Foggia, il Diavolo non è poi così nero come lo si vuol dipingere

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Il Foggia va. Nonostante tutto. In classifica viaggia a ritmo play-off, non ci fosse di mezzo quella sciagurata penalizzazione la formazione di Zdenek Zeman sarebbe lì a ridosso delle primissime al quinto posto. A -8 dalla vetta.
Ben al di sopra delle più rosee previsioni della vigilia.

Eppure c’è chi non perde occasione per storcere il muso e per obiettare sul cammino dei rossoneri in campionato. Alimentando il fuoco delle polemiche.
Particolare che non è sfuggito dalle parti di Viale Ofanto, e che ha costretto il ds Peppino Pavone in tutta fretta a fare delle doverose puntualizzazioni: “Il futuro è nostro, stiamo andando benissimo. Non capisco tutto questo disfattismo”, così in sintesi ha tuonato l’ideologo di Zemanlandia, al quale l’estate scorsa patron Canonico ha consegnato le chiavi del nuovo corso del calcio foggiano.

Ed al quale ha chiesto di replicare sia alle provocazioni del tecnico boemo (che ha inteso chiarire il suo personale punto di vista rispetto ai reali obiettivi perseguibili in stagione), che alle sollecitazioni di una critica che evidentemente non tiene conto del fatto che per la stagione in corso gli investimenti sono stati mirati e tesi comunque al contenimento dei costi.
Checchè se ne pensi, però, il Foggia sta facendo il suo, e seppur senza entusiasmare sotto il profilo del gioco è ampiamente in linea coi programmi di partenza.
Il trend è decisamente positivo, da 7 turni il Foggia non conosce sconfitta, ed anche i numeri confortano il cammino dei rossoneri, che in 18 gare ufficiali (15 di campionato e 3 di Coppa Italia) hanno inanellato una striscia di 8 vittorie, 7 pari e 3 sconfitte), mettendo a segno 28 gol e subendone 17.
E allora perché tutto questo ingiustificato disfattismo?

Se lo è chiesto Pavone in primis, ma se lo chiedono anche coloro che il Foggia di Zeman lo hanno visto all’opera nelle precedenti tre esperienze del tecnico boemo in rossonero.
E che sanno bene quanto, soprattutto in avvio, sia complicato allinearsi alle teorie del tecnico di Praga.
Anzi, sotto certi versi quello attuale sta addirittura esprimendosi meglio di quelli che lo hanno preceduto, almeno sotto il punto di vista della continuità dei risultati Curcio e compagni stanno imprimendo un ritmo alla loro stagione che li dovrebbe portare tranquillamente a centrare un posto nei play-off.

Ormai quasi a metà del guado, il Foggia viaggia ad una media di 1,66 punti a gara, il che dovrebbe consentirgli di chiudere ad oltre 60 punti, quota che garantirebbe abbondantemente l’accesso agli spareggi-promozione.
Solo quattro squadre ad oggi hanno fatto meglio dell’undici di Zeman: nell’ordine Bari (33) e Palermo (29), attese protagoniste della vigilia, e le sorpresissime Turris (28) e Monopoli (27).
Tutte le altre sono dietro, a cominciare da Catanzaro (24) ed Avellino (24), che pure dispongono di un potenziale superiore a quello dei rossoneri, ma che stanno incontrando imprevedibili ed impreviste difficoltà.
In campionato il Foggia ad oggi solo due volte è andato in bianco: contro la Turris (0-2) allo Zaccheria ed a Palermo (3-0), contro cioè due avversarie che lo sopravanzano in classifica, con le altre ha retto più che dignitosamente il confronto, ha battuto il Monopoli (1-0) in casa ed ha pareggiato a Bari (1-1). Catanzaro ed Avellino, invece, le dovrà affrontare in quest’ultimo scorcio di girone di andata prima del giro di boa.
C’è però forse una ragione che non mette tutti d’accordo e che qua e là alimenta qualche polemica di troppo: la presenza in panchina di un guru come Zeman è ingombrante e finisce con il generare inevitabili aspettative.
Che si riflettono negativamente quando in campo il Foggia va incontro a qualche battuta a vuoto. Come è capitato domenica scorsa a Campobasso dove, dopo aver dominato nel primo tempo, la squadra si è spenta improvvisamente nella ripresa. Ma il boemo non ha la bacchetta magica e non può fare miracoli, lo ha ribadito proprio la scorsa settimana a chiare lettere, e quelle sue verità sulla reale consistenza dell’organico a disposizione hanno finito con il generare qualche malumore di troppo nell’entourage rossonero.

Guai però a provocare Zeman, che stuzzicato sull’argomento è andato dritto al cuore del problema, chiarendo una volta per tutte che la squadra che si ritrova fra le mani gli va più che bene, e si diverte un mondo ad allenarla e a migliorarla.
Ma non si dica che ha nelle sue corde le caratteristiche per essere già vincente.
Ci vorrà pazienza, ma soprattutto ci vorrà del tempo per vedere all’opera la squadra dei desideri. E non è detto che alla fine ci si riesca.
Ecco perché il Diavolo è forse meno nero di come lo si vuol dipingere.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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