A Manfredonia a tener banco i riflessi politici e giudiziari dell’inchiesta di Procura di Foggia e Guardia di finanza denominata “Giù le mani”, che ha portato a misure cautelari per sette persone tra cui Angelo Salvemini (domiciliari), Michele Romito (carcere), Michele Fatone (carcere), Raffaele Fatone (domiciliari), Grazia Romito (domiciliari), Luigi Rotolo (divieto di dimora) e Giuliana Galantino (interdizione dai pubblici uffici e servizi per un anno). Tre filoni di indagine e svariati reati contestati a vario titolo: estorsione, concussione e corruzione, peculato, falso, lesioni personali, minacce e violenza privata. Sono molteplici le questioni che meritano un approfondimento. Chi conosce bene Michele Romito sta commentando in questi giorni con stupore la maniera in cui l’uomo si è fatto beffare ed è stato abbondantemente intercettato. Viene descritto come intelligente e furbo, sempre attentissimo a non parlare al telefono di questioni compromettenti.
Un uomo fedele ad un metodo che lo salvava dal rischio di finire in qualche captazione telefonica o ambientale: incontrare i propri interlocutori in luoghi ritenuti sicuri (com’era per il suo ristorante Guarda che luna e per lo studio del proprio avvocato Pietro Schiavone), imponendo l’abbandono del telefono in posizione lontana per evitare che il proprio smartphone o quello degli altri presenti potessero tradirlo.
Ma ora, per la prima volta, Michele Romito è stato ampiamente ascoltato dalla squadra Stato grazie alle cimici piazzate dagli investigatori nello studio legale dell’assessore Salvemini. Conversazioni tranquillamente ascoltabili perché non afferenti l’attività professionale dell’avvocato, il quale non era il legale di Romito.
I due ritenevano che lo studio legale rappresentasse un luogo sicuro, tant’è che l’assessore vi ha invitato negli scorsi anni anche altri indagati dell’odierna inchiesta della Procura foggiana. E’ stato questo l’errore madornale del sempre accorto Romito, che aveva sostenuto elettoralmente alle comunali 2021 quel Salvemini in cui faceva affidamento per orientare in proprio favore l’orientamento dell’amministrazione e della tecnostruttura comunale. Quel Salvemini che, essendo intercettato per via del coinvolgimento nelle azioni dei Fatone, ha portato Romito in carcere per la prima volta dopo due decenni.
Sono trascorsi per l’esattezza 19 anni dall’arresto precedente. Era il lontano 2005 e il pluripregiudicato figlio del boss Ciccillo Romito aveva 42 anni. Fu fermato dai carabinieri del reparto operativo di Foggia e del Ros di Bari quando c’era ancora un unico clan mafioso Li Bergolis-Romito, operante nel Gargano, e il pm della DDA barese era Domenico Seccia. Le indagini, condotte dai carabinieri e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, si collegavano al blitz chiamato Saburo eseguito il 23 giugno 2004, che consentì di assestare un duro colpo alla mafia garganica, con oltre cento persone.
Tra questi, i due fratelli dell'arrestato, Franco e Mario (poi assassinati), tutti figli di Francesco Romito, detto Ciccillo u Mattinatese, ritenuto il capoclan del sodalizio mafioso. Michele Romito era accusato di aver costituito, organizzato e diretto il clan, insieme al padre e ai fratelli. Restò poco dietro le sbarre e nel 2006 fu assolto. Si attende di capire quanto vi resterà adesso a seguito delle imminenti decisioni del tribunale del riesame.
La guerra ai Basta
Ai tempi del maxi processo barese Iscaro Saburo Michele Romito aveva come propri riferimenti il penalista foggiano Raul Pellegrini e gli avvocati Pietro Schiavone e Michelangelo Basta, che condividevano lo stesso studio legale sipontino. Un rapporto anche amicale, che oggi si è tramutato in una vera guerra di Salvemini&Romito a Basta e al figlio Giuseppe, ex vicesindaco e candidato sindaco attuale alla guida di varie civiche.
