Il cancello della discordia - così si potrebbe ribattezzare - è l’oggetto di una storia che accade nel centro di Foggia, in corso Roma, e che parla di presunti abusivi edilizi e occupazione abusiva su un immobile di proprietà di Arca Capitanata, l’agenzia regionale per l’edilizia residenziale pubblica. A raccontarla a l’Attacco è colui che starebbe subendo simili soprusi, ovvero un ex carabiniere che, nel 2020, in quella via ha acquistato una casa (dove tuttora risiede) che annovera, ai civici 103 e 109, due corti ad uso esclusivo, e cioè un giardino ornamentale domestico ed un’altra pertinenza privata che il proprietario utilizza per l’accesso e la custodia dell’auto. L’interlocutore de l’Attacco dipana dall’inizio gli accadimenti che hanno insidiato, nel corso del tempo, la serenità quotidiana della propria famiglia: “Quando sono andato ad abitare lì ho trovato una moto e un carrello parcheggiati all’interno del mio cortile. Erano di persone che abitano accanto, in un ‘centro sociale’ di Arca, concepito per riunioni condominiali, che comunica con il giardino di casa mia attraverso la particella catastale 180”.
Secondo quanto continua a raccontare l’ex carabiniere, in questo immobile che definisce “ad uso non abitativo” avrebbe dapprima vissuto abusivamente, e per molti anni sin dalla fine dei ‘90, una coppia di coniugi qualificati come “custodi”. Dopo il decesso dei due signori, l’abuso sarebbe stato perpetrato, per così dire “ereditato”, dalle figlie, che con le loro rispettive famiglie continuano ad occupare, vivendoci, quella struttura.
La fonte de l’Attacco premette che sulla particella 180 (“nella parte dominante di Arca”) l’ex proprietario del suo appartamento, con una sorella disabile, aveva fatto realizzare, attraverso regolari permessi, opere volte all’eliminazione di barriere architettoniche, e cioè uno scivolo per il passaggio di persone in carrozzella. A cui successivamente si aggiunse la concessione di un cancello con passo carrabile per permettere a quell’invalida di utilizzare l’attraversamento facilitato costruito ad hoc.
Un passo carrabile che, sempre stando al racconto dell’ex carabiniere, “fu stabilito in ragione della riprogettazione della planimetria di quell’immobile ad opera dell’architetto Passiante, con tanto di verifiche, sopralluoghi e ratifica dei vigili urbani”.
Concessione che, infine, è stata acquisita dal nuovo proprietario di casa, ovvero chi narra la storia su queste colonne. “Pago ogni anno – continua a raccontare – i tributi per il passo carrabile. Quel cancello che dà sulla particella 180 è accatastato ed io, quando ho preso possesso dell’appartamento in corso Roma, ne effettuai regolare voltura presso il Comune. Posso dimostrare tutto ciò che affermo attraverso le attestazioni cartacee in mio possesso. Quel cancello, però, è stato spesso utilizzato anche dagli abusivi che abitano, nonostante avessero altri ingressi di propria pertinenza. Abusivi che, tra l’altro, prima che giungessi a risiedere lì, hanno pure installato un videocitofono e la loro cassetta della posta sulla mia cancellata”.
Quando andò a chiedere ai vicini di rimuovere la moto e il carrello trovati nell’area abitativa di sua pertinenza, l’ex carabiniere racconta di aver ricevuto da essi testuale risposta: “Perché invece non togliamo quel cancello? Almeno posso entrare anch’io con la macchina”, ribatté il genero dei due ex custodi del ‘centro sociale’.
Per vederci chiaro l’interlocutore de l’Attacco ha anche scritto a mezzo pec ad Arca Capitanata. L’ex IACP gli avrebbe risposto che “quelle persone sono ‘ospiti’ e che sono io - così l’ex carabiniere spiega il contenuto della replica di Arca - a dover ripristinare lo stato dei luoghi, eliminando il cancello col passo carrabile, perché non sussiste più la presenza di un’invalida. Ma se io ho regolare acquisizione della disponibilità di quel cancello come la mettiamo?”, si domanda il protaganista della vicenda, chiedendosi pure con quale titolo quelle persone possano vivere all’interno di una struttura pubblica concepita come ‘centro sociale’.
Una famiglia di presunti abusivi che, per quanto narrato dalla fonte, vanterebbe rapporti di parentela con un esponente della politica locale oltre che con persone che lavorano o hanno lavorato al Tribunale di Foggia, in Polizia municipale e all’allora Iacp (Istituto autonomo case popolari).
“Tutto torna”, commenta l’ex carabiniere sul punto e sull’atteggiamento arrogante che i suoi vicini avrebbero manifestato nel corso di questa storia. “Tanto da alzare pure un altro cancello, anteponendolo al mio, per affermare una sorta di diritto di passaggio a loro vantaggio”. Dopo una serie di screzi e menefreghismi ai suoi danni (“i vicini lasciavano sempre aperto il mio passo carrabile, me ne accorgevo rivedendo le immagini del sistema di videosorveglianza con cui monitoro la mia abitazione”) l’uomo appone un lucchetto al cancello della discordia, ma arriverà la Polizia di Stato a intimargli di rimuoverlo, pena una denuncia d’ufficio. “Perché è intervenuta la Polizia di Stato e non i vigili urbani, se la questione dovrebbe essere di competenza di questi ultimi? – si domanda -. Io non ho sequestrato nessuno, anche perché i vicini avevano altre pertinenze d’ingresso al proprio domicilio”. Così commenta l’ex carabiniere.
Il quale, a quel punto, in merito alla vicenda si decise a formalizzare un esposto alla Polizia locale. Da cui scaturì, la scorsa estate, un sopralluogo di vigili urbani accompagnati da un tecnico comunale. Verifica a seguito della quale, contro i suoi vicini sarebbe stato emesso: “Un avviso penale per abuso edilizio e cambio di destinazione d’uso – afferma l’interlocutore de l’Attacco –. Ma non è tutto, perché, fregandosene pure dell’accertamento della Polizia locale, qualche tempo dopo quel sopralluogo queste persone – continua l’ex carabiniere - hanno fatto ulteriori lavori, murando due delle loro pertinenze d’ingresso, pretesto per dichiarare che l’unico accesso alla loro abitazione è il mio passo carrabile, e mantenendo invece intatto, anzi allargandolo e modificandolo, il terzo ingresso nelle loro disponibilità, in funzione del fatto che quest’ultimo ora serve alla sorella (dell’occupante abusiva con marito, ndr). Sorella che, come non bastasse, da tre mesi si è trasferita anche lei in quel ‘centro sociale’, pur avendo residenza a via Massaua. Così ora vive insieme al figlio in corso Roma, in una dependance della struttura. Figlio da cui sono stato pure minacciato”, conclude.
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