Continua il focus de l’Attacco su criticità e sfide future delle politiche sociali del Comune di Foggia alla luce del costruendo nuovo Piano di zona, e cioè la promanazione territoriale delle linee guida impartite in materia dal V Piano regionale delle Politiche sociali 2022-2024 che detta i criteri per una progettazione integrata con le realtà del Terzo settore, funzione per la quale sono stati concepiti nuovi organismi di concertazione della governance.
Il Piano individua sette aree strategiche, strutturate in 34 obiettivi. Le 7 aree strategiche di attenzione e intervento sono, accesso e presa in carico, famiglie e minori, invecchiamento attivo, persone con disabilità e persone non autosufficienti, persone in condizioni povertà, donne e minori vittime di maltrattamento e violenza, pari opportunità. Le parole chiave sono: “ripartire”, “valorizzare”, “includere”.
Sfide per le quali il Comune di Foggia è chiamato a gestire un tesoretto di 21milioni di euro. Ma non mancano i primi malumori di associazioni del territorio e del Forum provinciale del Terzo settore che hanno partecipato ai tavoli di concertazione istituiti e svoltisi a settembre sotto la supervisione, tra gli altri attori, dell’Ambito dei Servizi sociali del Comune di Foggia.
Una nota di novembre inviata dal Forum del Terzo settore ai componenti del Coordinamento istituzionale dei Piani di zona della Provincia di Foggia stigmatizza: “Anche in questa tornata, stentiamo a riconoscere sostanziali differenze negli approcci, con il conseguente rischio che le politiche e gli interventi che si andranno a disegnare siano scarsamente aderenti ai reali bisogni in essere.
[…] un po’ dovunque sono state individuate autonomamente dagli Uffici di Piano aree tematiche spesso insufficienti per numero e per tipologia. Avremmo voluto contribuire ad individuare il numero delle aree tematiche”. Le aree tematiche individuate per i tavoli di concertazione sviluppatisi a settembre, cui la nota fa riferimento, sono “Infanzia, minori e famiglie, violenza e maltrattamento”, “Contrasto “povertà ed inclusione sociale”, “Anziani, disabili e non autosufficienti”, “Sessione Plenaria - Illustrazione e condivisione Schema del Piano di zona con la presenza di tutti gli attori sociali, pubblici e privati”.Il portavoce del tavolo su “Anziani e disabilità” è Giovanni Totta, presidente dell’Anffas Foggia (Associazione nazionale famiglie con persone con disabilità), una realtà presente da oltre 35 anni sul territorio. “Nella fase concertativa di settembre”, spiega Totta, “alle associazioni è stato presentato un piano, in molti suoi aspetti già ‘bello e pronto’, redatto dai Servizi sociali del Comune di Foggia. Senza, cioè, molti margini di discussione. Perché, ci è stato detto, ‘bisogna fare in fretta’”.
Le associazioni, con queste premesse di tipo “verticalistico”, temono che salti la fase di co-programmazione e co-progettazione che auspicano in merito alle Politiche sociali del territorio. E attendono di sapere se il Comune abbia recepito e in che modo gli spunti lanciati a quei tavoli dalle realtà del Terzo settore. “I Servizi sociali del Comune di Foggia, nelle linee programmatiche prospettateci in tema di disabilità, hanno battuto essenzialmente sulla necessità del potenziamento dell’Adi (Assitenza domiciliare integrata) e dello sviluppo del ‘Dopo di Noi’ (per cui di recente è stata inaugurata ‘Casa Giovanni Panunzio’, ndr)”.
Ma secondo Totta, in fase di concertazione, molti altri aspetti sono stati ignorati nella visione impostata dal Comune. Aspetti su cui i tavoli delle associazioni hanno provato a far luce restituendo ulteriori necessità e bisogni del territorio ai Servizi sociali per la costruzione dell’imminente programmazione. E chissà se quelle idee verranno recepite.“Sull’autismo, in termini di azioni da mettere in campo, ci è stato paventato molto poco dall’Ambito comunale”, esordisce Totta a l’Attacco.
“Manca poi una visione sulla cura delle persone con disabilità, specie i minori: abbiamo dunque proposto l’incentivo dell’attività sportiva, per la quale, attualmente, famiglie e associazioni sono costrette a pagare al Comune le rette per l’utilizzo delle palestre municipali, cosa che per noi non rappresenta di certo un aiuto e su cui chiediamo un cambio di passo in termini di sussidiarietà.
Mancano, inoltre, progettualità sul’invecchiamento attivo. Chiediamo, di più, l’inserimento della musicoterapia come strumento di cura per disabili e anziani”, continua il presidente dell’Anffas Foggia.
Criticità anche sul versante del ProVi (Progetti di vita indipendente): “E’ necessario accelerare i pagamenti dei contributi regionali che devono essere erogati dal Comune alle famiglie che ne hanno fatto richiesta. E’ evidente che se vengono snellite le pratiche forse più persone potranno accedere alla misura”. Ritardi che gravano sulle spalle dei nuclei familiari con persone con disabilità gravi.
Totta, infine, insiste sulla necessità di un rafforzamento della sinergia tra Servizi sociali del Comune di Foggia e Asl locale per una migliore integrazione socio-sanitaria: “Così, forse, si riuscirebbe a risolvere almeno una parte dei problemi delle persone affette da disabilità”. Necessario anche un imprescindibile interessamento del nuovo Piano sociale di zona al miglioramento di trasporti e pubblica viabilità al fine di favorire la mobilità di disabili e anziani: “I marciapiedi a Foggia sono tutti rotti e questo impedisce la percorribilità delle strade per le categorie fragili”.
In Capitanata uno dei maggiori esperti di politiche sociali e di percorsi per farle funzionare è il professor Paolo Cascavilla, ex assessore al Welfare del Comune di Manfredonia. Cascavilla a tutt’oggi si occupa, attraverso il suo blog, di periferie e viene invitato dalle università italiane a relazionare sul tema. “Le politiche sociali”, analizza Cascavilla a l’Attacco, “sono in continua evoluzione, cambiano in base al mutare dei bisogni e dei disagi. Ecco perché i Piani sociali di zona sono chiamati a stabilire itinerari sempre aperti all’ascolto.
Ma, fino ad oggi, forse è mancata una visione d’insieme. La concertazione con le realtà del Terzo settore è fondamentale. Bisognerebbe attuare un ‘brain storming’ a vasto raggio anche consultando, per esempio, la Polizia municipale, presidio istituzionale che conosce bene i disagi del territorio e i segnali che lancia. E’ indispensabile che le amministrazioni sappiano costruire reti di attori sociali per interpretare le realtà e costruire una serie di percorsi e di servizi aderenti ad essa”.
Per Cascavilla, un’altra azione fondamentale “abbandonata nel tempo”, è la verifica sui servizi. “Il pubblico ha smesso di controllare”, afferma. “ Quello che è accaduto nelle case di riposo è scandaloso”. Il pensiero corre al recente caso della rssa di Manfredonia Stella Maris, col maltrattamento di anziani da parte di alcuni oss. Proprio nella cura degli anziani Cascavilla intravede uno dei temi principi delle Politiche sociali del futuro: “Le solitudini si stanno sempre più incrementando ed acuendo, specie al Sud, dove il tema sta diventando cogente, tra giovani che emigrano e progressiva denatalità.
Così gli anziani restano soli. L’unica compagnia che hanno sono giganteschi televisori che le famiglie regalano loro come strumento di compagnia. Ma le solitudini restano. Ecco perché, oggi, è tanto più necessario incentivare i percorsi sociali a sostegno dell’invecchiamento attivo”.
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