Il Foggia rivede la C in fondo al tunnel. Tutto ormai porta nella direzione di una probabilissima riammissione che sarebbe oro colato. Ma adesso serve mettere a punto una strategia che si rilevi vincente, e che sia in netta contrapposizione con quanto si è visto in questi primi sei mesi di gestione del tandem Casillo-De Vitto. L’aspetto centrale è proprio questo: il Foggia oggi ha innanzitutto bisogno  di una filiera tecnica coerente. L’arrivo di Gianni Francavilla come direttore generale avrà un senso soprattutto se accompagnato dall’arrivo di un direttore sportivo complementare, cioè più operativo sul mercato e sulla costruzione dell’organico.

Una opportunità unica. Forse irripetibile. Guai a non sfruttarla fino in fondo. La riammissione in C (a questo punto probabilissima) attraverso la porta secondaria, spalanca improvvisamente orizzonti inimmaginabili per il Foggia. Che adesso dovrà essere abile a coglierli nella loro interezza, e a trasformarli in una voglia di rivalsa che di sicuro comincia ad animare i vertici rossoneri. Non è un caso che questi siano i giorni della grande riflessione a viale Ofanto, durante i quali si intende dare precedenza assoluta ai fatti. E non è nemmeno un caso che dal giorno della caduta in D (era il 26 aprile scorso), il rubinetto delle parole si sia chiuso, per lasciare spazio ad una valutazione a tutto tondo sugli errori a ripetizione commessi che sono stati alla base del fallimento sportivo. E che, evidentemente, per il futuro bisognerà assolutamente evitare. Anche perché non sempre le ciambelle riescono col buco, e se stavolta con ogni probabilità andrà di lusso e la C alla fine sarà salva, non è detto che la prossima volta ci si possa imbattere in un’altra scappatoia per salvare capra e cavoli. Uomo avvisato mezzo salvato: d’ora in avanti i rischi sarà meglio prevenirli, anche perché per fortuna davanti di tempo per meditare sulle scelte ce n’è a sufficienza, il default della Ternana prefigura scenari che solo un mese fa parevano lontani anni luce, paradossalmente la retrocessione sul campo del Foggia potrebbe rivelarsi un’incredibile volano per tutta una serie di innegabili vantaggi che è destinata a portarsi dietro.

Il dramma si è consumato definitivamente. Dopo una stagione vissuta costantemente a ridosso della zona retrocessione, il Bari saluta la Serie B e precipita in Serie C. Ai pugliesi serviva una vittoria al Druso nel ritorno del playout contro il Sudtirol, dopo lo 0-0 maturato al San Nicola, ma la squadra non è riuscita nemmeno a trovare la via del gol. Un altro pareggio a reti bianche che, in virtù del miglior piazzamento in classifica, condanna il Bari e salva gli uomini di Castori.

Dodici anni di successi non si possono cancellare con un colpo di spugna, l’Audace è stato il gioiello di famiglia custodito gelosamente, e che adesso è passato in altre mani. Ma il peso dell’eredità è un fardello ingombrante, perché non sarà semplice per chi subentra fare meglio. Il commiato dell’ormai ex presidente si è compiuto in punta di piedi.

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