Fra riti e misteri, la Gran Loggia schiude le porte del tempio. Romoli: “Al centro l’uomo: poniamo domande, non facciamo affari”

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Il viaggio nel cuore della massoneria è un cammino lungo e fatto di ostacoli da superare. L’idea di una confraternita fra le più antiche che protegge le identità dei fratelli, che tiene il tempio lontano da occhi indiscreti e che condivide principi, regole e comportamenti, da sempre si porta dietro un ricco immaginario, alimentato da film e romanzi.

Così, quando il Gran Maestro della Gran Loggia massonica viene in Puglia ed anche a Foggia, proviamo a stabilire un contatto. Il comunicato stampa è scarno. Solo date, senza l’indicazione di luoghi, né di orari e solo numeri telefono per contatti, senza nomi. Quando chiamiamo per chiedere un’intervista al Gran Maestro, ci dicono che l’ispettore, referente e garante per Foggia, dovrà preliminarmente incontrarci e stabilire se potremo essere ammessi al cospetto del Gran Maestro.

Così facciamo. E incontriamo il nostro contatto. A rendere tanto particolare l’incontro, la tensione che genera il non detto. Le domande, che non devono puntare ad essere invadenti e nemmeno a cercare sensazionalismo. Altrimenti, niente intervista. E così camminiamo cauti, sul terreno scivoloso della curiosità. La curiosità è quella di capire che cosa significa essere oggi massoni. Come lo si diventa. Chi fa parte di questo gruppo. E soprattutto cosa fanno i massoni quando si incontrano? Quali sono i loro riti… Che segreti si nascondono nelle loro storie e nelle loro vite. Molti di loro non vogliono farlo sapere, che fanno parte della Gran Loggia. Sono in tutto ventisei a Foggia e circa duecento in tutta la Puglia.

Altri, lo dichiarano apertamente. In ogni caso, la riservatezza qui è un valore assoluto. Così come lo è l’obbedienza. Obbedienti e riservati saremo anche noi. Promettiamo di essere rispettosi dell’identità delle persone che incontreremo se saremo ammessi e di mantenere segreto quello che fino ad ora abbiamo saputo, se non procederemo nel cammino verso il tempio e verso il Maestro.

L’incontro preliminare sembra procedere bene. Capiamo che da parte di chi ci sta esaminando si fa strada l’idea che le nostre intenzioni sono buone. Sono quelle della conoscenza, della curiosità e della condivisione. Le stesse che ci sembra di capire, animano anche lo spirito dei fratelli liberi muratori.

Ma perché poi si chiameranno muratori, se sono prevalentemente professionisti affermati? La risposta la scopriremo andando avanti nel nostro percorso. Il primo ostacolo, forse è superato. Durante il nostro incontro preliminare arriva una telefonata. E alla domanda posta all’ispettrice che ci sta valutando, la risposta è “certamente sì”, ripetuto e scandito ben tre volte. Siamo stati ammessi. Ci viene riferita solo l’ora dell’appuntamento. Per il luogo, riceveremo un messaggio a ridosso dell’incontro. Dress code, possibilmente elegante. Allora, andiamo a preparaci. Il messaggio arriva puntuale. Un quarto d’ora prima dell’appuntamento. Strada e civico. Seguiranno indicazioni più precise telefoniche per individuare l’ingresso.

La location ci sorprende. Pur essendo tutelata, è, come quasi tutte le cose che si vogliono tenere segrete, facilmente sotto gli occhi. Dentro, l’aria è tesa. C’è molto fermento, perché non capita spesso che i massimi vertici dell’organizzazione arrivino qui e si vuole fare bella figura. Il Gran Maestro, Luciano Romoli, arriverà a consacrare il tempio.

La parte di questo spazio, di questa sede, che a noi per ora è celata da una porta. Sarà lì dentro che tutti insieme, i fratelli, daranno vita alla cerimonia di consacrazione. Qualcuno ripete il rito, leggendolo da un opuscolo. Altri raccolgono firme e sistemano il piccolo rinfresco preparato per l’occasione. Odore di incenso, musica di sottofondo e numerose candele nella zona che ci ospita. Siamo anche noi in attesa del Gran Maestro.

