente la mia credibilità e reputazione di uomo e di imprenditore”, affermò Ciuffreda tramite la nota diffusa dal proprio legale Michele Gentile. “Voglio subito chiarire che il fenomeno mafioso non è mai stato vicino alla mia vita e soprattutto che la Uniservice Tecnology srl non ha mai subito condizionamenti o agevolazioni di qualsivoglia natura da parte di contesti criminali locali. Il dato certo è che con il mio impegno imprenditoriale e umano ho sempre contribuito allo sviluppo economico, ma anche sociale del nostro territorio, gestendo un’azienda sana che dà lavoro a circa 30 dipendenti, in un contesto societario, quello della Uniservice Tecnology srl, improntato alla legalità e alla trasparenza. La stessa legalità”, continua Ciuffreda, “che contraddistingue il mio operato da sempre, e che ha guidato le mie scelte quando nel 2010/2011 ho subito alcuni tentativi di estorsione che ho prontamente denunciato alle autorità competenti partecipando, poi, attivamente alle operazioni di polizia che condussero all’arresto di membri di organizzazioni criminali del nostro territorio. Respinsi con coraggio, mettendo a rischio la mia sicurezza, il tentativo di intromissione del fenomeno criminale nella mia vita lavorativa dimostrando, con i fatti, l’impermeabilità delle mie imprese al fenomeno criminale e mafioso. Da allora ho attivamente partecipato all’associazionismo antiracket, presenziando a numerosi incontri in Prefettura ed alle manifestazioni pubbliche organizzate. Avverto come ingiusto questo provvedimento che sembra calato dall’alto senza prendere in considerazione la mia storia e il mio impegno, ancor di più se si considera che lo stesso si fonda su un legame affettivo che non ha nulla a che vedere con l’organizzazione ed il funzionamento dell’impresa”, concluse l’imprenditore montanaro. Ma a dicembre 2022 il procedimento fu dichiarato estinto dal TAR Puglia dopo la rinuncia di Ciuffreda ad andare avanti.
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