C’è un record negativo che il Comune di Isole Tremiti probabilmente detiene: quello dei cantieri infiniti, delle opere pubbliche che non vedono mai la realizzazione. L’isola di San Nicola è disseminata di lavori in corso o di interventi non ancora partiti a molti anni di distanza dalla loro previsione. Il caso più eclatante riguarda i 18 interventi del Piano stralcio “Cultura e Turismo” Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) 2014-2020 - intervento n. 22 denominato Isole Tremiti, un tema cui l’Attacco dedicò negli scorsi anni un’inchiesta approfondita. Esattamente dieci anni fa, nel 2016, piovve sul piccolo arcipelago garganico la bellezza di 20 milioni di euro, stanziati dall’allora ministro dei Beni culturali e del turismo Dario Franceschini. Un maxi finanziamento per il rilancio e il recupero del complesso abbaziale di San Nicola, incluso in un progetto più ampio di recupero dell’intera isola madre, come viene chiamata dai tremitesi. Fondi eccezionali volti a riqualificare l’isola, che da anni versa in condizioni critiche, in particolare per restaurare monumenti storici come l'abbazia benedettina e la chiesa di Santa Maria al Mare a San Nicola. Un “intervento strategico” per Franceschini, per l’allora sindaco Antonio Fentini “finanziamenti che serviranno per rendere attrattive le perle dell'Adriatico tutto l'anno, e non solo i tre mesi dell'estate”. L’anno seguente, a settembre 2017, fu firmato il disciplinare regolante i rapporti tra il Segretariato Generale -Servizio II del MIBACT, responsabile dell’attuazione del Piano Stralcio, e il Comune di Isole Tremiti per l’attuazione degli interventi. Un decennio dopo quasi nessuno dei 18 interventi ha visto la luce, tranne uno che attende però gli arredi.
Eppure l’attenzione avrebbe dovuto essere altissima, perché tra il 2021 e il 2022 sulla gestione dei 20 milioni di euro si scatenò di tutto: le segnalazioni a Ministero della cultura e parlamentari, l’inchiesta de l’Attacco, le polemiche di diversi cittadini, l’interrogazione al ministro Franceschini della senatrice M5S Gisella Naturale, infine le indagini da parte dei Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari.
Nel frattempo, da maggio 2024, è cambiata l’amministrazione comunale in carica (oggi guidata dalla sindaca Annalisa Lisci, che in barba alle promesse della campagna elettorale ha continuato a occuparsi personalmente del proprio ristorante “L’altro faro”, peraltro situato sull’isola di San Domino, mentre la sede municipale si trova a San Nicola). E’ cambiato anche il responsabile dell’Ufficio tecnico comunale: non più l’architetto vichese Franco Delli Muti ma l’architetto Gianluca Di Donato. E’ mutata anche la stazione appaltante: non più la CUC (Centrale unica di committenza) con Rodi Garganico, ma quella di Apricena.
Ciò che è invece rimasto immutata è la mancata ultimazione delle opere previste. “Con 20 milioni l’isola di San Nicola avrebbe dovuto rinascere davvero, e invece non è cambiato nulla. Anzi, la situazione è solo peggiorata”, dicono alcuni residenti a l’Attacco.
Nei mesi scorsi alcune interrogazioni sono state presentate dalla minoranza, guidata dall’ex candidato sindaco Roberto Calabrese, per tentare di avere risposte chiare in merito allo stato dei lavori pubblici, con particolare riferimento agli interventi in corso o sospesi sull’isola di San Nicola, ai cantieri fermi e al cronoprogramma delle opere appaltate. “Insistono numerosi cantieri e opere pubbliche che, in diversi casi, risultano rallentati, sospesi o comunque non conclusi entro i tempi originariamente previsti”, disse Calabrese. “Tale situazione ha determinato, in più punti del territorio comunale e in maniera particolarmente evidente sull’isola di San Nicola, limitazioni alla fruibilità di aree pubbliche, disagi per i residenti, difficoltà per gli operatori economici e ricadute negative sull’accoglienza turistica e sulla vivibilità complessiva dei luoghi. Il protrarsi di cantieri incompiuti o sospesi rischia di compromettere il decoro urbano, la sicurezza, l’accessibilità e la piena funzionalità di spazi, percorsi, infrastrutture e servizi pubblici”. Disagi di cui sanno qualcosa, solo per fare un esempio, i titolari del b&b situato nella zona del chiostro retrostante rispetto all’abbazia.
