Un ergastolo e condanne per oltre 24 anni di reclusione: è la richiesta del pm della Dda di Bari Ettore Cardinali per i cinque soggetti imputati, con diversi profili di responsabilità, nel procedimento per l’omicidio di Giambattista Notarangelo, 46enne viestano assassinato la sera del 6 aprile del 2018, in località Palude Mezzane.
Si tratta dell’ex boss e ora collaboratore di giustizia Marco Raduano (ritenuto il mandante), di Michele Notarangelo (già detenuto per altra causa) accusato di essere tra gli esecutori materiali e Michele Lapacciana, accusato di favoreggiamento. Coinvolti anche i due collaboratori di giustizia Danilo Della Malva e Orazio Coda.
Giambattista Notarangelo fu ucciso mentre si stava occupando del pascolo: fu colpito da almeno 16 colpi sparati con due pistole e un fucile e fu lasciato agonizzante nel terreno nelle campagne di Vieste.
A innescare la guerra intestina in quegli anni - ricostruisce il gip nell’ordinanza cautelare - fu l’omicidio tre anni prima, il 26 gennaio del 2015, sempre a Vieste, del boss Angelo Notarangelo ritenuto a capo dell’omonimo clan egemone fino a quel momento sul territorio di Vieste nell’ambito del traffico di droga, estorsione, rapine ed altri reati contro il patrimonio. Da quel delitto ci fu la scissione - ricostruiscono gli investigatori - della criminalità organizzata mafiosa in quel territorio tra due sodalizi criminali.
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