La memoria corta di Vigilante. Il filo rosso che lega Roberto Rossi al fondatore della Fai antiracket

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Continuano a tenere banco le audizioni della Commissione parlamentare antimafia (qualche giorno fa in visita a Foggia). Lunedì, a Roma, è stato ascoltato, tra gli altri, anche Luca Vigilante, manager sotto scorta di Universo Salute, oggetto di richieste estorsive e quattro attentati dinamitardi da parte della Società foggiana. Le sue dichiarazioni hanno scatenato nelle scorse ore una polemica con il candidato sindaco a trazione civica Giuseppe Mainiero. “Nella nostra comunità persiste una grande preoccupazione – ha raccontato Vigilante alla Commissione antimafia -. Eppure lo scorso sabato ho letto su un quotidiano di un candidato sindaco civico che ha affermato che la mafia foggiana non avrebbe la ‘cifra imprenditoriale’ di altre organizzazioni mafiose, che non sia insomma l'Ndrangheta calabrese. Questo candidato ha affermato che la Società non controlla allo stesso modo di altre mafie il nostro tessuto economico, ma piuttosto che le batterie sono dedite soprattutto alle attività tradizionali: estorsioni, usura, prostituzione e droga. Ha detto di essere straconvinto che gli imprenditori di Foggia siano persone libere, che tra di loro ci sono quelli che pagano il pizzo, ma lo fanno solo per paura. Come si fa a fare una dichiarazione del genere  – ha continuato Vigilante dopo aver riportato, in maniera inesatta nell’ultimo passaggio, lo stralcio dell’intervista rilasciata da Mainiero a l’Attacco - quando si sta candidando ad amministrare una città sciolta per mafia? Ci sono le vittime che piangono, ammazzate, attività morte. A Foggia persiste ancora, psicologicamente, la libertà di potersi svegliare la mattina e dire queste cose". 

Non si è fatta attendere, allora, la risposta di Mainiero, chiamato in causa da Vigilante. “Alcune cose che ha detto Vigilante nel corso della sua audizione – ha replicato il candidato sindaco - sono totalmente false, non essendoci nel testo della mia intervista, mentre altre sono una sua libera interpretazione campata per aria. Come chiunque può verificare andando a leggere l'intervista e guardando sul sito della Camera dei Deputati le dichiarazioni rese da Vigilante alla Commissione parlamentare antimafia in sede di audizione". 

Mainiero puntualizza: "In primo luogo la domanda che mi è stata rivolta dal giornalista, contrariamente a ciò che ha dichiarato Vigilante, non riguardava la visita della Commissione antimafia a Foggia. A me è stato chiesto un commento alle parole del capo della Dda Rossi con riferimento al direttore de l'Attacco, Piero Paciello. In secondo luogo non ho mai detto che gli imprenditori che pagano il pizzo 'lo fanno solo per paura'. Queste parole non le ho mai pronunciate e non ci sono nell'intervista. Quello che ho detto è che non credo che le imprese di chi paga il 'pizzo' siano 'controllate' dalla mafia sul piano societario. Sono due concetti diversi, anche se non credo che Vigilante sia riuscito a comprenderlo".

 

Mainiero: “Una guerra societaria che sta mettendo in mezzo la città”. E Grasso fa il lobbista per Telesforo
“Sulla mafia nessun 'negazionismo', Vigilante impari a dire la verità e a leggere meglio ciò che pretende di commentare". Così ha continuato la sua replica a Luca Vigilante il candidato Sindaco Giuseppe Mainiero. Che ha proseguito: “Alla Commissione l'imprenditore ha detto di sentirsi preoccupato per un'intervista rilasciata 'da un candidato sindaco di una lista civica', che secondo lui avrebbe di fatto operato una sottovalutazione del fenomeno mafioso e delle sue infiltrazioni nel sistema economico del territorio. Strano che un uomo così coraggioso, per di più di fronte alla Commissione parlamentare antimafia, parli per allusioni, guardandosi bene dal fare nomi e cognomi. Allora lo aiuto, giacché il suo modo di fare evidentemente è quello delle mezze parole: quel candidato sindaco sono io. Vigilante però dovrebbe leggere meglio ciò che pretende di commentare. Su certi temi bisogna essere seri. Di fronte alla Commissione Vigilante ha inoltre riferito – continua Mainiero nella sua nota -, sempre rigorosamente senza fare nomi, di ‘aziende, poi interdette per mafia (il riferimento è alla coop Tre Fiammelle, ndr), che, non so per quale elemento, hanno provato a finanziare borse di studio in un’università (Unifg, ndr) con alla base delle promozioni di direttori-dipartimento di docenti’. Anche in questo caso - dettaglia Mainiero - voglio dare io una mano a Vigilante: l’azienda di cui ha parlato è quella di Michele D’Alba, con cui il suo gruppo imprenditoriale ha costituito una società quando ha rilevato il ‘Don Uva’”. Tra D’Alba e il gruppo di cui fa parte Vigilante c’è poi stata una rottura in Universo Salute, con l’estromissione della famiglia D’Alba dal consiglio di amministrazione.

