Un trattore arrivato da un fondo agricolo limitrofo e prestato alla causa, decespugliatori, zappe e molte braccia, africane e italiane, di uomini e donne per bonificare, a due passi dall’insediamento informale di Torretta Antonacci, circa 3 ettari di un terreno molto più vasto - di proprietà dell’Ente per lo Sviluppo dell’irrigazione e la Trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia - abbandonato all’incuria ormai da oltre un decennio:
è l’azione forte, in funzione non soltanto simbolica ma anche molto pragmatica, posta in essere dai braccianti del Gran Ghetto Rignano, insieme a delegati e attivisti dell’Unione sindacale di base (Usb), giunti in Capitanata da diversi parti d’Italia per questo “sciopero al contrario” (così lo ha definito la Federazione provinciale dell’Usb che ha promosso l’iniziativa) in occasione della mobilitazione generale indetta dal sindacato autonomo su tutto il territorio italiano.
Così dalle campagne di San Severo si sono levate, in rappresentanza di tutti gli sfruttati agricoli del Paese, la voce, l’azione e le bandiere di chi intende sfamarsi in primis attraverso l’autoproduzione, emancipandosi dalle vessazioni vissute nelle campagne del Foggiano, dalle condizioni lavorative spesso indegne proposte alle braccia straniere che lavorano le terre della provincia di Foggia.
E’ l’obiettivo dell’associazione Terra e Libertà, fondata proprio nel ghetto da Sambarè (tra i primi abitanti dell’insediamento informale che insiste ormai da un ventennio) e compagni. Un obiettivo che ha in seno un ulteriore progetto, magari in uno step successivo: mettere in piedi una cooperativa che possa assumere in piena regola, per coltivare ancor meglio l’appezzamento che nella giornata odierna è stato bonificato, produrre e ricavare dai suoi frutti i proventi per una vita più dignitosa.
Quella di oggi è un’occupazione in piena regola, del tutto costruttiva, per dimostrare che i migranti, non di rado tacciati di essere causa di tutti i problemi dell’Italia, possono invece contribuire a risollevare il Paese dal degrado, trasformandolo in risorsa per sé e per gli altri. E’ il senso delle parole proferite durante l’iniziativa dallo stesso Sambarè.
Senso espresso anche dalla nota stampa diramata in merito dall’Usb nelle scorse ore. “Da stamane – si racconta - un centinaio di braccianti dell'insediamento informale di Torretta Antonacci hanno occupato un appezzamento di terreno per rivendicare il diritto alla terra per chi la lavora. I braccianti con un trattore, zappe e altri attrezzi da lavoro stanno ripulendo, raccogliendo i rifiuti, trinciando e arando la particella 134 del foglio 144 del comune di San Severo, di cui i lavoratori rivendicano l'autogestione per valorizzare la terra e garantirsi un lavoro fuori e contro lo sfruttamento e il caporalato: si tratta – spiegano ancora dall’Usb - di alcuni ettari di terreno incolto di proprietà pubblica lasciato per anni all'incuria e all'abbandono, uno schiaffo alla miseria per chi è costretto a poche decine di metri a vivere in condizioni fatiscenti, in baracche senza i servizi minimi fondamentali e sottostare al ricatto continuo della precarietà e del lavoro nero. L’iniziativa è dunque finalizzata a porre in evidenza il paradosso della coesistenza tra la povertà che attanaglia la vita di migliaia di braccianti e la ricchezza fondiaria pubblica invece lasciata all’incuria e all’abbandono. Chiediamo pertanto alla Regione Puglia – questa la proposta in essere - l'assegnazione di questi terreni, l'accesso alla rete irrigua per avviare immediatamente la semina e la produzione ortofrutticola”.
Durante i lavori di aratura, nel pomeriggio, è stato simbolicamente piantato il primo seme di pomodoro nel corso di una apposita conferenza stampa in cui i braccianti hanno presentato il progetto di autogestione delle terre occupate.
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