Amarezza del procuratore: “Mi aspettavo di vedere più gente. Avverto fase di stanca dell’antimafia sociale”

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Chi, nell’introdurre gli interventi susseguitisi dopo la celebrazione eucaristica, ha denunciato per primo un certo disinteresse della collettività alla memoria dei fratelli Luciani è stato il rappresentante del presidio sammarchese di Libera: “Mi ha stupito – ha detto – ascoltare persone in strada che, nel notare i rappresentanti delle forze dell’ordine convenuti all’iniziativa, si chiedessero il perché della loro presenza in paese”. Un passaggio, questo, a sottolineare con delusione come, probabilmente, in diversi cittadini di San Marco in Lamis sia già svanito il ricordo della drammatica data del 9 agosto e del suo significato più profondo. “E invece – ha chiosato sul punto l’associato di Libera – questa è una data che ognuno di noi dovrebbe segnare sul proprio calendario”. Gli ha fatto eco il procuratore Vaccaro, che, durante la sua testimonianza pubblica, ha sostanzialmente affermato ciò che ha ribadito pure a l’Attacco a margine dell’iniziativa.

E cioè quanto segue: “Sono stato presente tutti gli anni a questa commemorazione – ha affermato il titolare della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia - anche perché il quadruplice omicidio di San Marco coincise proprio con il mio insediamento nel capoluogo dauno. Pensavo, però, di trovare più persone, più società civile anche sul posto (il riferimento è sia al consesso riunitosi per la deposizione della corona di fiori sul luogo della strage, sia al numero di presenti in una chiesa che non si è riempita come in passato ndr). Avverto – ha sottolineato Vaccaro - come una stasi, una sorta di fiacchezza, di stanchezza dell’antimafia sociale. Credo perciò che non bisogni solo ricordare i fratelli Luciani, ma farne memoria, che è cosa diversa. E’ necessario che la gente comprenda innanzitutto che siamo tutti vittime di mafia. Perché la mafia colpisce non soltanto la singola vittima e i suoi familiari ma l’intera comunità. Sotto quest’aspetto – ha proseguito -, in questo momento storico vedo manifestarsi una fase di stanca della reazione sociale al fenomeno mafioso. Le istituzioni, su tale versante, sono presenti, sia le istituzioni nazionali sia alcune istituzioni locali. Ma deve essere la comunità a compiere uno sforzo in più per reagire alla criminalità. Per far questo è fondamentale la consapevolezza che la presenza delle organizzazioni criminali, mafiose e non, riguarda tutti. Ognuno di noi, allora, deve contribuire a diffondere la cultura della legalità e del rispetto delle regole, ciascuno nel proprio piccolo. Solo così può generarsi una cultura della legalità, che è l’antidoto migliore, in termini di anticorpo sociale, contro il virus della criminalità”.

Durante il suo discorso in chiesa Vaccaro ribadirà: “Quando accadde, sentii che quella strage offendeva tutti. Ma manca ancora una risposta corale della comunità, e invece tutti noi abbiamo l’obbligo di dare una risposta contro la mafia: quella risposta è l’impegno”.

Sulla stessa linea il prefetto Valiante, il quale ha detto al pubblico presente: “Negli ultimi anni è stata effettuata un’attività di contrasto, sia in termini processuali che investigativi, che ha consentito, grazie all’incessante ed encomiabile lavoro di magistratura e forze dell’ordine, di destabilizzare le formazioni mafiose privandole di figure di vertice e ponendo le condizioni per nuove collaborazioni con la giustizia che potranno rivelarsi fondamentali per destrutturare definitivamente i clan mafiosi. Lo Stato sta facendo un lavoro importante, con una perfetta sinergia tra le varie articolazioni, e c’è un’attenzione fortissima da parte dell’apparato centrale. Questo lavoro – ha proseguito il prefetto di Foggia - verrà ulteriormente allargato, continuando sulla strada intrapresa dallo Stato in termini di vicinanza agli enti locali, alla società civile e agli operatori economici del territorio”. Ma, questo il senso del suo prosieguo, non può essere una battaglia esclusiva tra le istituzioni e la criminalità organizzata. “E’ importante – l’appello rivolto, infatti, anche da Valiante - superare questa fase di incertezza della comunità e di tutte le sue componenti, che sembrano quasi assistere passivamente a questa partita tra le forze della legalità e chi è dalla parte opposta. Bisogna invece fare un passo in avanti deciso, perché in questo momento non ci sono più alibi. Lo Stato è presente e sta operando con forza, veemenza e determinazione”.

E se per il comandante Miulli è importante che “ognuno dichiari la propria presa di posizione contro la mafia anche solo con la presenza”, auspicando che “questa chiesa l’anno prossimo possa essere gremita, e l’anno successivo non basti a contenere le persone che prenderanno parte alla cerimonia”; per l’onorevole Pellegrini “il 9 agosto è una data che ricorda il martirio dei fratelli Luciani ma anche una data di speranza perché ha fatto registrare la grande risposta dello Stato contro la criminalità organizzata del territorio. Ma la battaglia non è ancora vinta – il monito del deputato foggiano  – perché in questi ultimi anni non è avvenuto nella società civile il moto rivoluzionario che ci si aspettava. Lo Stato ha dotato questo territorio di tutti gli strumenti, come la Dia, per combattere la mafia. Ma nessuno di noi deve delegare ad altri questa battaglia, tutti possiamo fare qualcosa contro le organizzazioni criminali mafiose”.

Poi l’intervento di Alessandro Zito, presidente della Fai territoriale, che ha parlato di “silenzio ancora troppo assordante di molti operatori economici che non denunciano le estorsioni subite anteponendo l’alibi che non cambierà mai nulla. Invece qui, con il robusto lavoro dello Stato – ha detto Zito -, è già cambiato tutto: i boss e i loro sodali sono tutti in carcere. Possibile che molti imprenditori non abbiano ancora il coraggio di venire da noi per farsi aiutare nella denuncia? Basta questo silenzio, vi aspettiamo per le denunce”, ha chiosato.

Infine Daniela Marcone e don Luigi Ciotti di Libera. Per la prima “la memoria è cambiamento da compiere giorno per giorno: parlare di mafia non significa denigrare la nostra terra, perché l’omertà è ciò che la denigra e che alimenta il fenomeno mafioso”.

Per il secondo “l’indifferenza sta facendo la differenza, e invece bisogna trasformare il ricordo del passato in etica del presente, l’emozione degli attimi dopo la strage in sentimenti profondi. Ma la politica lavori per contrastare povertà socio-economica e ingiustizie”.

A margine dell’iniziativa anche la nota di Coldiretti, associazione di categoria (di cui erano soci i fratelli Luciani) presente alla commemorazione con il neopresidente provinciale Mario De Matteo. “Anche a causa dei fenomeni inflazionistici e speculativi – fa sapere Coldiretti Puglia - sono salite a 440mila le famiglie in povertà relativa, passate in 1 anno dal 18,1% al 27,5%, tra le quali la criminalità trova terreno fertile per infiltrarsi, con la malavita che approfitta della situazione di difficoltà in cui si trova una fetta crescente di persone costrette a far ricorso alle mense dei poveri e molto più frequentemente ai pacchi alimentari”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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