Cosa pensi dell’interdittiva antimafia alla coop Tre Fiammelle e dello scontro Telesforo-D'Alba, Mainiero, d’altronde, lo aveva dichiarato nella recente intervista rilasciata a l’Attacco: la stessa intervista stigmatizzata a Roma da Vigilante. “Rivendico come mio principale pregio  - aveva dichiarato il candidato Sindaco a l’Attacco - quello di aver sempre tenuto lontani determinati sistemi di potere, ne sono fiero e contento. L'operazione di Universo Salute è stata eterodiretta dalla politica, consentita se non perorata al Mef a Roma. Un'operazione che ha avuto a un certo punto un imprevisto, a causa del carattere di D'Alba, il quale non si è fatto mettere da parte dopo essere stato coinvolto perché servivano i suoi soldi. A quel punto si è rotto un matrimonio imprenditoriale, con forti ripercussioni sulla città. Penso che ciò abbia avuto sponde politiche. E’ una vicenda che resta tutta da chiarire per le sue molteplici opacità. Ha avuto l'impressione che l'interdittiva (a Tre Fiammelle, ndr) si sia inserita nel contesto di questa guerra interna a Universo Salute”.

Ricontattato per un ulteriore approfondimento sul tema, a specifica domanda de l’Attacco su chi, a suo parere, abbia ragione tra Telesforo e D’Alba nell’affaire Universo Salute, Mainiero risponde così: “Non so chi abbia ragione, quello che so è che erano soci e ora c’è una guerra tra loro. Una guerra rispetto alla quale stanno mettendo in mezzo la città. Non mi devo fare opinioni su quest’affaire, non entro nel merito di una vera e propria disputa di carattere societario da diversi milioni di euro, che si sta trasformando, però, in una disputa sul piano mediatico e della pubblica opinione e sul piano che coinvolge l’istituito giuridico delle misure interdittive antimafia. Non sono questioni sulle quali debba ancora intervenire un candidato Sindaco, dopo averne parlato anche troppo. Non mi voglio più avvitare su simili tematiche, che, tra l’altro, stanno stancando la città, secondo quanto  percepisco in queste settimane. Voglio invece parlare ai foggiani di come riportare Foggia a condizioni di vivibilità e sviluppo”. 

Mainiero ha ribadito lo stesso concetto, portando a conclusione la telefonata, anche dopo precisa domanda de l’Attacco su cosa pensi dei rapporti di conoscenza - agli atti nelle carte d’indagine del processo DecimAzione - tra Cristian Vigilante (fratello di Luca e capo del personale dell’Rssa Il Sorriso del gruppo Telesforo) e i suoi estorsori, appartenenti alla criminalità organizzata foggiana.

Non terminano qui, però, gli sviluppi in merito alle recenti audizioni delle realtà associazionistiche e imprenditoriali del tessuto socio-economico di Capitanata. Chi ha partecipato ai lavori, sia durante la visita della Commissione antimafia a Foggia sia nel consesso delle audizioni romane di lunedì, ha rivelato a l’Attacco che ci sarebbe stato un tentativo di Tano Grasso (fondatore, tra le altre cose, della Fai Antiracket di Vieste nonché testimonial nazionale di legalità spesso presente agli eventi di antimafia sociale del capoluogo dauno) di sottoporre al vaglio della Commissione antimafia l’affaire Telesforo-D’Alba con l’intento di perorare le ragioni portate da Vigilante (quest’ultimo anche componente della Fai Antiracket di Foggia presieduta da Alessandro Zito).

Tentativo fallito, almeno a Foggia, quando la presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo, avrebbe chiuso le porte alla richiesta di Grasso. Salvo poi i piccati riferimenti a D’Alba (pur se, come detto, mai nominato durante le audizioni romane) che hanno comunque trovato il modo, lunedì scorso, di assurgere all’attenzione dell’organo parlamentare attraverso le dichiarazioni rese dallo stesso Luca Vigilante.

Tano Grasso è un ex commerciante, laureato in Filosofia. Attualmente è presidente onorario nazionale della Fai, la Federazione delle associazioni antiracket e antiusura Italiane, di cui è stato il fondatore negli anni ’90. Titolare di un negozio di calzature, Grasso, che ha seduto anche in Parlamento, è stato fondatore e presidente della prima associazione antiracket nata in Italia, l’Acio (Associazione commercianti ed imprenditori orlandini) di Capo d’Orlando, costituita il 7 dicembre 1990 da un gruppo di commercianti siciliani presi di mira da Cosa nostra con richieste di denaro e danneggiamenti alle attività. Negli anni successivi, e fino a oggi, è stato promotore della nascita di altre associazioni impegnate nella lotta al racket. Grasso, di fatto, è stato coordinatore nazionale del movimento antiracket italiano.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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