Giuseppe Albanese, 42 anni, è sotto processo per il triplice tentato omicidio aggravato da premeditazione e mafiosità avvenuto al rione Candelaro il 6 settembre 2016.
Albanese è accusato di essere uno dei tre killer che spararono da un’auto in corsa al boss Roberto Sinesi, ferendolo al petto. Sinesi era in macchina con la figlia Elisabetta e il nipotino di 4 anni, che rimasero illesi. L’agguato è collegato alla guerra tra i clan Moretti/Pellegrino/Lanza e i Sinesi/Francavilla.
Albanese fu arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo su ordinanza del gip di Bari chiesta dalla Dda. L’imputato si dice innocente.
Ad accusare Albanese sono quattro pentiti: a Pietro Antonio Nuzzi, Carlo Verderosa e Andrea Romano - le cui dichiarazioni erano alla base dell’arresto dell’imputato - si sono aggiunte successivamente quelle di Patrizio Villani. Per controbattere all’accusa e sostenere l’inattendibilità dei collaboratori di giustizia, l’avvocato Francesco Santangelo ha depositato una lista testi con 120 nomi. Tra questi figurano gli scampati: il boss Sinesi, detenuto dal 9 settembre 2016, che sconta 17 anni per racket e armi, e su cui pende un’ulteriore condanna in appello a 9 anni per mafia; la figlia; e l’allora bambino: dovranno raccontare cosa successe il pomeriggio del 6 settembre 2016.
Il processo (il pm ottenne nei mesi scorsi dal gip il giudizio immediato saltando l’udienza preliminare; la difesa ha interesse ad ascoltare i testi ragion per cui non ha optato per il rito abbreviato) si preannuncia lungo.
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