Nuova giostra dei parroci, Carmine resta senza e andrà sotto gestione esterna. Residenti e fedeli preoccupati

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Sta per succedere anche a Lucera quanto già visto in alcuni piccoli centri dei Monti dauni e della stessa diocesi, vale a dire la “scopertura” di parrocchie che non avranno (almeno per il momento) una guida spirituale propria. Sono le ultime settimane di presenza, infatti, di don Vincenzo Onorato alla comunità di San Matteo al Carmine che è giunto ai canonici 9 anni di incarico, senza che però conosca ancora la sua nuova destinazione. Il sacerdote si è limitato a confermare la circostanza ma anche a precisare che la parrocchia conserverà il titolo giuridico e continuerà la sua attività pastorale (preparazione ai sacramenti, catechismo, messe domenicali), con modalità che ovviamente non saranno più di sua competenza, perché la parrocchia andrà sotto la gestione di quella confinante di San Giacomo Maggiore Apostolo.

La decisione del vescovo Giuseppe Giuliano non è stata ancora messa per iscritto e presumibilmente l'annuncio ai fedeli sarà dato il prossimo 28 ottobre, giorno in cui è in programma la cerimonia delle Cresime, ma negli ultimi giorni la notizia ha fatto il giro delle strade del quartiere, anche perché il Consiglio pastorale si è recato in Curia a chiedere ulteriori spiegazioni anche su come materialmente potranno essere assicurati i servizi, visto che a San Giacomo opera un solo presbitero, don Donato D'Amico, che è anche vicario vescovile e pure docente di Teologia al Seminario di Molfetta, per cui già fortemente impegnato personalmente. È vero che si avvale di un collaboratore, don Angelo Lombardi che però ha 79 anni, e quindi difficilmente potrà garantire lo stesso tipo di assistenza rispetto a uno “residente”.

E la preoccupazione della gente è legata anche a un crescente, e per alcuni dilagante, degrado sociale della zona in cui la qualità della vita è sensibilmente calata, tra furti, occupazioni abusive, stupefacenti in circolazione, deturpazione dell’arredo urbano e abbandoni di rifiuti che mal si conciliano con una serena convivenza civile.  

"Non è certo un parroco che può risolverli, ma se ci tolgono pure quello, allora siamo ancora più abbandonati a noi stessi", ha detto un vecchio abitante nei pressi della chiesa che peraltro è una delle più importanti della città e della diocesi dal punto di vista storico artistico, tanto da fare temere anche per la sua fruibilità, così come per il sistema di accoglienza e sostegno di persone bisognose che era stato messo su in parrocchia, anche grazie alla disponibilità di immobili nelle vicinanze. L’anno scorso, per esempio, per diversi mesi sono state ospitate e assistite famiglie ucraine in fuga dalla guerra, ma si tratta di attività quotidiana offerta anche a lucerini e altri stranieri.

Monsignor Giuseppe Giuliano è parso irremovibile rispetto alle inquietudini manifestate dai rappresentanti di una comunità di circa 3.000 persone, e comunque dal prelato sono attese nei prossimi giorni anche altre decisioni sulla collocazione di sacerdoti, a partire da don Rocco Malatacca che si trova della stessa situazione di Onorato ma è stato destinato a Celenza con competenza anche su Carlantino. Altri provvedimenti sarebbero imminenti, in vista di una nuova riorganizzazione del clero diocesano, per il quale è sempre più probabile l’arrivo di “rinforzi” dall’Asia. 

L’Attacco aveva anticipato questa “soluzione” già da maggio scorso, rivelando l’esistenza di interlocuzioni con un paio di congregazioni religiose che hanno una certa “abbondanza” e quindi in grado di favorire quella autosufficienza pastorale sempre più difficile da garantire con sole “forze” locali, aprendo di fatto a un fenomeno che alle latitudini della chiesa di Lucera-Troia è ancora di fatto inesistente, al contrario di altri contesti dove ormai c’è una maggiore consapevolezza e presa di coscienza da parte dei fedeli a farsi accompagnare da persone straniere.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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