“Mio padre allettato deve raggiungere il centro dialisi a proprie spese, assurdo”. Scatta l’esposto in Procura

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Ha deciso di rivolgersi direttamente alla Procura di Foggia presentando un esposto Andrea Di Pietro, docente originario di San Nicandro ma residente in Lombardia, con cui ha denunciato l’incredibile situazione in cui si trova suo padre. Decisone a cui è giunto dopo aver provato a percorrere tutte le vie bonarie a sua disposizione. “Ho denunciato quelle che io ritengo essere gravi mancanze nella gestione di un malato, mio padre, che hanno comportato pesanti disagi a me ed alla mia famiglia”, ha spiegato l’uomo a l’Attacco. Lo scorso febbraio, a seguito di un malore, Di Pietro è stato costretto a chiamare un'ambulanza per soccorrere il padre: “Ignoravo che sarebbe iniziato un calvario umano ed economico che ancora non si è concluso. Da allora ad oggi, mio padre ha trascorso due mesi in ospedale a San Severo e, successivamente, tre mesi presso la Rsa Madonna della Libera di Rodi Garganico per la riabilitazione. Attualmente, mio padre si trova a casa, allettato, perché le Rsa sono al completo e siamo in lista di attesa. Nel frattempo, deve sottoporsi due volte a settimana alla dialisi, per la quale è necessario il trasporto da casa fino al centro dialisi di San Nicandro Garganico”.

Risiedendo e lavorando il figlio in Lombardia, non ha la possibilità di trasportare personalmente il padre per le cure necessarie presso la struttura pubblica e così si è rivolto al centro dialisi per avere chiarimenti e informazioni su possibili soluzioni.

“Mi hanno consigliato di rivolgermi alla Croce Rossa Italiana di San Nicandro Garganico per il trasporto. Ho contattato il presidente della sede di Ischitella a cui fa capo San Nicandro, spiegando che la mia famiglia abita in una palazzina al terzo piano senza ascensore. Mi hanno risposto che il servizio sarebbe stato erogato a condizione che facessi trovare mio padre al piano terra nell’area box, cosa assurda e irrealizzabile poiché questi malati non possono essere sballottati, in quanto pericoloso per la loro salute. Ho dunque chiesto se la Croce Rossa Italiana potesse trasportare soltanto i disabili che abitano al piano terra. Per giustificarsi, il presidente della Cri ha affermato di non avere a disposizione né mezzi, né uomini in grado di svolgere il servizio e che, nel caso in cui qualcuno si fosse fatto male, egli stesso avrebbe corso dei rischi. Data l’impossibilità di trasportare personalmente mio padre, sono stato invitato a contattare un’ambulanza privata; cosa che ho fatto, sobbarcandomi costi che non mi sarà possibile sostenere a lungo, considerando la pensione statale percepita da mio padre e considerando che le sedute di dialisi alle quali, per ora, deve sottoporsi sono due a settimana”, ha rimarcato Di Pietro.

Non contento l’uomo si è recato all’Asl Foggia saltando da un ufficio all’altro fino ad incontrate proprio il dg Antonio Nigri.

“Mi ha ricevuto e mi ha subito fatto presente che non avrebbe potuto aiutarmi. Ha poi effettuato una serie di telefonate al centro dialisi di San Nicandro Garganico chiedendo loro come mai mi avessero mandato da lui, dato che il problema avrebbero dovuto risolverlo sul posto. Tornato in paese, mi sono recato nuovamente presso la struttura e ho parlato con una dottoressa (dietro suggerimento del direttore generale della Asl) ma anche lei non ha saputo fornirmi informazioni utili. Mi domando, a questo punto, se sia possibile accettare una situazione del genere e mi chiedo: chi non può permettersi un’ambulanza privata e vive situazioni simili o peggiori, cosa può fare? Siamo davanti ad una grave carenza: obbligare le persone a rivolgersi ad un privato per avere una prestazione che dovrebbe essere fornita dal Servizio sanitario nazionale, quali sono i diritti dei malati e delle loro famiglie? Mi sono rivolto al Procuratore nella speranza che possa aiutare me e tutti coloro che vivono il medesimo disagio, per far luce sulle criticità della nostra sanità pubblica”, ha concluso Di Pietro.

La dialisi, va ricordato, è una prestazione salvavita, senza la quale il paziente che deve sottoporvisi va incontro a morte certa che sopraggiunge in circa 2-14 giorni a seconda delle condizioni del paziente dopo la sospensione della terapia. 

Per avere chiarimenti sulla tutela che la legge accorda in questi casi, l’Attacco ha chiesto un parere ad un legale esperto di diritto sanitario.

“Esiste una legge regionale – la risposta dell’esperto -, la numero 9 del 5 novembre 1991 concernente le nefropatie croniche. Questa, tra le altre cose, disciplina anche il rimborso spese ai nefropatici sottoposti a trattamento di emodialisi presso le strutture sanitarie pubbliche e private convenzionate. Le spese riguardano l’uso dei mezzi pubblici ma se le condizioni di salute dell'assistito, recita testuale la norma: ‘attestate da idonea certificazione medica rilasciata dal responsabile del centro dialitico ove è in trattamento il paziente non consentano l'utilizzazione dei mezzi collettivi, è permessa l'utilizzazione di autoambulanza messa a disposizione dalla Asl o, previa autorizzazione, di autovetture ad uso privato con esonero per la stessa Asl da ogni responsabilità per l'uso del mezzo stesso’. Una corretta interpretazione della norma da parte del personale amministrativo dell’Azienda dovrebbe, per estensione, ammettere il rimborso delle spese sostenute per l’utilizzo anche di un’ambulanza privata, se proprio quelle della Asl non sono disponibili. A mio avviso, non si rischierebbe un richiamo della Corte dei Conti se si utilizzano risorse pubbliche per garantire ad un dializzato di sottoporsi alle terapie”, il commento dell’esperto.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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