Emergenza incendi, terrore a Vieste. Mix letale di azioni criminali, cambiamenti climatici, mancata prevenzione

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Fino al 24 luglio c’erano stati pochissimi roghi significativi, gli incendi erano stati facilmente tenuti sotto controllo e spenti prima di provocare grossi danni. Ieri, invece, nella giornata più difficile degli ultimi 10 anni per il capo della Protezione civile nazionale, si sono vissute ore di vera emergenza e paura sul Gargano. Un mix, anche qui, di cambiamenti climatici, azioni criminali e mancanza di prevenzione e manutenzione. Il vento caldo, l’elevata temperatura – la giornata più calda di questa ondata di calore durata almeno 10 giorni – forse la mano di qualcuno sono stati gli ingredienti del vasto incendio che ha colpito Vieste. E’ stata interessata l’area di baia San Felice: nel pomeriggio di ieri sono stati evacuati il Centro Turistico Gattarella e gli Hotel Gargano e Portonuovo.

Si parla di circa 2mila persone. ll Comune ha predisposto le varie palestre per ospitare le persone durante la notte. Il pensiero di tanti turisti e residenti è corso, con terrore, ai terribili roghi di Peschici del 2007, quando morirono diverse persone. 

Nel pomeriggio ci sono stati anche incendi  in località Ruggiano, tra San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo, e a Lucera, bosco Cimino. “Ci deve essere un costante monitoraggio perché in precedenza, prima di questa ondata di calore, abbiamo avuto tante piogge che hanno mantenuto la vegetazione verde, mentre adesso la siccità ha seccato arbusti e prati.

Dunque, il rischio è sempre quello: dopo lunghi periodi di caldo torrido, il pericolo di incendi aumenta. Non dobbiamo abbassare la guardia, insomma”, ha affermato a l’Attacco Maurizio Marrese, presidente del Wwf Foggia. In questo senso, quindi, fondamentale è l’opera di Vigili del Fuoco, Forestale e Protezione Civile.

“Ho riscontrato una maggiore presenza oltre che dei corpi preposti, anche di gruppi di volontari della Protezione Civile che intervengono sempre più rapidamente e con efficacia quando si verifica un incendio – ha evidenziato Marrese –. Per quanto riguarda, invece, le amministrazioni non ho letto nulla al riguardo o visto un’attenzione particolare rispetto agli altri anni. Non è detto che abbiano lavorato sotto traccia”. Il concetto più importante resta la prevenzione". 

“E’ un aspetto su cui si punta ancora a macchia di leopardo e c’è poca attenzione – ha sottolineato il presidente del Wwf Foggia –, mentre stiamo diventando molto bravi a intervenire per spegnere gli incendi. Dal mio punto di vista, vorrei vedere altrettanta bravura nella prevenzione. Cosa bisogna fare? Incentivare campagne educative e informative per la lotta ai roghi".

"Ad esempio, coinvolgere anche il comparto agricolo nelle norme comportamentali: paradossalmente, il presidente del Parco Nazionale del Gargano propone di andare in deroga rispetto alla legge sull’abbruciamento dei residui agricoli e puntualmente viene bocciata".

"Questo per dire che bisogna insistere con le informazioni giuste nel settore dell’agricoltura e con i cittadini, puntando in particolare a iniziative nelle scuole – ha aggiunto Marrese –. Infine, bisognerebbe attuare tutte quelle azioni che sono previste nei Piani antincendio. Sono dettagli che non vengono sempre rispettati e ribadisco che bisogna diventare bravissimi non solo a spegnere gli incendi – un aspetto fondamentale – ma anche nella prevenzione per evitare la formazione dei roghi”.

C’è anche da evidenziare una differenza del territorio. La vegetazione del Gargano (le conifere, soprattutto), ad esempio, sviluppa maggiormente il rischio di prendere fuoco rispetto alla natura presente sui Monti Dauni. 

“Più attenzione? No – ha spiegato a l’Attacco Vincenzo Rizzi, naturalista foggiano –, non vedo differenze con gli altri anni. Bisogna prestare attenzione quando si accendono fuochi, evitare di andare in giro con auto con marmitte catalitiche fuori dalle strade, allestire barbecue in aree non attrezzate. Speriamo che la situazione resti così anche quando si alzerà il vento”.

 Proprio ieri è stata una delle giornate più difficili dal punto di vista degli interventi. In particolare sul Tavoliere delle Puglie e il Gargano. Forse per questo uno degli operatori della Protezione Civile ascoltato da l’Attacco ha detto che “non c’è tanta differenza rispetto agli altri anni quando forse abbiamo avuto dei roghi più significativi. A tal proposito, Coldiretti Puglia ha informato che “nel 2022, in provincia di Foggia, sono stati registrati 4.549 incendi, secondo il report dei Vigili del Fuoco”. 

Una situazione, secondo l’associazione agricola, che sta facendo “emergere ancora una volta la fragilità della rete della prevenzione nei boschi e nei parchi, essenziale a evitare che ogni anno vadano in fumo area di inestimabile valore ambientali e paesaggistico, oltre che produttivo.

Gli incendi stanno mangiando centinaia di ettari sul Gargano, interessando anche le aziende agricole: fenomeni gravi che distruggono ambiente, raccolti e paesaggio. Per ricostituire i boschi ridotti in cenere dal fuoco ci vorranno fino a 15 anni con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo. Se certamente il divampare delle fiamme è favorito dal clima anomalo, a preoccupare è l’azione dei piromani”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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