Come nel gioco dell’oca, spesso si va avanti per poi tornare indietro. E’ il caso dell’abusivismo commerciale che si consuma a fasi alterne da oltre un anno in piazza Federico II, nel cuore della Foggia antica.
Il grande tappeto verde in erba sintetica - privo di qualsiasi autorizzazione in termini di occupazione di suolo pubblico (e da molti giudicato un pugno nell’occhio) - posizionato da un’enoteca che lì ha sede, dopo essere stato rimosso, per la seconda volta a fine settembre, dalla Polizia locale, era rispuntato durante le feste di Natale.
Una riapparizione di 15 giorni, alla quale poi la commissione prefettizia ha posto nuovamente argine l’altro ieri, con l’ennesima operazione di sgombero e solo su impulso di alcune segnalazioni di privati cittadini. Nelle precedenti due occasioni ha funzionato così: l’Attacco ne scriveva, qualche ora dopo il controllo istituzionale locale si ridestava e scattavano le volanti in Piazza Federico II per ripristinare l’ordine urbanistico.
Intanto però, anche dopo la terza rimozione del tappeto, sono rimasti alcuni elementi esterni di quell’arredo commerciale, altrettanto abusivi e ritenuti kitsch dagli abitanti della zona nonché da un pezzo di opinione pubblica cittadina.
Arredi che cozzano pure con il passo carrabile a tutela dell’usufrutto dell’area da parte dei residenti, per consentire, cioè, il passaggio in ordine all’ingresso nelle abitazioni.
“Cineserie en plein air” presenti, di più, in un pezzo pubblico di Foggia tutelato dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio in ragione dell’insistenza in quell’area di manufatti abitativi storici ora sfregiati dagli ingombri del lounge bar in questione.
Durante la terza rimozione del tappetone verde, la Polizia locale ha dimenticato infatti di rimuovere tubi e sostegni in legno fatiscenti che continuano dunque ad essere d’intralcio e che quell’enoteca utilizza per far passare da un vaso arboreo all’altro i filari di lucine poste dal locale per l’intrattenimento esterno dei suoi avventori.
“Una situazione che in un centro storico con un minimo di decoro non dovrebbe esserci”, commenta qualche passante a l’Attacco.
Pare inoltre che qualche residente abbia segnalato all’Ufficio mobilità e traffico del Comune di Foggia l’avvenuto furto, ormai da qualche tempo, di uno dei paletti dissuasori che impedisce transito e parcheggio di auto davanti all’ingresso delle abitazioni circostanti. Per tutta risposta, dagli uffici comunali è stato replicato: “Inutile ripristinarlo, perché lo ruberanno nuovamente”.
I residenti, insomma, continuano ad essere vessati da questo stato di cose, tra abusivismo commerciale e inerzia amministrativa. E si chiedono come è possibile che in oltre un anno non si sia riusciti a trovare una soluzione definitiva all’annoso problema. Un problema - quello rappresentato dal lounge bar di piazza Federico II così dedito al disprezzo della legalità - tanto più grave nei mesi scorsi, per le sue dinamiche precedenti.
L’occupazione di suolo pubblico era infatti ricominciata già a primavera scorsa attraverso l’apposizione in pianta stabile del grande tappeto verde. Durante l’estate era stata attaccata anche una grande strisciata di edera (finta, con tutta probabilità, anch’essa) al muro di uno dei palazzi storici che si affacciano su piazza Federico II. Erano poi sorte, inoltre, le lucine a mezz’aria sostenute da paletti piantati nella terra delle fioriere ivi presenti.
Infine un vaso “arboreo” in pietra era stato piazzato a pochi passi dal portone d’ingresso di un altro storico stabile residenziale prospiciente. Azioni che, con tutta evidenza, hanno di volta in volta configurato nuove violazioni dei dispositivi espressamente menzionati nel regolamento emanato nel 2018 dall’Area tecnica del Comune di Foggia per le norme in materia di “Occupazione di spazi ed aree pubbliche relative ai locali di pubblico esercizio per la somministrazione di alimenti e bevande”, il quale, all’articolo 7, stabilisce che “non è consentita l’installazione di dehors che risultino in contrasto con il codice della strada”.
Il divieto è stabilito anche nel caso in cui ricorra una “distanza inferiore di 5 metri da monumenti, fontane e altre opere di rilevanza storica e artistica”. l’Attacco, come detto, non è nuovo alla trattazione della questione. E per i residenti ora ritornano gli spettri di un passato recente, quando, a più riprese, segnalarono alle istituzioni, nel novembre del 2021, pure l’elefantiaca presenza di un gazebo posto da quella vineria. Gazebo che fu transennato per ben due volte dalla Polizia municipale.
Ma veniva sempre, puntualmente (a arbitrariamente), non solo ripristinato ma arricchito di volta in volta con nuovi elementi “architettonici” dai titolari del locale. Fino a quando - anche su impulso dei rappresentanti locali del Movimento 5 Stelle, l’europarlamentare Mario Furore e l’assessora regionale al Welfare Rosa Barone, che segnalarono, insieme agli articoli de l’Attacco, la palese violazione della norma e l’esasperazione dei residenti alle autorità competenti – il gazebo fu rimosso con un’operazione coatta della Polizia di stato e della Polizia municipale. Il gazebo non c’è più.
Ma il “prato” su cui poggiava è ultimamente riapparso, per poi essere nuovamente riaffidato alla legalità su impulso dei residenti. E con esso sono riapparse le altre sgradevoli aggiunte da dehors, alcune delle quali restano tuttora in quella piazza ad infastidire ed esasperare i suoi abitanti. I quali tornano a domandarsi con quale sfacciataggine sia possibile riappropriarsi ogni volta, in maniera del tutto indisturbata, di quello spazio pubblico.
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