Ebbene, nella relazione consegnata dal responsabile dell’UTC è definito ultimato un solo intervento, quello di recupero e riuso funzionale dell’immobile caserma principale di Corso Vittorio Emanuele II e locali annessi, rispetto al quale “i lavori risultano conclusi” ma mancano gli arredi: nel riscontro si parla di “predisposizione gara per arredi” e “conclusione procedure previste entro dicembre 2026”. Rispetto a tutto il resto il quadro è sconfortante.
Un esempio: per l’intervento di riqualificazione e manutenzione straordinaria pavimentazione area marina e zona magazzini si spiega che “i lavori non risultano in corso di esecuzione”, che “il fermo dei lavori è dovuto a difformità rilevate dalla Soprintendenza nel 2023 e contestuale accertamento da parte del Comando dei Carabinieri - Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale”, che “a seguito dell'udienza preliminare tenutasi il 28 marzo 2025 il processo è in fase dibattimentale e il Comune si è costituito parte civile” e che infine “si valuta la redazione dello stato di consistenza dei lavori e successiva rescissione in danno del contratto al fine di avviare una nuova procedura di affidamento dei lavori”. Per il recupero con destinazione a “front office e servizi alla marina (ex delegazione di porto dogana – isola di San Nicola)” si dice nella relazione che i lavori non risultano in corso di esecuzione dal 2023 e che alla richiesta, a febbraio scorso, di un cronoprogramma esecutivo dettagliato, l’impresa ha risposto con richiesta di modifiche contrattuali con aggiornamento dei prezzi; il Comune ha avviato il procedimento di risoluzione contrattuale. Dopo le medesime richieste dell’impresa è stata avviata la risoluzione contrattuale anche per l’intervento di manutenzione straordinaria con conversione e spazi espositivi (gli immobili in oggetto sono ubicati nei “cameroni”), dove peraltro “la mancata cantierizzazione dal 2022 dipende dall'occupazione delle aree di cantiere da parte di soggetti terzi”. In pratica in questi anni il Comune è riuscito a far liberare le aree di cantiere da parte dei soggetti solo in due casi su tre. In altri casi ci si è messa l’alta pericolosità geomorfologica (PG3) a bloccare i lavori e richiedere perizie di variante, come per il recupero del chiostro monumentale. Le vicissitudini sono stati tante e tali che c’è stato chi ha preferito gettare la spugna: ben quattro i progettisti che si sono dimessi, negli ultimi mesi, dopo anni di interlocuzione con la Soprintendenza sulla perizia di variante da fare in relazione all’intervento di recupero e riuso funzionale immobile – Direzione Piazza XXVIII Ottobre ora della Posta Piazza N. Sauro.
“Prendo atto delle risposte dell’amministrazione, ma non posso ritenermi soddisfatto. La mia interrogazione nasceva dalla necessità di avere un quadro chiaro sui tempi di realizzazione delle opere pubbliche, sui cantieri fermi e sulle criticità che da troppo tempo interessano il territorio”, commenta Calabrese a l’Attacco. “Dalle risposte ricevute, invece, emergono soprattutto richiami agli iter burocratici e amministrativi, ma pochi elementi concreti capaci di rassicurare cittadini e operatori economici. Le tempistiche indicate, per come sono state rappresentate, appaiono difficilmente credibili e temo che possano tradursi nell’ennesimo rinvio. Non è una questione di polemica politica: è una questione di responsabilità amministrativa. Se assisteremo a nuovi ritardi chiederemo conto delle ragioni e delle responsabilità. E proprio sul tema delle responsabilità credo sia legittimo interrogarsi anche sull’adeguatezza dell’organizzazione tecnica e delle competenze messe in campo per gestire opere così importanti e complesse. Quando un incarico di RUP viene affidato in un contesto che richiede esperienza e capacità specifiche, soprattutto davanti a interventi di questa portata, l’inesperienza può inevitabilmente diventare un fattore di difficoltà. Non punto il dito contro nessuno, ma credo che l’amministrazione debba interrogarsi seriamente anche su questo aspetto e verificare se la struttura tecnica sia realmente nelle condizioni di garantire tempi, coordinamento e risultati all’altezza delle esigenze del territorio”, conclude Calabrese.
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