“Rapporto con le imprese e modelli culturali omertosi” Le (altre) armi dei clan per fare fare affari. I nodi della relazione

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È stata approvata giovedì, all’unanimità dei membri della Commissione parlamentare antimafia, la relazione a firma della presidente Chiara Colosimo (FdI) sulla missione, la prima della nuova legislatura, che l’organo parlamentare d’inchiesta tenne a Foggia l'8 settembre ‘23 sul fenomeno della quarta mafia.

Nella relazione di 50 pagine -  prima dell’approvazione illustrata ai colleghi commissari dalla stessa Colosimo, e in via di pubblicazione su camera.it nella sezione Documenti parlamentari - Relazioni e documenti di Commissioni parlamentari (bicamerali) di inchiesta – si sottolinea che per molto tempo la situazione criminale nel Foggiano è stata sottovalutata “a tutti i livelli: istituzionali, politici, d’opinione pubblica e degli organi d’informazione” in maniera “colpevole o dolosa” e questo avrebbe comportato “la crescita e il radicamento della mafia”.

Una criminalità organizzata foggiana che dunque oggi, per Colosimo&Co, “riesce a far convivere la mafia militare, feroce e cruenta, con la mafia degli affari”, dato questo che la rende “unica e peculiare tanto da essere definita ormai quarta mafia”.
Così, a giudizio della Commissione, si legge, “è necessario intervenire prioritariamente su due questioni cruciali, ovvero il rapporto tra mondo delle imprese e organizzazioni mafiose, e la forza del radicamento mafioso sul territorio anche grazie a modelli culturali basati sull’omertà e sul disprezzo delle istituzioni“.

La Commissione sottolinea, infatti, che “molti operatori economici traggono ragioni di convenienza dal rapporto con la mafia: anche persone perbene, non complici né colluse, beneficiano di una convenienza ambientale, e capovolgere questo equilibrio, per rendere conveniente denunciare, è l’impresa più difficile”.

Per questo “è fondamentale – prosegue l’organo parlamentare d’inchiesta presieduto dall’onorevole Colosimo - che una strategia efficace punti sulle giovani generazioni, sul miglioramento delle loro condizioni di vita, soprattutto nelle aree più periferiche e negli ambienti più emarginati, sotto il profilo delle opportunità di lavoro e culturali”, suggerisce la commissione, che auspica, a causa del “contesto di emergenza criminale persistente”, non solo che “le autorità di governo continuino a seguire con attenzione le mafie pugliesi” ma che si preveda un rafforzamento delle “strutture di contrasto, aumentando non solo gli organici delle forze dell’ordine, ma, soprattutto, della magistratura e del personale amministrativo”.

Criticità che in audizione erano state d’altronde sollevate dal procuratore capo presso il Tribunale di Foggia Vaccaro e dal numero uno della Dda di Bari Rossi. "La Commissione – evidenzia pertanto un altro passaggio del documento approvato da tutti i suoi membri - intende esercitare appieno le sue funzioni continuando a monitorare quanto avviene nella provincia foggiana, sia nel manifestarsi del fenomeno mafioso sia nell’azione di contrasto, e svolgendo un’azione di impulso e di sostegno verso tutti i soggetti dal cui impegno, accanto a quello dispiegato da autorità giudiziaria e forze di polizia, dipende il successo del contrasto: mondo politico, enti locali, società civile, mondo economico, agenzie educative".

Nel documento scaturito dalla missione foggiana, per la Commissione parlamentare antimafia, però, emergono, negli ultimi anni, anche segnali positivi nel contrasto ai clan locali. Non solo per “l’impegno di donne e uomini delle istituzioni” che “offre una possibilità che prima non c’era e adesso c’è”. Ma anche in ragione della “storia della rivolta degli imprenditori e della comunità di Vieste” che “ha dimostrato concretamente questa possibilità. Comprendere che la partita non può giocarsi solo sul fronte repressivo e giudiziario è la condizione per attenuare questo divario tra società civile e istituzioni", conclude sul punto la relazione.

“Sicuramente – si ricorda nel documento parlamentare sottoscritto da Colosimo - lo spartiacque è rappresentato dalla strage di San Marco in Lamis del 9 agosto del 2017, con l’omicidio dei fratelli Luciani, vittime innocenti: da quel momento, l’azione dell’autorità giudiziaria e delle forze di polizia è stata costante ed efficace, l’attenzione di governo e parlamento è apparsa adeguata alla gravità dei problemi, e la stessa società civile ha cominciato a reagire. Questa incoraggiante premessa non può far dimenticare che numerosi e per nulla facili sono ancora i problemi da affrontare e risolvere a diversi livelli delle istituzioni e della società. Non è quindi possibile dare per scontato un esito definitivamente positivo dell’azione di contrasto".

La Commissione ha inoltre ricordato la cattura del latitante Marco Raduano, chiedendosi come mai un detenuto così pericoloso non si trovasse ristretto in regime di 41 bis. E, rispetto alla relazione,  c’è il commento rilasciato a l’Attacco dal deputato foggiano di Fratelli d’Italia, Giandonato La Salandra, anch’egli membro della Commissione parlamentare antimafia  e della missione dauna.

“La relazione – afferma - è quanto acquisito dalla Commissione nel corso della missione, e mi sembra risponda correttamente a quanto emerso dagli atti e dalle audizioni. Piuttosto, un punto importante, su cui andrebbe focalizzata l’attenzione, e’ – evidenzia La Salandra - quanto ricostruito e affermato dal commissario Cardellicchio (prima in seno al Comune di Foggia durante l’ultima fase di gestione commissariale, il quale riferì alla Commissione parlamentare del cospicuo e faticoso lavoro di recupero della commissione straordinaria municipale in materia di attività di regolamentazione dell’ente locale foggiano nei suoi processi amministrativi, ndr). Un lavoro – conclude il deputato - che mi auguro l’attuale amministrazione voglia tenere ben fermo”.

Infine, sollecitato da l’Attacco sulle parole del comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Luzi, l’altro ieri in visita ufficiale in Capitanata, il quale, in controtendenza con quanto afferma il procuratore Rossi, sostiene “non penso ci sia un salto di qualità” della quarta mafia, La Salandra commenta così: “Non conosco le dichiarazioni del comandante, ma credo sia evidente che per lungo tempo il tema quarta mafia sia stato sottovalutato nella sua importanza”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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