“Benvenuti a Dubai”, ci scherza su Maurizio de Martino quando accoglie l’Attacco nel suo ufficio all’interno della sede della Mib, nel centro di San Severo. L’imprenditore, ormai noto come Mister Miliardo, ha deciso di rompere il silenzio per la prima volta su queste colonne, dopo l’articolo pubblicato domenica da Repubblica. de Martino è finito agli onori della cronaca quando a dicembre 2021 è partita l’indagine che ha coinvolto decine di persone, per una presunta truffa ai danni dello Stato, messa in piedi dalla Mib, Mama International Business, avvalendosi dei bonus edilizi. Secondo la Procura di Roma (che poi ha passato il fascicolo a Foggia per competenza territoriale) la società avrebbe emesso fatture false per maturare crediti fittizi. Per un totale di 1,3 miliardi di euro. La cifra, tanto alta da far tremare le vene nei polsi, valse a de Martino il suo soprannome. Al tempo si parlò di cantieri e addirittura di azienda fantasma, bastò un semplice sopralluogo a San Severo in primis e poi nelle diverse città in cui risultava operante la Mib per acclarare i fatti. Il signorile palazzo di via Matteo Tondi era ed è anche oggi la sede legale della società mentre sono decine le case e i condomini in cui erano stati avviati i cantieri per eseguire i lavori incentivati dai bonus, fermi da quando la Procura ha disposto il sequestro preventivo dei beni della società. I protagonisti della vicenda in ogni occasione si sono detti estranei agli addebiti contestati, fiduciosi nell’operato della magistratura e nell’esito delle indagini. Nell’edizione della domenica di Repubblica è spuntato un articolo che nuovamente mette sotto la lente d’ingrandimento quei fatti, con una lettura contestata da de Martino in maniera categorica. In una nota, l’imprenditore ha illustrato tutte le inesattezze esposte sul quotidiano. Oggi parla per la prima volta a l’Attacco di questa tormentata vicenda.
Il giornalista sostiene che lei si sia rifugiato a Dubai dopo che la “truffa” è stata smascherata.
Allora, se è così, benvenuta a Dubai! Scherzi a parte, non ho mai nemmeno pensato di lasciare San Severo e l’Italia, vivo regolarmente qui, mi occupo dei miei affari da qui. Certo, viaggio molto per lavoro e spesso mi reco anche a Dubai, come pure a Londra ed in altri luoghi del mondo ma sto via per pochi giorni, alla fine rientro sempre qui. Come peraltro sanno molto bene i rappresentanti delle istituzioni con i quali mi sono interfacciato spesso, in un proficuo rapporto di collaborazione. Tutti conoscono i miei spostamenti: non ho nulla da nascondere e soprattutto nulla da cui fuggire. Del resto la data del rilascio del mio ultimo passaporto è luglio 2023, a conferma del fatto che le autorità non abbiano intravisto alcun pericolo nella mia condotta e alcun rischio nei miei viaggi. Vivo qui, partecipo ad iniziative pubbliche, frequento questi luoghi, tutti mi vedono in giro. E’ assolutamente infondata la storia che io mi sia trasferito a Dubai.
Nell’articolo di Repubblica si fa riferimento ad una pronuncia della Corte di Cassazione che avrebbe confermato le decisioni dei gradi di giudizio precedenti, di che cosa si tratta?
E’ la sentenza relativa al ricorso che presentammo in origine, sulla misura cautelare del sequestro, l’udienza si è tenuta a settembre 2022, il dispositivo uscì dopo qualche giorno e le motivazioni a distanza di qualche settimana. Il ricorso venne rigettato. Parliamo quindi non del merito ma solo ed esclusivamente della misura del sequestro. E’ una notizia di quasi un anno fa, nessun elemento di novità.
Invece per il merito a che punto siete?
