“Un solo Oss di notte in Rsa e con 40 pazienti non basta, Universo Salute riveda l’organizzazione del lavoro”

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Un solo Oss durante il turno notturno su un piano con 40 pazienti ricoverati nei reparti Rsa di Universo Salute della sede di Foggia. E’ questo l'allarme lanciato dal coordinamento regionale Usb in una comunicazione all'attenzione del direttore generale della Asl Foggia, Antonio Nigri, della direttrice dell’Itl di Foggia, Antonella Di Modugno e del direttore del dipartimento salute della Regione Puglia, Vito Montanaro. “L'Usb chiede di porre in essere tutti i controlli – si legge nella nota - poiché nonostante alcune segnalazioni già fatte alla società Universo Salute nelle scorse settimane, al momento l'organizzazione del lavoro prevista dal primo gennaio 2023, prevede un solo Oss, nonostante gli accordi sindacali sull'organizzazione del lavoro prevedano la presenza di due operatori per piano di Rsa. La società ha modificato l'organizzazione del lavoro in modo unilaterale e senza modificare i piani di lavoro previsti dal decreto legislativo 231 del 2001. In pratica l'unico Oss in servizio deve svolgere tutte le mansioni previste dal turno lavorativo, con l'aggravante che questo servizio viene svolto anche da personale a cui sono state riconosciute limitazioni fisiche dal medico competente. Quindi da solo deve seguire cambio pannoloni, mobilizzazione manuale dei pazienti e vigilare sull'incolumità degli stessi”.

Durante il turno notturno è presente anche un infermiere per piano di Rsa ma nell'organizzazione di lavoro aziendale, riferiscono dal sindacato, non è previsto che questo affianchi l’Oss durante il turno di notte. Da qui la richiesta di verificare la corretta applicazione dell'organizzazione del lavoro.

“Il problema è che non si può lavorare da soli – spiegano a l’Attacco dal sindacato -, l'azienda contrappone il fatto di essere a posto rispetto agli standard assistenziali, il che è anche vero ma la legge sugli standard definisce solo il numero di operatori che l'azienda deve avere in un reparto. Quello che riguarda l’organizzazione del lavoro è un altro paio di maniche, riguarda la turnistica e ciò che i dipendenti devono fare durante il turno. Questi elementi vengono definiti prettamente tramite contrattazione sindacale, si decide ad esempio se il singolo operatore debba fare due pomeriggi o due notti, i riposi e così via. Quando si chiudono questi accordi si definiscono anche i piani di lavoro previsti dal decreto legislativo 231 del 2001: si dice cioè, per esempio, che nel turno di notte debbano esserci 2 Oss per rispondere alle esigenze dei pazienti. Nella missiva infatti non abbiamo parlato di standard che non vengono rispettati ma soltanto dell'organizzazione del lavoro che poi è quella sulla quale si discute rispetto alla bufera che ha investito l’ex ortofrenico, dove si è verificato lo scandalo e dove sono stati licenziati tutti gli operatori”.

La legge in questione, rilevano dall’Usb, è stata prevista per tutelare i dipendenti ma anche le aziende.

“Queste ultime si dovrebbero cioè fornire di piani di lavoro in modo tale che quando avviene un evento x, che potrebbe mettere a rischio l'incolumità del paziente e del lavoratore, entrano in campo procedure ben definite e dettagliate affinché chi è in servizio sappia con precisione come agire. Quanto alla Rsa, avevamo chiesto ad Universo Salute di specificare con delle note ufficiali che durante le attività di lavoro notturno l'Oss potesse essere almeno affiancato dall'infermiere, ci avevano dato parere positivo ma al momento ancora non accade”.

Pur non essendo noto al sindacato l’aumento degli eventi traumatici a carico dei pazienti dell'ex ortofrenico, in un breve arco di tempo, su cui il direttore sanitario Eugenio Iorio aveva diramato, nei giorni scorsi, una nota nella quale invitava tutto il personale ad ‘intensificare la sorveglianza dei pazienti’ (eventi segnalati con maggior frequenza dopo il licenziamento dei lavoratori indagati nella inchiesta sui maltrattamenti ai ricoverati), l'Usb aveva chiesto alla dirigenza di non destinare il nuovo personale direttamente in quel reparto, prevedendo che si trattasse di operatori sostanzialmente impreparati a gestire quel tipo di pazienti. Non a caso molti dei neo assunti, trapela, si sarebbero trovati in difficoltà, tanto da decidere di rassegnare le proprie dimissioni il giorno stesso in cui erano entrati in servizio.

“Anche se la nostra segnalazione oggi non riguarda i reparti dell'ex ortofrenico ma la Rsa – evidenziano i sindacalisti -, in qualche modo si ripercorre la discussione sulla gestione dell'organizzazione del lavoro che nel reparto oggetto di indagine avrebbe dovuto chiarire quali comportamenti dovrebbero tenere gli operatori. Ad esempio, nel caso in cui il paziente si vomita addosso, gli operatori devono o non devono portarlo a letto e cambiarlo? Un protocollo ben definito, anche se un giudice dovesse contestare una certa condotta, metterebbe al riparo non solo il lavoratore ma anche l'azienda stessa. La 231 infatti è uno strumento fornito alle aziende per tutelare i dipendenti e sé stessa. Peraltro è richiesto che questi protocolli vengano aggiornati anno per anno e prevedono la formazione dei lavoratori che devono essere seguiti passo passo in queste problematiche. Insomma, gli strumenti normativi in questo ambito ci sono, vanno applicati”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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