Intorno, sulle parteti, e nell’aria, simboli esoterici si mischiano a targhe e attestati. Libri. Tanti libri. Perché la conoscenza è cultura. Apre la mente diventa linfa di cambiamento. Il Gran Maestro non si fa attendere a lungo. E’ puntuale e affabile. Ha scelto di aprirsi al mondo esterno e di comunicare i valori della massoneria. E in effetti invita ad aprire la porta del tempio e farcelo visitare, fra la sorpresa degli altri fratelli.

Accende le luci e ci mostra lo spazio in cui, dopo di noi, si svolgerà questo rito. Scranni, sedie e altari, come la sala del trono. E lui sarà il re, in questa cerimonia. Ci piacerebbe partecipare, ma non si può. E’ solo per i membri.

Il Gran Maestro Luciano Romoli si rende disponibile a una chiacchierata, alla luce dell’idea che la Massoneria deve aprirsi sempre di più al mondo esterno. Supera i convenevoli e i formalismi che la sua carica in questa organizzazione comportano e chiede subito agli altri di aprire le porte del tempio e di farcelo visitare. Faremo lì l’intervista, nella massima condivisione non solo del pensiero, ma anche delle azioni.

Iniziamo con il dire cos’è la Massoneria?

E’ una scuola iniziatica, un ordine, che datiamo come massoneria moderna intorno al 1700 quando si riuniscono alcune logge a Londra e danno vita a quella che poi viene definita la Gran Loggia. Ma abbiamo testimonianze di quello che noi facciamo oggi, risalenti già a seimila anni fa. Troviamo già allora tracce di queste scuole, una sintesi di scuole iniziatiche del bacino del Mediterraneo, di cultura greca, egizia e romana, sia dal punto di vista storico, religioso e filosofico, che dal punto di vista del problema che sta alla base del nostro stare insieme. E qual è? Quello morale. Il nostro, è l’obiettivo di dare risposte alla grande tragicità della vita.

Organo iniziatico? Che vuol dire?

A differenza delle associazioni culturali, filosofiche, che sono divulgative, noi svolgiamo attività di apprendimento, che sviluppano materie come la storia, la filosofia e la scienza, ma su due livelli. Uno, orizzontale che riguarda lo stare insieme e la condivisione della conoscenza, l’altro verticale, per chi ha voglia, chi ha sensibilità e interesse, che si sviluppa livello interiore e a livello spirituale. Quindi, per rispondere alla sua domanda, si differenzia dalle altre attività associative, perché il lavoro iniziatico implica che il percorso venga svolto su stessi e porti a un cambiamento in meglio. Questa è la differenza fra associazione culturale e ordine.

In Italia la Massoneria non è vista con favore però, si porta dietro un passato anche burrascoso...

La Santa Sede si è subito preoccupata di gestire questo movimento, ciò che accade a Roma non ha eguali e questo ha generato un’attenzione negativa nei confronti dei massoni. Andando indietro nel tempo, noi siamo intervenuti nella Rivoluzione Francese ma a livello culturale, di pensiero, mai in parte operativa o violenta. Noi non facciamo politica né religione. La sensibilità negativa, un modo di vedere sbagliato, ha portato anche alla P2. Uno dei nostri grandi problemi. Non ancora superato a livello di immagine. La P2 era una loggia regolare, quello che è diventata dopo in Italia non può essere considerato normale. Una normale loggia di obbedienza arriva fino trenta, quaranta, sessanta professionisti, impiegati, dirigenti. In quella c’erano mille persone. E non mille a caso. Erano gli uomini più potenti e influenti del mondo. Ovvio che quello è uno strumento pericoloso.

Oggi a Foggia troverò gli uomini più potenti?

