“Abbiamo lottato a continueremo a farlo. La verità appartiene a tutti”. Questo l’incipit dell’intervento pubblico in chiesa da parte di Marianna Ciavarella (vedova di Aurelio Luciani). “Oggi però di questa verità - ha proseguito la donna - sappiamo solo il finale: ovvero la morte di Aurelio e Luigi. Una morte dal titolo ‘mafia’. Vorrei dire a questa gentaglia mafiosa ‘immedesimatevi nelle nostre vite, nei nostri figli che crescono senza un padre, alcuni senza mai averlo conosciuto’. Ma poi realizzo che è un atto che costa troppa fatica a chi vive solo per sé stesso”. Le ha succeduto l’altra vedova Luciani, Arcangela Petrucci, che in occasione del sesto anniversario della morte di suo marito e suo cognato ha scritto al presidente della Repubblica Mattarella. Una lettera menzionata in molti passaggi anche ieri, nella chiesa della Santissima Annunziata di San Marco in Lamis. l’Attacco ne riporta di seguito alcuni estratti.
“Egregio presidente Mattarella, nel sesto anniversario della morte di mio marito e di mio cognato ho deciso di scriverle una lettera e lo faccio pubblicamente perché sono stata educata ad assumermi la responsabilità di ogni singola parola che dico e scrivo, anche se questo potrebbe comportare non pochi disagi. Luigi e Aurelio avevano una lunga vita davanti, tanti progetti da realizzare e invece in pochi attimi tutto questo è stato distrutto, spazzato via. Dalle mie parti, nonostante quello che è successo e che continua a succedere, c’è ancora chi minimizza o addirittura nega l’esistenza della criminalità asserendo che è una pura invenzione di magistrati e forze dell’ordine a cui va tutta la mia stima, solidarietà e sostegno per tutto il lavoro che svolgono, spesso sotto organico e con pochi mezzi a disposizione”.
“Ma questo minimizzare la presenza della mafia, ho notato con grande dispiacere che non è circoscritto solo al mio territorio. Spesso si viene accusati di infangare il nostro Paese. La nostra meravigliosa Italia, come lei ben sa, è una terra ricca di arte, di cultura di eccellenze, non è una terra mafiosa. Però in Italia la mafia esiste, distrugge e brutalizza tutto ciò che tocca. E chi sporca l’immagine della nostra bella Italia sono i mafiosi, i corrotti, coloro che pensano che con la prepotenza e la violenza possono ottenere tutto quello che vogliono, non chi quotidianamente denuncia tutta la sporcizia che ci circonda. Alle volte penso che l’unico diritto che si ha è quello di piangere i propri cari che non ci sono più. Perché, presidente, chi esprime una propria opinione, parere, consiglio, dubbio o perplessità, diversa da chi di volta in volta ci governa, viene messo alla gogna, magari sui social, cosa che penso succederà anche a me dopo questa lettera”.
“La cosa più triste è che a volte a lanciare una campagna di odio contro qualcuno è proprio chi dovrebbe rappresentarci, tutelarci, sostenerci e dare il buon esempio. Mi creda, signor presidente, letteralmente ‘offrirei’ la mia vita se mio figlio (che all’epoca della tragedia aveva solo 11 mesi) oggi potesse trascorrere un solo giorno con suo padre. Sono così stanca, ma oggi ancora una volta ad alta voce chiederò verità e giustizia per i miei cari. Come è stato detto da Peppino Impastato: ‘La mafia è solo una montagna di merda’”.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).