Circa due mesi fa l’azienda farmaceutica statunitense Moderna ha annunciato che i primi “vaccini” personalizzati a mRna in grado di curare alcuni tipi di neoplasie, di malattie cardiovascolari e autoimmuni potrebbero arrivare entro il 2030. ModeRNA Therapeutics, ha sede a sede a Cambridge (Massachusetts) negli USA. Sempre con molta cautela, però, e in attesa che vengano resi noti i dati scientifici, l’annuncio di Moderna è di quelli da svolta epocale nella cura e nella strategia contro il cancro e non solo.
Non per ultimo, pochi giorni fa venivano resi noti i dati di una pubblicazione su un nuovo “vaccino” a Rna messaggero personalizzato che alimenta le speranze contro la forma più diffusa e aggressiva di cancro al pancreas: l’adenocarcinoma duttale pancreatico; nella sperimentazione clinica di fase 1 ha provocato un aumento della risposta immunitaria dei pazienti e ha ritardato la recidiva nella metà dei casi, quando usato in combinazione con altri trattamenti. Il “vaccino”, messo a punto in uno studio pubblicato sulla rivista Nature e guidato dal Centro per il cancro Memorial Sloan Kettering di New York, alimenta le aspettative per questo approccio, contro i tumori. Ciò segue le fasi della terapia contro il melanoma (tumore della pelle) sviluppato dall'azienda farmaceutica Moderna, basato sulla stessa tecnologia del vaccino anti-Covid. I progressi nella tecnologia dell'Rna messaggero compiuti dall'inizio della pandemia provocata dal virus SARS-CoV-2 ad oggi, hanno inaugurato una nuova fase nel campo dei vaccini, non solo contro varie forme di cancro ma anche per le malattie cardiache, infettive e autoimmuni.
A l’Attacco, le considerazioni del dottor Fabrizio Bianchi, direttore dell'Unità Cancer Biomarkers di Casa Sollievo della Sofferenza, ISBReMIT - Institute for Stem-cell Biology, Regenerative Medicine and Innovative Therapies, che va a spiegare, cosa s’intende per “vaccino” in questo caso: “Recentemente s’è parlato dello sviluppo di vaccini a mRNA (RNA messaggero) per la lotta contro il cancro. Sulla scia dell’utilizzo di vaccini a mRNA per combattere il Covid-19, gli investimenti per finanziare la ricerca scientifica e per sviluppare ‘vaccini’ anti-cancro utilizzando la tecnologia a mRNA sono fortemente aumentati visto il successo nell’utilizzo della tecnologia stessa per immunizzare la popolazione mondiale contro il Covid-19”.
La situazione, almeno al momento, richiede cautela e non solo: “Bisogna però fare un po' di chiarezza – ha ripreso il ricercatore a l’Attacco -. Esclusi alcuni casi dove una vaccinazione contro agenti virali noti può ridurre il rischio di sviluppo del tumore - come l’infezione da papilloma virus umano (HPV), legato sviluppo del cancro della cervice uterina e il virus dell’epatite B, responsabile di molti casi di cancro del fegato - non esiste una vaccinazione ‘generica’ che protegge dal cancro anche perché, molto spesso, lo sviluppo del cancro è legato ad altre cause (non virali) come il fumo, l’esposizione ad inquinanti atmosferici, un'alimentazione non corretta, fattori genetici ereditari, ecc.”.
Le precisazioni del dottor Bianchi: “Per vaccino anti-cancro s’intende, quindi, un vero e proprio farmaco che utilizza l’mRNA per istruire le cellule del nostro sistema immunitario a riconoscere ed uccidere le cellule tumorali già presenti nel nostro organismo (quindi non impedisce la formazione dei tumori ma permette di combattere il cancro attraverso l’attivazione del nostro sistema immunitario). Fatte queste dovute premesse, la ricerca scientifica negli ultimi sessant’anni (l’RNA messaggero è stato infatti scoperto negli anni sessanta) ha permesso di sviluppare una tecnologia che consente di trasferire nelle cellule del nostro corpo, alcune istruzioni in grado di combattere i virus (come nel caso dei vaccini anti-Covid) e ora potenzialmente anche per combattere il cancro. Questi ‘vaccini’ ad mRNA anti-cancro sono attualmente oggetto di sperimentazione clinica per comprende meglio come il loro utilizzo, in combinazione con altri farmaci antitumorali, possa efficacemente riattivare il nostro sistema immunitario per combattere il cancro”.
Le conclusioni di Bianchi: “Le nostre difese immunitarie già sanno come distruggere non solo le cellule infettate da agenti patogeni esterni, come i virus e i batteri, ma anche le cellule tumorali. Il problema è che il tumore è in grado anche di disattivare le difese immunitarie attraverso molteplici meccanismi molecolari che però possono essere a loro volta disattivati da alcuni farmaci già esistenti come la cosiddetta ‘immunoterapia’. È in questo contesto che i ‘vaccini’ anti-cancro a mRNA potrebbero essere un'ulteriore arma per aiutare il nostro sistema immunitario ri-attivato (attraverso l’immunoterapia) a ‘scovare’ le cellule tumorali nel nostro corpo e ad eliminarle definitivamente”.
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