“Occasione da non perdere: far divenire Lucera un bene comune nel nome della cultura e della storia”

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Se è vero che qualche pessimista continua a polemizzare associando le buche disseminate per la città con l’aspirazione a diventare Capitale della Cultura 2026 cercando di evidenziare in qualche modo quella che, a suo parere, sarebbe un’iniziativa inopportuna, la maggior parte dei cittadini di Lucera (compresi coloro che gravitano attorno all’ambiente politico e amministrativo) si stanno mostrando positivi e propositivi in merito a questa candidatura. Tra i cittadini che vedono l’iniziativa come uno stimolo per la città ci sono le guide turistiche locali, specializzate e riconosciute dalla Regione Puglia, Simone De Troia rimarca a l’Attacco:

“Inutile negare che Lucera abbia tutta una serie di questioni culturali, e non, da risolvere, ma pensiamo che questa candidatura vada vista come un investimento. Potrebbe far riaccendere i riflettori nazionali sulla nostra città d'arte, antico capoluogo di provincia. E chissà, magari servirà a dare maggiore consapevolezza ai lucerini sul valore della propria città. Abbiamo inestimabili bellezze storico-artistiche e credo sia ora che vengano valorizzate, dando così ascolto anche ai turisti che da anni si chiedono come mai una città importante come Lucera non sia inserita nei grandi itinerari turistici. Ovviamente vincere sarebbe un sogno, ma già presentarsi con un bel progetto potrebbe permettere a Lucera di arrivare tra le prime posizioni e chissà ottenere qualche finanziamento. Sarebbe un buon risultato!”.

Massimiliano Monaco aggiunge: “Siamo l'unica città pugliese candidata, quindi rappresentiamo un'intera regione. L'importante non è arrivare primi, ma far circolare il nome della città, suscitare qualche interesse e qualche curiosità. Ma anche un’occasione per crescere e maturare. Del resto nessuna città è esente da criticità e problemi di varia natura. Ora che il Sindaco ha aperto inaspettatamente le danze, non ci rimane che danzare tutti”.

Giuseppe Trincucci, storico locale e presidente della sezione lucerina della Società di Storia Patria, sulla candidatura di Lucera ha commentato a l’Attacco: “Per Lucera concorrere a Capitale italiana della Cultura per il 2026 significa anzitutto una cosa: far capire a molti che esiste anche la cultura, che esistono i libri, che esiste una biblioteca, un museo, che esiste un teatro da frequentare e che esiste un cinema che proietta film, che esiste un’enogastronomia di qualità e tante altre cose, serve a far capire che con la cultura si mangia eccome, e visto che Lucera è stata depauperata di molte cose (Tribunale, ospedale civico, fabbriche ecc.) ci resta forse solo l'agricoltura e un turismo culturale intelligente. Far capire queste dinamiche sarebbe un grosso risultato per il futuro e per le prossime generazioni - prosegue lo storico locale – Nel 2026 forse saremo meno di trentamila abitanti. Molti ragazzi dopo il diploma non torneranno più. Tutto il resto è aria fritta, viaggi della speranza verso l'ignoto, esercizi di struzzi che infilano la testa nella sabbia. Capire il valore della cultura è già un grosso risultato. Quindi potenziare le ‘menti migliori’ del territorio per vivacizzare la città culturalmente magari pensare ad un ritorno del Festival della letteratura mediterranea, incontri di archeologia, un’opera di valorizzazione della Biblioteca, proporre la produzione artistica e fotografica di Ar e dei Cavalli all’attenzione nazionale. Questa può essere un’occasione da non perdere. Far divenire Lucera, nel nome della cultura e della storia, un bene comune”, ha concluso Trincucci.

In seguito alla candidatura si è mosso anche il gruppo Fai locale, rappresentato da Giuseppe Toziano, che ha lanciato, per la valorizzazione del patrimonio artistico, un’iniziativa che vuole essere “di buon augurio”, dal nome “Una notte al Museo, per le vie della città”.

Come riferito dallo stesso Toziano l’idea nasce dopo la visita di un turista tedesco, giunto a Lucera esclusivamente per fotografare la particolare Testa di Moro custodita nel Museo civico “Giuseppe Fiorelli”.

Il Fai ha quindi pensato che per tutto il mese di agosto (il più frequentato dai turisti) le immagini del reperto, ma anche dei quadri di Giuseppe Ar e dei tesori della Diocesi Lucera Troia potessero essere esposti nelle varie attività commerciali del centro storico. Un modo per solleticare la curiosità di visitatori o dei residenti che, passeggiando per le vie del centro, potranno ammirare le immagini, ritratte dal fotografo Raffaele Battista e, tramite l’indicazione riportata su di esse, sapere dove si trovano le bellezze immortalate così da poterle conoscere dal vivo.  

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