Tecnicamente, sarebbero scaduti a luglio i termini della proroga per la conclusione delle indagini preliminari. Dopo un anno dall’apertura del fascicolo a Foggia, a gennaio 2022, il Pm ha chiesto ulteriori sei mesi di tempo, scaduti appunto ad inizio luglio. In teoria, dopo il limite massimo dei 18 mesi, dovrebbe essere imminente la chiusura delle indagini, con la richiesta dell’archiviazione o del rinvio a giudizio. La recente legge Cartabia dispone che trascorrano un massimo di tre mesi entro cui la Procura dovrebbe pronunciarsi, il silenzio implica ipso facto l’archiviazione. Questo ulteriore termine scade ad ottobre. Ma nel frattempo in questi mesi, i magistrati hanno già provveduto a revocare il sequestro sui beni personali e della società, ad eccezione del netto ricavato dai circa 300 milioni di crediti decennali monetizzati e disposizione sui conti per l’esecuzione dei lavori e degli 800 milioni, non ancora incassati presenti esclusivamente nel nostro cassetto fiscale. Non solo, la Procura ha anche disposto la revoca dell’amministrazione giudiziaria proprio perché mi sembra sia l’ovvia conseguenza del fatto che non sono state riscontrate opacità e anomalie nella gestione della società.
Al centro di tutta la vicenda resta ancora l’interpretazione delle norme, molto diverse per superbonus 110 e gli altri tipi di bonus.
E’ quello che ha rilevato anche la Cassazione. Ribadisco per l’ennesima volta che la Mib non ha mai applicato la normativa del 110, per cui è previsto l’avvio dei lavori e l’esecuzione delle opere prima di poter far nascere il corrispondente e relativo credito d’imposta. Le nostre attività hanno riguardato un’altra tipologia di bonus edilizio per cui non è necessario avviare i lavori per incassare i crediti. Eppure l’articolo di Repubblica mette tutto in un unico calderone, raccontando solo una parte della vicenda, tralasciando gli sviluppi successivi, non di poco conto. Dopo la sentenza della Cassazione, le cui motivazioni si sono lungamente soffermate proprio sull’interpretazione delle diverse leggi, c’è stata in tutta Italia una, mi si passi il termine, sollevazione popolare, in particolare tra commercialisti (arrivando perfino all’Ordine di appartenenza) e operatori del settore. Tutti hanno invocato chiarezza sulla gestione dei crediti generati dai bonus diversi dal 110, proprio perché si tratta di una casistica estremamente frequente, nel senso che praticamente tutti quelli che, compresi i general contractor, hanno attivato i bonus edilizi hanno prima monetizzato i crediti e poi avviato i lavori. Questo perché la legge contempla che si possa fare così (non solo così) per consentire di usare proprio il credito d’imposta come mezzo per pagare le opere da fare senza dover far indebitare nessuno (proprietari di immobili, inquilini, imprese di costruzione, tecnici, ecc). Il timore era che ci sarebbe stata una valanga di inchieste giudiziarie a carico di questi operatori finiti nel panico. La chiarezza si è quindi concretizzata grazie all’intervento del Parlamento nella primavera scorsa, che ha messo nero su bianco ciò che è lecito: "Per le spese relative agli interventi diversi dal 110%, la cessione del credito e lo sconto in fattura sono subordinati esclusivamente al solo presupposto del sostenimento della spesa nella finestra temporale agevolata”, quindi non serve aver eseguito i lavori prima della nascita del credito d’imposta. Queste due semplici righe pubblicate in Gazzetta Ufficiale dovrebbero mettere un punto all’intera faccenda, sancendo una volta per tutte che l’operato della Mib non ha violato alcuna legge, tutto è stato eseguito correttamente e nella massima trasparenza. Ho sempre tenuto un profilo basso, non ho mai pensato di aprire un fronte mediatico sulla vicenda della Mib perché ho sempre avuto fiducia nell’operato delle istituzioni, ho ritenuto doveroso lasciar lavorare magistrati e forze dell’ordine nella massima tranquillità, senza pressioni di alcun genere ma quell’articolo stravolge la verità dei fatti e ho ritenuto di dover rispondere per difendere l’onorabilità della mia professione ultraventennale e delle persone che lavorano con me, l'integrità e la trasparenza sono state e rimangono la colonna portante della nostra gestione.
