Amministrative Comune di Foggia, a 4 mesi dalle urne coalizioni ancora piene di dubbi e fragilissime

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A quattro mesi, o poco più, dalle elezioni comunali che riconsegneranno una gestione ordinaria al Comune di Foggia dopo anni di commissariamento, è la coalizione di centrodestra a ripresentarsi per prima alla città. Per quanto i veleni e le fratture interne continuino a non mancare, c’è l’intenzione di sfoderare compattezza nella manifestazione di lunedì pomeriggio, dalle ore 18,00, presso il Samì in Fiera, organizzata dai partiti che compongono il centrodestra e alla quale prenderanno parte dirigenti e amministratori della coalizione. “Il centrodestra di Foggia è attivo, è fatto di persone che hanno dedicato e dedicano il loro tempo con passione al bene della comunità. Il centrodestra foggiano riparte da Foggia per discutere di prospettive, per parlare di programmi e chiamare a raccolta tutte le energie propositive”, spiegano gli organizzatori. 

“Un patrimonio di persone animate dalla forza delle idee per creare una vera e propria rete virtuosa, per fare squadra, per lavorare sinergicamente e armonicamente nell’ottica del costante miglioramento della qualità della vita dei foggiani. Questa manifestazione è il punto di partenza verso la costruzione di una coalizione di centrodestra forte e unita, che desidera aggregare. Con l’orgoglio della consapevolezza del primato della politica, che deve saper fare autocritica ed essere contemporaneamente catalizzatrice delle energie positive che provengono anche da mondi diversi da quello politico, ma che quotidianamente operano per il bene comune. Questa assemblea del centrodestra rappresenta il primo passo, anzi, il passo in avanti che doverosamente va fatto per iniziare il confronto, ascoltare le istanze, unire le forze e prefissarsi gli obiettivi. Per candidarsi a governare la città alle prossime elezioni amministrative d’autunno”. 

Che dietro tali proclami si nasconda più di un problema è confermato dalla difficoltà dei meloniani – leader della coalizione – di rilasciare interviste a 360°. Stando ad alcuni rumors il riunito tavolo del centrodestra dei giorni scorsi non avrebbe cancellato la profonda spaccatura delle elezioni provinciali di gennaio e, a remare contro l’unità a Foggia, ci sarebbero anche due tendenze nazionali: la prima è quella che vede Forza Italia e Lega preoccupate di non farsi sottrarre pezzi dal partito della presidente del Consiglio; la seconda ruota attorno al destino degli azzurri, rimasti orfani del presidente Berlusconi e nel mirino degli alleati di governo. E’ questo il contesto che spinge qualcuno a non ritenere per nulla vaga l’ipotesi che pezzi di centrodestra tornino a staccarsi dal resto della coalizione, proprio come visto per Palazzo Dogana. 

In compenso, non è al riparo dai dubbi e dalle perplessità nemmeno la costituenda coalizione giallorossa guidata da Pd e M5S. Tra i contiani è tornata evidente l’indecisione sull’alleanza coi dem, il cui effetto sulle urne è del tutto imprevedibile. In più, il centrodestra ha accolto con soddisfazione la disintegrazione della rete che stava nascendo tra il civismo di Giuseppe Mainiero, quello emilianista di Rosario Cusmai e il M5S. Dopo la fuga in avanti dell’ex consigliere comunale, con l’annuncio della propria candidatura a sindaco, la ricucitura può avvenire solo a condizione di un passo indietro, ma in una coalizione senza il Pd. Altre prospettive che riuniscano le parti al momento non sono ipotizzabili. 

“Il centrosinistra non riesce a tener dentro il civismo di Mainiero, che per troppo tempo è stato nemico di tutti e oggi è duro anche coi 5S per i tavoli col Pd. Se il centrodestra invece è in grado di aprire a un civismo di ritorno, di area ovviamente, e a candidature della società civile, da Billa Consiglio a Pasquale Pazienza, il campo largo lo si può fare a destra”, commentano a l’Attacco, con ottimismo, fonti di centrodestra. Considerata la facilità di rotture dello schieramento a livello locale, le decisioni saranno comunque prese a Roma, a cominciare dall’incontro previsto per la prossima settimana. 

Quel che è certo e lampante è come i partiti si ritrovino col medesimo problema: quello di una classe dirigente che, pur potendo esprimere candidati sindaci ritenuti da molti la soluzione ideale per la rispettiva area, non ha la benchè minima intenzione di accettare una sfida assai più rognosa delle comode postazioni già ricoperte altrove. 

E’ vero, in FdI, per il vicepresidente del consiglio regionale Giannicola De Leonardis, che toglierebbe dagli impicci i meloniani, chiamati a esprimere il candidato sindaco ma paralizzati dalla diarchia tra i parlamentari Giandonato La Salandra e Annamaria Fallucchi. De Leonardis sarebbe il perfetto punto di equilibrio tra i due, ma ha detto chiaramente che devono togliersi tutti dalla testa l’idea della sua discesa in campo. 

Del tutto restio a candidarsi a sindaco è anche l’europarlamentare e coordinatore provinciale M5S Mario Furore, apparso in imbarazzo dopo la richiesta in tal senso rivoltagli dal presidente Giuseppe Conte. I pentastellati non paiono aver nessun altro nome in mente al proprio interno. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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