La certezza diagnostica equivale sempre ad una migliore possibilità di cura. Questo è certo in ogni ambito della medicina ma, in particolare, nella cura dei tumori. Un efficace strumento, utile nel diagnosticarli per tempo e trattarli di conseguenza, è rappresentato dagli screening oncologici, ovvero degli esami offerti gratuitamente dal sistema sanitario nazionale
con l’obiettivo di intercettare la malattia soprattutto in quelle fasce d’età maggiormente a rischio.
Nello specifico, lo screening mammografico, eseguito ogni due anni, si è dimostrato, nel tempo, particolarmente utile nel diagnosticare i tumori della mammella in fase precoce, riducendone drasticamente la mortalità.
“Un riscontro dubbio o sospetto, relativo all’indagine mammografica, induce ad ulteriori richiami della donna, in modo tale da continuare gli accertamenti diagnostici, che vanno dal completamento dello studio mammografia all’ecografia, fino alla biopsia di eventuali noduli sospetti”, spiegano i medici.
“Con il completamento di questo percorso si ottiene la conferma di una diagnosi e, in caso di positività per tumore alla mammella, la donna viene presa in carico dalla Breast Unit per tutto l’iter terapeutico”, sottolineano.
A tal proposito, si è tenuto presso il Policlinico Riuniti di Foggia un convegno proprio sullo screening mammografico, a cui hanno preso parte il direttore generale della struttura, Giuseppe Pasqualone, il direttore generale della Asl di Foggia, Antonio Nigri, e il chirurgo senologo, Marcello Di Millo.
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