A San Marco in Lamis sono numerosi gli interrogativi sollevati dall’indagine di Procura di Foggia e Guardia di Finanza su presunti episodi di corruzione, turbativa negli appalti pubblici, induzione indebita, falso, omissione di atti d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, truffa e reati in materia di lavori pubblici. Tra gli indagati, com’è noto, ci sono diverse persone per fatti legati al paese garganico, a partire dal sindaco piddino Michele Merla (ad un anno dalle elezioni comunali del 2027), dal dirigente comunale Antonio Del Mastro, dall’ex dirigente comunale Tullio Daniele Mendolicchio (oggi al Comune di Foggia), dal funzionario comunale Giuseppe Martino e dal dirigente scolastico dell’istituto Giannone, Costanzo Cascavilla. In Comune non paiono finora esser state adottate misure di sospensione cautelare preventiva volte a tutelare l’ente fino all’accertamento giudiziario dei fatti. Eppure le questioni oggetto dell’inchiesta sono pesantissime, come quella che riguarda l'attuale dirigente del settore lavori pubblici e manutenzione, ovvero l’ingegnere Del Mastro, che per gli inquirenti avrebbe falsamente attestato l'assenza di causa e incompatibilità tra l'ufficio pubblico ricoperto e l'essere socio di Res Aedificatoria Real Estate srl, società che ha in corso di realizzazione un complesso residenziale nel paese garganico. Inoltre, la realizzazione del complesso immobiliare avrebbe comportato la commissione di gravi illeciti superati formalmente con la redazione dell'attuale Piano urbanistico generale del Comune sammarchese, atto che sarebbe viziato da irregolarità e omissioni di natura tecnica. 

L’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, esce dal procedimento giudiziario “Ambiente svenduto” relativo al presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva di Taranto. Nel 2021 era stato condannato in primo grado dal Tribunale di Taranto a tre anni e sei mesi di reclusione con l’accusa di concussione ai danni di Giorgio Assennato, ex direttore generale di Arpa Puglia. Successivamente la Corte d’Appello di Lecce aveva annullato quella sentenza, disponendo il trasferimento degli atti alla Procura di Potenza. Il collegio della Corte d’Assise del Tribunale di Potenza, presieduto da Marcello Rotondi, durante la terza udienza del processo in corso nel capoluogo lucano, ha stabilito per Vendola e altre 14 persone il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

E’ tornato in Capitanata dopo anni di assenza Raphael Rossi, l’ex amministratore unico di ASE spa, la società in house del Comune di Manfredonia per il servizio di igiene urbana. Un ritorno dovuto alla testimonianza che ha reso lunedì scorso presso il Tribunale di Foggia, nel processo nato dall’inchiesta di Procura e Guardia di Finanza chiamata Giù le mani. Rossi guidò la spa durante la gestione commissariale di Palazzo San Domenico per infiltrazioni mafiose, chiamato dal prefetto Vincenzo Piscitelli che presiedeva l’organismo. Era assente dal Golfo dal 2023, quando, terminato il commissariamento e con l’ente tornato a gestione ordinaria, l’allora sindaco Gianni Rotice gli chiese di andare via. Oggi nel processo il manager esperto di società pubbliche di rifiuti ha il ruolo di testimone mentre Rotice quello di imputato, al pari di Michele Fatone, l’ex dipendente che spadroneggiava in ASE e che rappresenta il motivo per cui Rossi è stato convocato. Quel Fatone che lui aveva denunciato per minacce e violenze. Era il 2020 quando il commissario straordinario Piscitelli chiamò Raphael Rossi ad amministrare l’ASE, l'impresa dei rifiuti che appariva a rischio di infiltrazione e condizionamento. Il manager trovò persone appassionate e competenti, ma caotiche, senza organizzazione chiara e troppo spesso demotivate. Come raccontato in aula e ancor prima nella denuncia, il primo scontro con Fatone scoppiò nell’ufficio dell’amministratore unico. 



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