Cosa accade al cervello dopo la morte? Gli interrogativi (e gli studi) della scienza e le testimonianze

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È tornata con insistenza la domanda “cosa accade al cervello dopo la morte?” Quesito rinato dopo le molte esperienze raccontate da chi si è trovato a un passo dalla morte: rivisitazione veloce della propria vita come in un film; attraversamento del tunnel; essere come sospesi al di fuori del proprio corpo liberi di spostarsi ovunque e rendersi conto di ciò che accade intorno; percezione di leggerezza; visione di un Essere di Luce; intensa sensazione di pace, ecc.

Si tratta, a questo punto, di verità o produzioni allucinatorie di natura autoconsolatoria? A chiarire la natura dei loro contenuti in questi ultimi decenni sono stati i diversi studi scientifici avviati. A l’Attacco, ne parla Michele N. Campanozzi, laurea in Teologia, Filosofia e Psicologia Clinica, con lezioni e corsi di psicologia clinica e di etica tenuti in varie università (Roma-La Sapienza, Ancona, Foggia), direttore scientifico emerito del laboratorio di Biopsicocibernetica di Bologna: “Dopo la cessazione del respiro generalmente il cervello muore dopo 8-20 minuti. L’anossia nelle cellule nervose avvia il processo catabolico, con il conseguente risultato del ritardato trasporto di elettroni, dell’aumento della permeabilità della membrana cellullare con cambiamenti distruttivi nelle cellule, dei danni alla stessa struttura cellulare e della scomparsa di RNA e DNA. Dopo due ore dalla morte appare il raffreddamento delle mani, della pelle del viso: l’anima (Spirito o Mente) può lasciare il corpo e esistere anche senza di esso. Stando agli studi e alle esperienze del prof. Konstantin Korotkov, riportati nel lavoro ‘La Luce oltre la Vita’, la coscienza dopo la morte conserverebbe alcune caratteristiche: la tridimensionalità (coesistenza contemporanea nello spazio); la presenza sincronizzata di componenti informazionali; la propagazione istantanea. Sempre secondo l’autore, diverse sarebbero anche le colorazioni che con la ‘camera Kirlian’ il corpo assume anche dopo diversi giorni dalla morte. Già nel 1975 il medico Raymond Moody aveva raccolto le testimonianze di 150 persone sopravvissute al coma, descrivendone i fenomeni a esso connessi (tunnel, luce, sensazione di pace)”.

Campanozzi continua citando altri studi: “Nel 2009, Lakhmir Chawla (medico di Rianimazione e Terapia Intensiva) e colleghi della Washington University hanno pubblicato quanto osservato in sette pazienti in condizioni gravissime, nel momento in cui sono state interrotte le terapie di sostegno vitale: a esse è subito seguito un leggero picco di attività elettrica registrata dall’EEG, prima che il valore sul macchinario crollasse a zero. All’inizio Chawla ha pensato che ciò potesse riferirsi a una crisi epilettica o che il cervello in quel momento potesse rilasciare l’energia rimasta. Ma dopo aver controllato per uno dei pazienti sott’osservazione alcuni altri dati dell’EEG sfuggiti all’esame del team, Chawla e colleghi hanno scoperto che l’attività cerebrale non coincideva con nessuna delle due ipotesi formulate. Il segnale elettrico, rispetto a quelli più bassi emessi dalle onde Alfa, Beta, Theta e Delta, era sulla frequenza più alta (42 hertz), propria delle Onde Gamma, un altro dettaglio questo ‘decisamente inaspettato’, dice Chawla, perché le Onde Gamma sono legate alla coscienza e alla conoscenza. A spiegare oggi questo fenomeno dei cosiddetti ricordi pre-morte è stato uno studio coordinato dalla Medical School dell’Università del Michigan, che da anni conduce ricerche di questo genere, mostrando come, anche dopo che il cuore ha smesso di battere, il cervello può continuare la sua attività, producendo ricordi. In uno studio internazionale pubblicato su ‘Frontiers in Aging Neuroscience (2016)’ si è registrata per la prima volta in assoluto l’evidenza di attività cerebrale nei momenti antecedenti e successivi il passaggio dalla vita alla morte di un paziente. Risultati simili erano stati riscontrati in precedenza sui topi, mai però su esseri umani. L'87enne paziente, epilettico, era sottoposto ad elettroencefalografia continua per registrare eventuali convulsioni quando è improvvisamente deceduto per infarto cardiaco. I medici sono stati così in grado di riportare con l’EEG l'attività cerebrale prima e dopo l'avvenuta morte, concentrandosi in modo particolare sui 30 secondi a cavallo del decesso, prima e dopo l'infarto. In quel lasso di tempo è stata misurata una crescente attività (sino a frequenze alte) delle cosiddette ‘Oscillazioni Gamma’, che entrano in gioco quando il cervello è in fase di elaborazione dei ricordi, va meditando o è in stato di coscienza, che comprende apprendimento e memoria”.

Le conclusioni di Campanozzi, che cita lo scrittore Anatole France, Premio Nobel per la Letteratura (1921): “Il fascino che maggiormente seduce le anime è quello del mistero. Non esiste bellezza senza velo, e ciò che preferiamo è ancora l’ignoto”.

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