I due saranno testi dell’accusa nel processo, vittime dell’attività di dossieraggio e ricatti messa in piedi dai primi usando una foto col mafioso di Macchia Pasquale Ricucci (assassinato anni fa, uomo del clan Romito-Ricucci-Lombardi), contenuta nelle carte dell’inchiesta antimafia Omnia Nostra, nel tentativo di garantirsi l’allineamento del vicesindaco alla linea di Salvemini pro Romito contro lo smantellamento del ristorante Guarda che luna.
“Avete voluto la morte dei miei figli, ora distruggo tutti”, è una delle frasi più emblematiche di Romito, che fa il paio con le minacce di Salvemini sulla propria disponibilità di un dossier in grado di far “saltare teste pesanti”, che avrebbe utilizzato qualora l'amministrazione avesse voluto “perseverare in questo atteggiamento nei confronti di questa situazione o di qualche altra situazione similare”.
In giudizio l’avvocato e dirigente di Forza Italia Michelangelo Bssta ribadirà quando detto agli inquirenti a marzo 2023, quando fu ascolto rispetto alla conversazione intercetta tra Salvemini e Romito sullo scatto fotografico che a loro dire ritraeva il saluto tra Basta e Ricucci.
Basta ha raccontato di esser stato contattato a settembre 2022 da Schiavone con la richiesta di incontro nel suo studio legale, dove trovò anche Michele Romito. “Vado allo studio, mi mostra questa foto e mi vogliono convincere…il problema principale è che c'era la Punto bianca intestata a mio figlio Matteo”, ha detto Basta.
“L'unica cosa vera che dicono è che effettivamente esce scritto “in possesso a…in uso a Michele Romito”. No, è la macchina che uso io tutti i giorni, è mia. E’ successo...questo è vero...ci fu l’intervento dei carabinieri al ristorante Guarda che luna, mi chiamò come avvocato, anche se poi la nomina la prese Pietro. Andai lì e ci invitarono a sottoscrivere i verbali…insomma, l'hanno visto nella...è andato con la macchina mia, io me ne sono andato con Pietro e lui è venuto con la macchina mia. Dice: “Puoi farci una dichiarazione dove dici che la macchina non è mia?”. Ho detto: “Certo, è la verità, la faccio questa dichiarazione”.
Basta ha negato di essere lui nella foto con Ricucci. “Mi volevano convincere che in quella foto sono io. Io non sono in quella foto”. Insomma, a dire di Basta la dichiarazione che Romito sostiene di avergli estorto riguarda il fatto che la propria auto “non era in uso a Romito” (dichiarazione che a detta di Schiavone sarebbe servita in un procedimento giudiziario) e non di essere la persona che salutava Ricucci in foto. L’intento ricattatorio emerge chiaramente, secondo gli inquirenti, anche da altro. Basta disse agli investigatori che, dopo la revoca delle deleghe assessorili di Salvemini, avrebbe saputo dal consigliere comunale di maggioranza Adriano Carbone (condannato in primo grado nell’ambito di Omnia Nostra) che Salvemini avrebbe divulgato la foto. “Mi disse tipo: ‘c'è una foto…o ditt…che deve buttare fuori una fotografia che stai tu con ... con una persona in vista’”.
Gli affari edilizi di Fatone
E’ forte la sensazione che c’è molto da scoprire ancora dopo quanto emerso dalle indagini delle Fiamme Gialle. Colleghi ed ex colleghi in ASE del pregiudicato Michele Fatone, ora in carcere e pensionato da pochi giorni, invitano gli inquirenti ad esaminare la reale situazione patrimoniale dell’uomo. Quello che l’inchiesta ha, al momento, svelato è che il cosiddetto “Racastill” non aveva un saldo rapporto con Angelo Salvemini relativo solo alle questioni attinenti alla municipalizzata ASE. Infatti, come si legge da tre distinte captazioni di agosto e settembre 2022, Fatone – come presidente del cda della cooperativa edilizia Alfa Centauri che ha realizzato alloggi nella zona immensa dei nuovi comparti CA, il più grosso business del mattone degli ultimi decenni nel Golfo - sollecitò l’allora assessore ai lavori pubblici rispetto all'assunzione di una delibera consiliare, con cui si apportasse alla convenzione urbanistica, approvata per il piano di lottizzazione del comparto CA12 del piano urbanistico generale del Comune di Manfredonia, la modifica dell’articolo 29, che avrebbe permesso alle cooperative consorziate, tra le quali l'Alfa Centauri soc. coop di procedere all’assegnazione e alla stipula dell’atto finale di assegnazione degli alloggi con il frazionamento del mutuo, anche prima del rilascio del certificato di agibilità, previo assolvimento degli oneri derivanti dalle urbanizzazioni.
