E’ fortemente inquinato il tratto di mare di fronte alla foce del Candelaro, a Manfredonia. Non è una novità, ma ciò che preoccupa è che la condizione delle acque sia addirittura peggiorata rispetto alle precedenti rilevazioni. A dirlo è Legambiente, che ha presentato i risultati delle analisi microbiologiche eseguite sulle acque marine e lacustri in Puglia, grazie a Goletta Verde e Goletta dei Laghi. Sono quasi tutti entro i limiti di legge: su 29 punti costieri monitorati da Goletta Verde - di cui 3 alle foci e 26 punti a mare – ben 28 sono risultati nella norma. Un solo punto è giudicato fortemente inquinato da Goletta Verde ed è proprio la foce del Candelaro. Secondo i dati del Portale Acque del Ministero della Salute, questa zona non risulta campionata dalle autorità competenti come spesso accade in corrispondenza delle foci. Tutti entro i limiti gli altri 28 punti: 2 in provincia di Foggia, 6 nella provincia di Barletta-Andria-Trani, 4 in quella di Bari, 5 di Brindisi, 6 di Lecce e 5 di Taranto. Tuttavia, solo in 14 sui 29 punti monitorati è stato avvistato il cartello informativo sulla qualità delle acque, obbligatorio per legge da molti anni.
Per quanto riguarda invece il monitoraggio lacustre, la Goletta dei Laghi ha monitorato 3 punti: uno sul lago di Lesina, due sul lago Varano (di cui uno presso il canale emissario). I due punti campionati sulle sponde di quest'ultimo lo scorso 14 luglio nel Comune di Cagnano Varano, con prelievi eseguiti in località Foce Varano, presso l’inciso, e all’ex Idroscalo Militare Ivo Monti, sono risultati entro i limiti di legge; stesso risultato anche per il prelievo presso il lago di Lesina. I prelievi di Goletta Verde e Goletta dei laghi vengono eseguiti da tecnici, volontari e volontarie di Legambiente.
L'ufficio scientifico dell'associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando i laboratori sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli). Per la Goletta Verde, il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai Km di costa di ogni regione.
Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia, i giudizi si esprimono sulla base di un preciso schema: inquinato quando gli enterococchi intestinali superano i 200 UFC/100 ml e/o il tasso di Escherichia coli è superiore ai 500 UFC/100ml; fortemente inquinato quando gli enterococchi intestinali sono oltre i 400 UFC/100 ml e/o l’Escherichia coli è maggiori di 1000 UFC/100ml.
“Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti, nonostante ci sia stato un peggioramento di uno dei punti, ossia il mare di fronte alla foce del Candelaro, a Manfredonia”, ha commentato Daniela Salzedo, direttrice Legambiente Puglia. “Questo ci fa capire che non dobbiamo mai far calare l’attenzione e che è necessario continuare con gli interventi di manutenzione delle reti fognarie e degli impianti di depurazione. Non dimentichiamo che sono 22 gli agglomerati urbani pugliesi in cui sono urgenti i lavori per uscire dall’infrazione europea sulla depurazione; essi contribuiscono alla multa comunitaria per l’Italia, che ci sta costando complessivamente decine di milioni di euro all’anno. Sono anche questi i cantieri della transizione ecologica di cui ha bisogno la nostra regione”.
“Quello che Legambiente rileva è risaputo da tempo, basta leggere i dati ufficiali di Arpa sullo stato del torrente Candelaro, che è sicuramente il più inquinato tra quelli pugliesi”, sottolinea a l’Attacco il naturalista foggiano Vincenzo Rizzi.
“Bisogna sviluppare un progetto complessivo che riguardi tutto il bacino del Candelaro e che garantisca una maggiore rinaturalizzazione. Gli strumenti più adatti sono legati al Contratto di fiume. Ne parlai qualche tempo fa col presidente della Commissione ambiente della Regione Puglia e mi sembrò anche possibilista ad accogliere istanze di questo tipo. E’ importante che il territorio sia unito su tale fronte, perché avere un torrente vivo, che non trasporti solo liquami a mare, significa non solo migliorare la qualità della vita di tutti quanti e dell’ambiente, della biodiversità, ma anche creare opportunità di lavoro. Se nel comparto turistico avessimo, lungo la Riviera Sud di Manfredonia e in generale nel Golfo, una qualità maggiore delle acque, ci sarebbero delle ricadute assolutamente positive”, continua Rizzi.
“C’è tanto da fare, a partire dal contrasto del prelievo abusivo, oltre che autorizzato, di acqua sul Candelaro da parte degli agricoltori. Un problema che è sempre stato sottovalutato ma che è gravissimo, perché contribuisce in maniera decisiva a uccidere biologicamente questi torrenti. Servirebbe un’attenzione maggiore da parte di tutte le istituzioni operanti nel territorio. E poi ribadisco: il Contratto di fiume può essere una soluzione per elaborare una progettualità condivisa tesa a recuperare questo immenso patrimonio. Va ricordato che l’acqua dei nostri corsi è una risorsa limitata in Puglia e che si concentra principalmente in provincia di Foggia. Corsi d’acqua che vengono però trascurati e presentano seri problemi sul piano ambientale. Mi sorprende, ad esempio, che non ci siano indicazioni - nel report di Legambiente e Goletta Verde – anche per l’Ofanto e il Fortore, le cui situazioni sono entrambe molto delicate e preoccupanti. La risposta che va data è istituzionale e deve consistere in un lavoro costante da portare avanti durante tutto l’anno, tenendo presente che ne va del nostro futuro. Non può concentrarsi solo all’indomani della notizia data da Legambiente”.
“Il Candelaro recepisce i nutrienti immessi dai depuratori o derivanti dall’agricoltura, dai pascoli”, sottolinea a l’Attacco l’ambientalista di Legambiente Gianfranco Pazienza, ex ricercatore del CNR Ismar di Lesina.
“Dall’agricoltura, ovviamente, dipende la maggior parte della concimazione azotata. Bisognerebbe capire quali sono, lungo il Candelaro, le colture e gli allevamenti che impattano. La foce del Candelaro, che come Goletta Verde monitoriamo da sempre, riguarda la fascia di costa a monte e a valle della foce. Tutti i fiumi alla foce vedono inquinanti, a meno che non si trovino all’interno di parchi protetti. Il problema è ragionare sugli apporti a monte. Se la qualità del mare lì è scadente è per quanto avviene a monte. Non possiamo buttare in mare l’acqua dolce, di cui abbiamo terribilmente bisogno per le attività agricole”.
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