Qual è la situazione relativa ai proprietari di immobili con cui la Mib aveva stipulato un contratto?
Complessivamente avevamo accordi per efficientare sismicamente ed energeticamente circa 250 immobili (da qui la somma altissima di crediti fiscali maturati, circa 4 milioni per singolo palazzo da ristrutturare da cielo a terra, ndr) in provincia di Foggia. Alcuni lavori siamo riusciti a completarli, altri cantieri dovevano ancora essere aperti, in alcuni immobili siamo stati costretti a interrompere i lavori avviati, a causa del “congelamento” dei conti. Stiamo cercando di gestire al meglio le situazioni. In alcuni casi i privati, specie i più facoltosi, decidono di completare le opere a proprie spese, confidando di riavere le somme quando la faccenda giudiziaria si concluderà, altri ci stanno aspettando con fiducia, qualche altro si è rivolto al proprio legale. Quello che possiamo fare dal canto nostro è di metterci totalmente a disposizione dei proprietari di immobili, i quali hanno giustamente l’aspettativa di avere una casa ristrutturata ed efficientata quanto prima. Manifestiamo tutta la nostra più profonda solidarietà nei confronti dei condomini, delle imprese sub appaltatrici, di ogni singolo operaio e professionista che ha pazientemente aspettato e subito le conseguenze di una situazione che, nostro malgrado, ha colpito, chi più e chi meno, anche loro, e non solo economicamente. Siamo consapevoli delle sfide che stanno affrontando e garantiamo la nostra determinazione a rispettare gli accordi stipulati non appena le circostanze lo permetteranno.
Di cosa si occupa oggi l’imprenditore Maurizio de Martino?
Il campo d’azione è quello a noi più congeniale, ancora il mondo dell’immobiliare ed alberghiero. Grazie a questa attività siamo riusciti a restare in equilibrio e a non precipitare, non senza difficoltà ma, goccia a goccia, abbiamo avuto la possibilità di sopravvivere in attesa che la questione giudiziaria si chiuda.
Non si direbbe il comportamento di chi è stato beccato con le mani nella marmellata e tenta di sparire col malloppo.
Ho lavorato e continuo a farlo con la prospettiva di restare in Italia, anche in questa fase, chiamiamola transitoria. Non c'è stata alcuna dispersione di fondi. Ogni singola operazione, ogni movimentazione, è stata registrata in contabilità con scrupolo e precisione. Tutto è tracciato, trasparente e facilmente verificabile. Nessuna somma è ‘sparita’ o è stata sottratta. Tutto è stato gestito con la massima trasparenza e integrità, operando sempre nel pieno rispetto delle normative vigenti. È essenziale che tale aspetto venga compreso e diffuso correttamente. Offuscare o misconoscere queste realtà non rende giustizia al lavoro serio e corretto che è stato svolto e che è chiaramente evidenziabile attraverso la documentazione contabile. Infine, è imperativo sottolineare che, ad oggi, le indagini sono ancora in corso, non esiste né una sentenza di condanna, né alcun processo. L'articolo potrebbe indurre a conclusioni diverse e ciò rappresenta un'ingiustizia. Mi aspetto quindi che si possa fare luce su questi aspetti, affinché l'opinione pubblica possa avere un quadro chiaro e basato su fatti verificabili, non su interpretazioni parziali o omissioni. Ripongo piena fiducia nel lavoro della Guardia di Finanza e nella serietà professionale di tutte le istituzioni coinvolte nel mio caso.
Ha un’idea del perché sia uscito quell’articolo proprio in questo momento?
Sì. Ma preferisco tenerla per me.
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