No, troverà persone normali che hanno voglia di fare un percorso di crescita e di sviluppo interiore. Loro invece volevano creare un contenitore in cui tenere insieme tutti i potenti, dal punto di vista politico, economico, della comunicazione, delle forze dell’ordine, come un baluardo, uno scudo contro i nemici. Niente a che vedere con ciò che facciamo noi. Quello era uno strumento per altri fini, che ha violentato l’idea di massoneria.

Nell’immaginario popolare, la gente immagina che facciate cose strane, riti segreti... Intanto, li fate? E poi, perché si sceglie oggi di fare parte di una Massoneria?

Io dovrei farle un’altra domanda. Oggi lei dove andrebbe a fare un po’ di crescita umana, sociale spirituale in maniera costruttiva? Qui non ci sono distinzioni di genere, razza… Si studia e si cresce e credo che questo sia il più grande patrimonio a disposizione dell’umanità…

Un patrimonio costruito sui rapporti, sui legami che create?

Non so, quelli nascono se ti rendi disponibile ad aprirti, capita che arriva quella confidenza intima data dalla ricerca spirituale che ti porta poi a un’amicizia profonda. Però per statuto è vietato fare affari insieme fra fratelli, vengono mandati fuori se lo fanno. Proprio perché poi sarebbe difficile controllarne i meccanismi. Non abbiamo gli strumenti, almeno qui dentro. Poi fuori fanno quello che vogliono. Noi tra coloro che bussano ai nostri tempi proviamo a prendere persone libere e di buoni costumi. Chiediamo i certificati penali, facciamo una selezione anche molto rigida. Garantiamo il rispetto della privacy, cioè io non possono dire chi è massone. Non si può dire se una sorella o un fratello è parte di questo gruppo. In Puglia e a Foggia la percezione è cambiata. Il Sud è sempre un po’ complicato, ma ha grande sensibilità che deriva dal suo patrimonio artistico e culturale. Noi abbiamo un pregio rispetto ad altre realtà, abbiamo anche le sorelle, che sono una complicazione dal punto di vista della ricerca, perché aumentano le variabili in termini geometri e non matematici, ma portano serenità e valori tipici del mondo femminile. Le sorelle fanno da barriera come delle madri, hanno una predisposizione a più interessi, e per questo siamo certi che quello che abbiamo fatto sia giusto. Non si può pensare che le donne siano impure. La Gran Loggia di Inghilterra non prende le donne la ma il loro capo è la Regina. Retaggio storico che nel 1700 ci stava. Oggi dobbiamo prendere pensiero massonico e adeguarlo ai tempi.

Che tempi sono?

Finché ci sono uomini che si pongono delle domande sul grande mistero della vita, la Massoneria ci sarà sempre. Nel 1700 c’erano problemi di libertà personale, oggi combattiamo per altro. Questo poi è il grande segreto della Massoneria. Trovare risposte al senso della vita. Le religioni vendono risposte, noi regaliamo domande, ed è per questo, per chi è fautore del pensiero unico che noi siamo pericolosissimi. Quando diciamo dovete pensare con la vostra testa, siamo sovversivi. Io sto lavorando per cercare di arrivare, se saremo ascoltati, a far sì che l’Unesco nomini il pensiero della Massoneria, patrimonio dell’umanità.

Oggi cosa fate qui?

Oggi qui consacro il tempio. Una stanza vuota finché non ci siamo noi. Noi lo rendiamo uno spazio sacro, dove tempo e spazio assumono significati diversi. Teniamo una cerimonia per rendere il sito abile ai nostri lavori Massonici. Penso che la Puglia possa dare grandi risultati e che il Sud debba essere lo spazio in far crescere la nostra Nazione. Devi avere però una certa predisposizione.

Quali sono i requisiti?

Avere passione di conoscenza. Tramite il simbolo, devi svegliare gli archetipi che sono dentro di noi e aprire porte di sensibilità che ti portano anche a un livello superiore se hai la fortuna e la predisposizione e riesci ad abbandonare costrizioni quotidiane, in cui ogni mattina ci alziamo, ci mettiamo una maschera e ci apprestiamo a combattere le battaglie di ogni giorno. Qui siamo solo noi stessi.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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