E’ l’episodio anticipato ieri su queste colonne per via della violenta e sessista aggressione verbale di cui lo stesso Salvemini racconta di esser stato protagonista ai danni della collega Anna Trotta, ingegnera e assessora all’urbanistica. Salvemini, stando alla ricostruzione investigativa, organizzò un incontro tra Fatone e Trotta perché si confrontassero sulla questione delle opere di urbanizzazione cara alla cooperativa, incontro non avvenuto perché l’assessora si rifiutò di incontrare il pregiudicato.
A settembre 2022 Salvemini ne parlò all’ingegnere Teodoro Cisternino (tecnico di fiducia di Michele Romito). “Arriva quello e tra queste persone c'era…diciamo...nel comitato stava Michele Fatone…questo qua…è andato...questa mi chiama…dice la prossima volta che mi mandi certe persone me lo devi dire...a chi…che cosa…no a me mi hanno che è quello la persona che mi hai mandato...io ti ho mandato...che persona…gli ho detto proprio così…stava mia moglie affianco…ho detto uè mongoloide fetente adesso mi devi far parlare con una femmina...adesso ti devo mettere sotto i piedi femmina e bene…ho detto come cazzo ti permetti quello è un cittadino di Manfredonia”.
Lo scontro Salvemini-Rossi
Si direbbe che i nodi stanno venendo al pettine anche rispetto al durissimo attacco che l’assessore Salvemini rivolse a dicembre 2022 all’allora amministratore unico di ASE Raphael Rossi. Il super tecnico torinese era stato scelto dai commissari straordinari dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Non deluse le aspettative di Piscitelli&Co. e della Prefettura, perché denunciò agli inquirenti minacce, violenze e intimidazioni rivolte dai Fatone contro di lui e contro diversi colleghi. Il ras della spa aveva sempre spadroneggiato con fare intimidatorio ma per la prima volta chi guidava ASE non chiudeva gli occhi lasciandolo fare indisturbato. Tuttora alcuni ex dipendenti rivelano a l’Attacco di aver preferito andare in pensione anticipatamente pur di evitare di continuare a lavorare accanto ai violenti “Racastill”. In sede di querela Rossi disse, ad agosto 2021, che il 6 agosto era stato informato della busta coi proiettili a lui indirizzata e che il 13 maggio, dunque poche settimane prima, Michele Fatone, dopo esser stato trasferito, gli si rivolse agitando il pugno e minacciando “Rossi grazie, te la farò pagare”. Particolari rivelati su queste colonne negli scorsi anni.
Oggi che gli investigatori hanno portato alla luce il rapporto privilegiato dei Fatone con Salvemini acquista più senso il comunicato stampa che a fine 2022, dunque in quegli stessi mesi, l’assessore scrisse e diffuse contro Rossi, pieno di astio, accusando il tecnico di averlo diffamato.
“La città di Manfredonia non conosce altro argomento da lei trattato se non la mafia. Ma lei è l’A.U. di una azienda di rifiuti oppure è il presidente della commissione antimafia? Ci faccia il piacere: se ne vada”, tuonò Salvemini commentando la rubrica che Rossi aveva sul Fatto quotidiano e in cui parlava anche del Golfo post scioglimento e delle opacità trovate in ASE, vicende che del resto erano state ampiamente riportate nella relazione della commissione di accesso agli atti.
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