Gumirato: “Oltre la metà dei medici di Casa Sollievo ha chiesto di erogare prestazioni extramoenia”

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Sono almeno due le “rivelazioni” fatte dal direttore generale di Casa Sollievo della Sofferenza, Gino Gumirato, durante il consiglio comunale monotematico tenutosi lunedì pomeriggio a San Giovanni Rotondo che hanno in qualche modo spiazzato i presenti. La prima (che però a dirla tutta non era un mistero) riguarda l’esistenza di una società immobiliare proprietaria delle mura dell’ospedale e di altri edifici annessi alla struttura sanitaria voluta da padre Pio; la seconda ha a che fare con il numero di medici che hanno chiesto di poter eseguire prestazioni extramoenia, pari ad oltre la metà di quelli presenti in organico. Più nello specifico, Gumirato ha fatto riferimento alla società immobiliare proprietaria dell’ospedale per evidenziare come questo incida poi sui bilanci della Fondazione (che è invece titolare della attività sanitaria di Casa Sollievo); in altre parole quest’ultima non può iscrivere tra gli attivi le proprietà immobiliari, tantomeno su quelle può fare affidamento come garanzia, anche solo per ottenere crediti.

In effetti non si tratta di una circostanza nota ai più, tanto da aver suscitato quella sera non poco stupore, anche tra gli addetti ai lavori, molti dei quali ritenevano pacifico il fatto che anche in presenza di debitorie importanti, Casa Sollievo avrebbe avuto “le spalle coperte” dalla proprietà degli immobili. Ed invece non è così; e non è così da molto tempo.

La società proprietaria delle mura dell’ospedale è la Immobiliare Casa Sollievo Spa, la prima società, anonima, fondata dallo stesso padre Pio, nel lontano 1946 per gli scopi noti e dopo aver ricevuto in donazione alcuni terreni. L'ospedale venne inaugurato il 5 maggio del 1956, in quel momento l'attività al suo interno era esercitata dalla Immobiliare Casa Sollievo. Il Segretario di Stato Vaticano il 6 aprile del 1970 eresse canonicamente in persona morale di diritto pontificio l'istituto di religione di culto Casa Sollievo della Sofferenza Opera di padre Pio da Pietrelcina, due anni dopo la morte del santo veniva cioè creata la Fondazione alla quale l'Immobiliare trasferì l'attività sanitaria, rimanendo comunque proprietaria delle mura dell'ospedale. Si tratta cioè di due entità diverse, due persone giuridiche diverse, che fanno tuttavia entrambe capo alla Santa Sede.

L'Immobiliare, oggi come oggi, oltre ad avere la proprietà delle mura dell'ospedale, della casa anziani padre Pio, dell'albergo Santa Maria delle Grazie e del poliambulatorio, svolge come attività anche quella legata alla masseria Calderoso, agriturismo, in cui vengono coltivate olive e in cui c'è un frantoio che produce olio e all'azienda agricola Posta La Via che si sviluppa su oltre 200 ettari di terreno con un allevamento di circa seicento capi bovini sia da latte che da carne in cui vi è anche una produzione di formaggi.

Immobiliare e Fondazione hanno anche due distinti consigli di amministrazione, i cui membri sono nominati dal Segretario di Stato Vaticano, anche se c’è chi ritiene che sarebbe opportuno, in tempi di ristrettezze economiche, accorpare le due personalità giuridiche. Se negli anni Settanta la scelta di sdoppiare l’apparato societario dell’ospedale fu dettata anche dal fatto che la Fondazione garantiva un trattamento fiscale più vantaggioso rispetto alla Immobiliare Casa Sollievo della Sofferenza Spa, oggi sembrerebbe al contrario più opportuno avere tutto sotto un’unica proprietà.

Gumirato stesso ha fatto notare quali vantaggi avrebbe tratto l’ospedale se la Fondazione fosse stata proprietaria degli immobili, che comprendono un complesso di edifici che coprono un’area estesa circa 100 mila metri quadri, distribuiti tra il polo ospedaliero principale, comprendente il corpo monumentale con la facciata rivestita in pietra bianca, il poliambulatorio e il centro di ricerca Isbremit.

Proprio a proposito della proprietà immobiliare lo stesso Gumirato ha riconosciuto la necessità di un nuovo ospedale, considerato che quello vecchio “così come l’80% degli ospedali italiani” andrebbe rivisto secondo le normative di sicurezza e antisismiche. Ma al momento non ci sono le condizioni per intervenire, ha tenuto a precisare il manager.

Quanto invece alla questione medici, Gumirato ha dichiarato che oltre la metà dei professionisti di Casa Sollievo ha chiesto di poter svolgere attività extramoenia ovvero, avendo un rapporto di lavoro non esclusivo, di esercitare la libera professione nei limiti della normativa in materia, senza necessità di specifica autorizzazione.

Gumirato ha anche quantificato il valore totale di tali prestazioni in due milioni di euro l’anno, specificando che si tratta di una somma che non metterebbe in difficoltà l’Irccs.

Quello che trapela però è che in passato non erano così tanti (almeno ufficialmente) i medici che si dedicavano alla attività extramuraria, che preferivano al contrario l’intramoenia, cioè ricevere i pazienti, fuori dall’orario di lavoro ma sempre in ospedale e utilizzando le apparecchiature e i servizi al suo interno.

Indiscrezioni rivelano che il boom di extramoenia di quest’anno sarebbe dipeso da un rimaneggiamento della percentuale sul fatturato che il medico è tenuto a versare all’azienda come compenso per tutti i servizi usufruiti, come i locali, le apparecchiature, la segreteria e così via (in media tale percentuale corrisponde al 6,5% del suo fatturato). In passato la percentuale chiesta da Casa Sollievo era pari al 5%, oggi pare sia schizzata al 30%, il che avrebbe indotto i medici a fare altre scelte. Anche su questo però pare che ci sia ancora una trattativa in corso tra governance e dottori per arrivare ad una quadra.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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