Fantasia al potere. Curcio e quei 10 che si sono inventati goleador di razza

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Nel Foggia - fermato prima dal Covid ed ora dal calendario - si sta mettendo in luce Alessio Curcio, alla sua prima stagione in maglia rossonera. Fin quì il 31enne fantasista beneventano ha messo a segno undici reti, alcune di pregevole fattura come la prima realizzata a Torre del Greco, in semirovesciata. Curcio è il miglior realizzatore della squadra, pur non essendo un bomber. Una sola volta in carriera - prima d'ora - gli era riuscito di andare in doppia cifra nella classifica marcatori: in serie C nella stagione 2017/18 con la maglia dell'Arzachena, quando mise a segno tredici gol (record personale). Il suo ruolo naturale è quello di trequartista, che ricopriva già nella Primavera della Juventus. Ma raramente Marchionni ha schierato il Foggia col trequartista, ovvero col 3-4-1-2. Il più delle volte ha optato per il 3-5-1-1, preferito anche al 3-5-2 classico (con 2 attaccanti "puri"). Così Curcio ha finito per giocare spesso come sottopunta, mostrando di saperci fare, oltre che come rifinitore (quattro assist), soprattutto come finalizzatore. Prima di lui era stato Vincenzo Sarno a segnalarsi da queste parti come goleador, pur non essendo una vera punta. Il "Piccolo Maradona" (com'era chiamato da bambino l'ex enfant prodige napoletano) si esaltò nel 4-3-3 di De Zerbi giocando da esterno nel tridente d'attacco in cui Iemmello era la punta-vertice. Realizzò dodici reti nella prima stagione (2014/15) e quattrodici (comprese le tre nei play off) in quella seguente, entrambe in Lega Pro. Ma tutte inutili per il salto di categoria. Segnò meno con Stroppa (otto reti), al fianco di Mazzeo nel campionato della promozione 2016/17. E nella stagione seguente, la prima del Foggia in serie B dopo diciannove anni, Sarno fu ceduto al Padova, dopo un breve e vano tentativo di utilizzo come "falso nueve". Ancor prima di Sarno ebbe confidenza con il gol un altro centrocampista offensivo: David Mounard (francese di nascita, foggiano d'adozione). Non era una punta, ma "vedeva" la porta. Fu una felice intuizione dell'allora patron rossonero Coccimiglio a portarlo in Italia nel 2004. Giocava in Belgio, in serie A. Indossò la maglia rossonera per quattro stagioni, tutte in C1. La prima fu, per lui, la più esaltante: realizzò undici reti, una in meno di Cellini (che era il centravanti della squadra di Giannini, poi affidata a Morgia). Quell'anno, però, il Foggia concluse il campionato in modo anonimo al decimo posto. Successivamente Mounard andò a Gallipoli, dove avrebbe conquistato la serie B, mancata d'un soffio in maglia rossonera (prima con D'Adderio e poi con Galderisi). Sarno era un'ala destra (come si sarebbe detto un tempo). O, per lo meno, così fu principalmente utilizzato sia da De Zerbi che da Stroppa. Mounard, più che altro, un'ala sinistra. Per cercare un trequartista che da queste parti abbia segnato così tanto in un campionato come Curcio, bisogna andare ancora più indietro nel tempo. Troviamo, in tal modo, Roberto De Zerbi che nella stagione 2002/03 realizzò undici reti. L'attuale tecnico del Sassuolo fu tra i maggiori protagonisti nella squadra che conquistò la promozione in C1. Nel 3-4-3 di Pasquale Marino cominciava l'azione decentrato sulla destra. C'era Greco, "centravanti arretrato", pronto - all'occorrenza - a creargli spazio in mezzo. E Del Core (autore quell'anno di diciannove reti) sulla sinistra, in grado di finalizzare i suoi assist. Non v'è dubbio: un attacco di levatura, per la C2. De Zerbi giocò in maglia rossonera tre stagioni (dal 2002 al 2004), realizzando complessivamente diciotto reti. Passò poi all'Arezzo. Foggia, però, gli rimase nel cuore, tanto da tornarci per iniziare la carriera da allenatore. De Zerbi, Mounard e Sarno, citati in ordine di apparizione allo Zaccheria, sono stati i fantasisti che - nel nuovo millennio, prima di Curcio - hanno più inciso sul piano realizzativo. Tutti, infatti, sono andati in doppia cifra almeno in un campionato. Indossavano la maglia "numero 10" come, oggi, Curcio. Quella dei calciatori di maggior talento, quella che in Italia è stata - negli ultimi decenni - di Totti, Del Piero, Zola, Baggio... Insomma, delle cosiddette mezzepunte: giocatori abili tecnicamente, in grado di alternare la finalizzazione (come attaccanti) alla costruzione del gioco (come centrocampisti). Curcio, di fatto, è l'erede dei grandi "numeri 10" del passato, quelli che hanno scritto pagine indelebili nella storia rossonera. Centrocampisti "puri" (mezzeali, non trequartisti), calciatori d'alto livello che hanno giocato col Foggia in A. E forse anche per questo, non hanno segnato così tanto: Maioli, Delneri, Barone, Stroppa.
Massimo G. Marsico

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