Sarebbe stato l’odore dei soldi a suscitare l’interesse dei gruppi criminali foggiani nei confronti degli imprenditori della neonata società Universo Salute, Michele D’Alba e Paolo Telesforo: è quanto emerge dalla ricostruzione che gli inquirenti hanno posto, tra le altre cose, a base delle inchieste DecimAzione e Decima Bis. Come raccontato su queste colonne la settimana scorsa, ci sarebbero però una serie di punti su cui sarebbero in corso ulteriori chiarimenti, in particolare per ciò che riguarda quegli elementi che poi la Prefettura ha ritenuto sufficienti per far scattare l’interdittiva antimafia nei confronti dell’impresa Tre Fiammelle di Michele D’Alba, considerato “timido” (e quindi contiguo ad ambienti mafiosi) nel denunciare le richieste di estorsione, denuncia che è stata presentata dopo un paio di giorni dalle pressioni dei malavitosi, a differenza di quanto accaduto al suo socio (e a Luca e Cristian Vigilante, il primo genero dell’imprenditore e manager nel Gruppo Telesforo e il secondo responsabile del personale della cooperativa Sanità Più, di Luca Vigilante), che pur raggiunto, in modo indiretto, da tentativi di estorsione da parte degli stessi taglieggiatori, non sporse denuncia.
Gli investigatori, infatti, vennero a sapere dell’approccio tentato da due pregiudicati a Cristian Vigilante durante un appostamento nei pressi della coop Sanità Più (operazione scaturita proprio dalla denuncia di D’Alba), durante il quale furono avvistati i due noti criminali entrare in struttura. Dopo il recupero delle immagini della videosorveglianza interna, furono sentiti in Sit i fratelli Vigilante e davanti al magistrato Telesforo, i quali confermarono i tentativi di estorsione subiti e la mancata denuncia. Nessuno, stando alle carte, avrebbe tuttavia ceduto ai ricatti dei malavitosi.
L’odore dei soldi, come detto, avrebbe attirato le attenzioni degli estorsori alla notizia della nascita di Universo Salute. Ma qual è stata la genesi del sodalizio economico tra D’Alba e Telesforo?
Tutto ebbe inizio quando fu avviata la procedura di cessione dei rami d'azienda della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza di Bisceglie, Foggia e Potenza nel 2014, determinata dall’indebitamento multimilionario nella gestione delle strutture sanitarie. L'ente ecclesiastico finì in amministrazione straordinaria, il commissario straordinario era Bartolomeo Cozzoli nominato il 21 gennaio 2014. Questi sollecitò le imprese interessate all'acquisizione di tutto o parte del complesso aziendale a presentarne manifestazione di interesse entro e non oltre il 25 agosto del 2014. La procedura di acquisizione era tuttavia subordinata all'approvazione del programma da parte del Ministero dello sviluppo economico che insieme alla Regione Puglia stava seguendo le operazioni di salvataggio dell'ente.
La cooperativa Tre Fiammelle di cui D'Alba all'epoca dei fatti era vicepresidente, presentò, nei termini, istanza di invito in costituenda Rti con altre società (Lavit, San Giovanni di Dio, Ridal). Allo stesso invito risposero anche due concorrenti foggiani - il Gruppo Telesforo e il Gruppo Salatto - ciascuno per conto proprio. Il 21 settembre del 2015 Cozzoli inoltrò a Tre Fiammelle l'invito a manifestare interesse per l'acquisto dell'azienda o dei rami fu rivolta agli altri concorrenti.
L'invito precisava: “Al fine di preservare le sinergie operative e commerciali esistenti e, con esse, la continuità aziendale, verranno preferite le offerte aventi ad oggetto la cessione in blocco dei complessi aziendali. Tuttavia, poiché tale preferenza non potrà giungere a sacrificare significativamente l'interesse alla massimizzazione dei realizzi, proprio della massa dei creditori, anche nel caso in cui pervengano al commissario straordinario una o più offerte vincolanti aventi ad oggetto tutti complessi aziendali, il commissario potrà procedere, in presenza delle condizioni che verranno indicate nel disciplinare di gara e dietro specifica autorizzazione del ministero dello sviluppo economico, alla separata cessione dei singoli complessi aziendali della congregazione”.
L'invito evidenziava anche che “sulla base delle valutazioni effettuate con riguardo alla solidità finanziaria dei soggetti interessati, il commissario straordinario potrà eventualmente redigere una lista ristretta dei soggetti con i quali procedere nelle fasi successive della procedura di cessione”.
E’ in questa fase che D’Alba fu contattato da Paolo Telesforo, il quale lanciò la proposta di unirsi alla cordata degli imprenditori foggiani e dunque presentare congiuntamente un’offerta anche con il Gruppo Salatto. In quel periodo Telesforo elogiava D'Alba parlando di lui come di un grande imprenditore. Quest’ultimo si convinse che la coop Tre Fiammelle avrebbe avuto più successo nella gestione di quelle strutture se si fosse alleato con gli altri due Gruppi, già esperti di strutture sanitarie. Ma forse è nei numeri la vera ragione per la quale la cordata sarebbe stata più utile a Telesforo che non a D’Alba.
Stando a quanto riportato nei bilanci dei due Gruppi al 31 dicembre 2014 la sola società Tre Fiammelle aveva un patrimonio netto di 33,5 milioni di euro e un fatturato pari a 40, 2 milioni. Il patrimonio netto del Gruppo Telesforo raggiungeva 1,7 milioni; mentre per quanto riguarda il fatturato la San Francesco Hospital aveva all'attivo 13,5 milioni di euro, Sanità Più 3,7 milioni e il laboratorio analisi del Gruppo 1,5 milioni, per un totale di 18,7 milioni. Evidente quindi quanto solida fosse Le Tre Fiammelle.
In ogni caso, il 25 ottobre 2015, termine ultimo per presentare la richiesta all'amministratore straordinario, arrivò l'istanza congiunta di manifestazione di interesse dell’Rti composto dal Gruppo Telesforo al 40%, dal Gruppo Salatto al 40% e dal Gruppo Tre Fiammelle al 20%. Potito Salatto, però, si ritirò prima della presentazione dell'offerta vincolante e decise di non costituire la newco. Sembra che l’imprenditore non si sia fidato dei due suoi potenziali soci, ritenendo forte la possibilità di finire per essere messo da parte e perdere competitività con le proprie imprese e ipotizzando che D’Alba avrebbe avuto comunque un piano B, garantendo lavoro alle sue imprese.
La nuova società Universo Salute nacque comunque, con una quota pari al 40% di proprietà di D’Alba e al 60% del Gruppo Telesforo. Il resto della storia è negli annali. L'operazione fu salutata come un grande successo che salvò le strutture e i circa 1600 lavoratori in esse impiegati. Dal 1 ottobre 2017 all'ottobre 2019 (nel biennio iniziale i due Gruppi avevano l’obbligo di operare congiuntamente, pena la possibile risoluzione del contratto) i due imprenditori effettivamente gestirono in sinergia il polo sanitario e furono sempre elogiati in egual misura dall'opinione pubblica e dalla stampa locale. Una pax effimera, di cui oggi non vi è più traccia.
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