C’è una famiglia che sta combattendo contro il trasferimento della propria congiunta, malata psichiatrica, dalla Capitanata al Molise, a Gambatesa. Da un lato c’è l’Asl Fg ad affermare che al momento non c’è alcuna struttura idonea ad ospitarla, dall’altro i parenti che parlano di una “deportazione” contro la loro volontà e contro l’interesse reale della trentenne. Una situazione estremamente delicata e dolorosa, che ieri l’altro ha determinato l’arrivo dei Carabinieri presso l’ospedale San Camillo de Lellis di Manfredonia, dove la donna – che era ospitata nella rssa Villa Mele di Rodi Garganico – ora si trova dopo l’arrivo per tso e ricovero.
Il trasferimento in Molise è stato per ora scongiurato ma solo grazie a un’altra settimana di tempo che si è riusciti a guadagnare. Ma se in questi giorni non si troverà una sistemazione adeguata in provincia di Foggia la destinazione resterà Gambatesa. A spiegare a l’Attacco cosa sta avvenendo è la dottoressa Lucia Desantis, già dirigente medico presso l'ASL Foggia, caregiver della trentenne, originaria di un centro di Capitanata.
La giovane donna è invalida al 100% con indennità di accompagnamento, affetta da atrofia cerebrale e cerebellare, epilessia parziale con manifestazioni generalizzati di psicosi non meglio specificata, ossessivo compulsivo disturbo della personalità, obesità grave e gammapatia monoclonale.
La situazione che la dottoressa racconta fa riferimento ad presunta “reale e documentata malasanità”, con presunte “prevaricazioni da parte dei servizi di salute mentale dell'ASL Foggia, i cui dirigenti - avvalendosi nell'ufficio legale dell'ASL Foggia - avrebbero imposto le loro univoche e discutibili valutazioni sulla tipologia di struttura sanitaria residenziale, sempre e solo Crap (Comunità Riabilitativa Assistenziale Psichiatrica, ndr) dove inserire la paziente ignorando tutte le richieste documentate di strutture h24 proposte dal padre, che ne era l’amministratore di sostegno, nonché le valutazioni cliniche specialistiche prodotte in giudizio dal padre, tra cui consulenze tecniche e consulenze di parte e parere proveritate di valenti specialisti neuropsichiatri”.
Da ultimo è stato il professor Carabellese, psichiatra forense presso l'Università di Bari, a firmare il parere proveritate.
La dottoressa Lucia Desantis parla di un “accanimento contro la paziente, descritta come un caso violento e ingestibile – ovviamente una verità parziale - contro il padre accompagnatore di sostegno che ha sempre cercato il meglio per la figlia, ricoverata in reparti universitari di fama nazionale per poterla aiutare, contro me che ne sono la caregiver secondo la normativa regionale e che avrei forse la colpa di essere competente in materia avendo diretto un'unità operativa di riabilitazione per portatori di handicap dell'ASL Foggia”.
“Una situazione”, continua, “che ha fatto sì che, dopo ampia e articolata difesa dell'amministratore di sostegno dalle accuse di essere male causa dei mali della ragazza, lo scorso 21 febbraio dopo ripetuti e falliti tentativi del dottor Piemontese di trasferirla in una Crap di Foggia, sempre la stessa e obbietivamente inadeguata per il caso, la giudice tutelare del Tribunale di Foggia, dottoressa Daniela De Santis, emettesse un provvedimento di revoca immediata dell'amministratore di sostegno nella persona del padre e conferisse poteri pieni e assoluti a un giovane legale del Foro di Foggia, l’avvocato Andrea Scalzo, con gravissime conseguenze sulla famiglia”.
Questo perché, prosegue Lucia Desantis, “la famiglia è stata privata di ogni facoltà, anche delle provvigioni economiche, nonché della facoltà di gestire e condividere con i servizi il percorso terapeutico riabilitativo della figlia invalida grave, come pure di esercitare il consenso e la partecipazione ai processi di cura, come sancito anche dalla normativa regionale e nazionale”.
“Sembrerebbe quasi un provvedimento di interdizione perpetua del padre amministratore di sostegno dalla gestione della unica figlia, per di più invalida”, va avanti la caregiver della paziente.
La famiglia si sta facendo aiutare da due legali: per gli aspetti penalistici l’avvocato Roberto Ruocco, per quelli civilistici l’avvocato Matteo Perchinunno.
“Rispetto a tale provvedimento della giudice è in corso un appello su mandato del padre nel timore che, per il nuovo corso, la paziente venga rispedita al proprio domicilio priva dell'assistenza h24, sancita in ben sette precedenti commissioni aziendali di valutazione multidisciplinare, a casa con due genitori impotenti ad assicurarle assistenza e cure idonee”, sottolinea Desantis.
La famiglia ha chiesto dunque già da tempo “un intervento urgente affinché, nelle more che i ricorsi legali sortiscono l'effetto desiderato ovvero il ripristino dei poteri conferiti al padre amministratore di sostegno nel 2014, nonché la collocazione della disabile - costretta da questo braccio di ferro a un ricovero presso l’SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, ndr) di Manfredonia, in condizione di grave disagio – sia individuata una struttura idonea riabilitativa con adeguato progetto individuale e assistenziale così come già definito e agli atti sottoscritti a suo tempo anche dal dottor Piemontese, psichiatra del Centro di Salute Mentale di Cerignola”.
All’indomani della concitata mattinata al San Camillo de Lellis, Desantis sottolinea le preoccupazioni proprie e della famiglia: “Siamo molto, molto sconfortati. Ieri (mercoledì, ndr) siamo riusciti ad evitare il trasferimento solo perché il padre si è rifiutato di accompagnarla sull’ambulanza. Dopo l’ultimatum di una settimana rischiamo che venga deportata in una struttura che per noi è priva di servizi adeguati. L’ASL – che sembra non veda l’ora di liberarsi di questo caso - sostiene che si tratterebbe di una soluzione temporanea, ma intanto la ragazza verrebbe privata della sua giudice tutelare, dei servizi territoriali ASL. E’ una situazione che sta aggravando lo stato della ragazza. Ci chiediamo se sia possibile, con centinaia e centinaia di Crap e case per la vita in Puglia, come pure rssa, che la paziente debba essere trasferita in Molise, in un paesino che non ha servizi sanitari di prossimità né presidi psichiatrici. Quella è una comunità psichiatrica generalista. Ci viene detto che non c’è posto da nessun’altra parte. Noi crediamo che sia stato costruito un vero e proprio stigma sulla ragazza, il cui caso è sì importante ma può essere gestito bene con l’adeguata assistenza”.
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