Dalle stele daunie al mare narrante: quattro progetti pilota per restituire senso e cura agli spazi pubblici

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“La speranza è che luoghi riqualificati, perché non si parla di rigenerazione ma di riqualificazione, oltre a diventare spazi di aggregazione, possano generare un circuito virtuoso”. Questa è l’idea di fondo dei primi progetti pilota che saranno avviati a Manfredonia attraverso la street-art. Non si tratta, quindi, di un’operazione estetica fine a sé stessa, bensì di un tentativo di attivare comunità e restituire senso a luoghi che oggi non ne hanno più. Con recente delibera di Giunta comunale, infatti, sono stati approvati quattro interventi pilota di urbanistica tattica, street art e arredo urbano artistico. Un investimento complessivo di 22.000 euro. Una cifra sicuramente modesta, ma comunque significativa per la logica che la sostiene: sperimentare, osservare e capire se questa strada può diventare metodo. La professionista incaricata, l’architetta Marianna Di Lauro, ha consegnato elaborati, rendering, relazioni e un quadro economico che la Giunta ha fatto propri. Ma ciò che conta, prima ancora dei disegni, è il percorso che ha portato a scegliere quei luoghi e quelle forme. L’assessore Gianni Mansueto lo spiega a l’Attacco, ricordando che “tutto parte dal tema dell’urbanistica tattica. Nella sua considerazione complessiva, sarebbe quella di immaginare di riqualificare o utilizzare delle strade togliendole alla viabilità”. Nelle grandi città è più semplice: si chiudono tratti di strada, si sottrae spazio alle auto, si restituisce ai pedoni. A Manfredonia no. “È chiaro che nella nostra città non si può immaginare di chiudere determinate strade alla viabilità”. Allora si parte da ciò che già esiste. “Abbiamo preso in considerazione una strada interclusa con paletti, quella che costeggia la scuola Croce. Prima di elaborare il Piano vero e proprio, si è immaginato di fare lì questi primi interventi”. L’urbanistica tattica - per definizione - lavora con interventi leggeri su spazi reversibili e superfici che possono essere modificate senza impatti strutturali. Quella strada già chiusa al traffico è, quindi, un laboratorio ideale. Il progetto non si esaurisce nei quattro interventi, come Mansueto ribadisce più volte. “La professionista sta redigendo un Piano su scala urbana complessiva, però dobbiamo prima concludere la fase di partecipazione” che coinvolge “tutte le scuole, le parrocchie e le associazioni”, perché l’obiettivo è costruire un quadro di esigenze reali, quartiere per quartiere.  Solo dopo - entro un anno dalla chiusura della partecipazione - nascerà il Piano definitivo.

I quattro interventi pilota, dunque, servono per capire se la città risponde e se i colori e le forme possono davvero generare cura. L’incarico affidato all’architetta Di Lauro prevedeva esplicitamente la realizzazione di progetti pilota, e la scelta di riferimenti identitari – le stele daunie, il Carnevale, il mare, Cristanziano Serricchio – è parte integrante della sua proposta. L’idea è invertire la logica del degrado: non più il brutto che genera altro brutto, ma il bello che induce cura.

Nel dettaglio, la prima proposta progettuale racconta un intervento che nasce da un’idea forte: trasformare il linguaggio simbolico delle stele daunie in una superficie urbana attraversabile, “un gesto di continuità culturale tra memoria archeologica e progetto urbano contemporaneo” con pattern geometrici, percorsi labirintici, e segni circolari che evocano comunità e ritualità. Sono previste anche panchine, fioriere, giochi da strada per renderlo un piccolo spazio ludico e narrativo, pensato per un quartiere che oggi non ha luoghi di aggregazione.

Il secondo intervento è quello che richiederà il parere della Soprintendenza, perché si trova sul fronte mare. Qui il tema è il mare come matrice urbana e simbolica, richiamato con “riquadri turchesi che non sono decorazione, ma trasposizione planimetrica del moto ondoso”. Tre tonalità di turchese evocano profondità, luce e vibrazione. Ma l’elemento più forte sono i versi di “4 marzo 1943” di Lucio Dalla incisi sulle sedute in pietra.  La piazza diventa “una superficie narrativa”, dove il mare incontra la musica.

Un terzo intervento riguarda una scalinata oggi anonima e priva di identità visiva, a breve distanza dalla chiesa del SS Redentore. In questo caso, l’idea è trasformarla in un landmark urbano ispirato al Carnevale di Manfredonia: maschere stilizzate, cromie vivaci ed elementi grafici dinamici. 

Il quarto intervento è un omaggio alla letteratura sipontina. La scalinata che sarà oggetto dell’intervento - oggi segnata dal degrado - diventa un percorso culturale dedicato al compianto poeta e narratore della città Cristanziano Serricchio. Si vuole “portare la letteratura nello spazio pubblico”, trasformando un semplice collegamento urbano in un simbolo identitario. I titoli delle opere di Serricchio – da “Nubilo et sereno” a “Il castello sul Gargano” – diventano memoria diffusa.

In sostanza, è un progetto leggero ma comunque nasce dalla visione di una città che non aspetta le grandi opere per cambiare e, piuttosto, inizia dai dettagli. Per favorire le condizioni affinché un quartiere torni a riconoscersi nella socialità. E negli spazi pubblici aggregativi.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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