L’economia infiltrata dal clan Libergolis: estorsioni, imprese amiche e assunzioni fittizie

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Anche a distanza di tanti anni dallo scioglimento del consiglio comunale di Monte Sant’Angelo per mafia, avvenuto nel lontano 2015, e dopo decine di interdittive antimafia, l’economia della città garganica ha continuato a subire le infiltrazioni del clan locale, quello dei Libergolis-Miucci. 

E’ quanto emerge con chiarezza dalla mastodontica indagine che è stata, due giorni fa, alla base dell’operazione Mare e Monti, eseguita dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza sotto la guida della Direzione Nazionale Antimafia e della D.D.A. di Bari. 
Un blitz che ha portato all’arresto di 39 persone, sgominando uno dei clan più pericolosi della cosiddetta quarta mafia. Il carcere è stato disposto per il boss 41enne Enzo Miucci detto u criatur e suo fratello Dino Miucci,  Matteo Armillotta detto Babbione, Donato Bisceglia, Davide Carpano detto Davidone, Giovanni Caterino già condannato quale basista del quadruplice omicidio mafioso del 9 agosto 2017 in agrod i Apricena (impropriamente chiamata strage di San Marco in Lamis), Marino Arturo Pio Ciccone, Nicola Ciliberti, Giuseppe Pio Ciociola detto Pannone, Gianmichele Ciuffreda, Libero Colangelo, Luigi Ferri detto Gino, Francesco Gallo, Michele Libero Guerra, Claudio Iannoli detto Cellino, Giovanni Iannoli detto Smigol, Orazio Pio La Torre, Matteo Lauriola, Luigi Mazzamurro, Antonio Miucci (figlio del reggente Enzo), Raffaele Miucci, Raffaele Palena detto Strizzaridd, Matteo Pettinicchio (numero due di Enzo Miucci), Raffaele Prencipe detto Arafat, Roberto Prencipe detto Roberto della Montagna, Marco Primavera, Piergiorgio Quitadamo, Lorenzo Ricucci detto Ciacciamucc, Carmine Romano detto Chicill, Maria Gaetana Santoro detta Nella, Lorenzo Scarabino, Giuseppe Stramacchia, Tommaso Tomaiuolo, Angelo Totaro detto Farfaridd, Pasquale Totaro detto anch’egli Farfaridd, Mario Totta e Gianluigi Troiano. Arresti domiciliari, invece, per Maria Francesca Palumbo e per l’ex boss viestano Marco Raduano, oggi collaboratore di giustizia. 

Agli indagati vengono contestati 48 capi di imputazione, segnatamente: una associazione mafiosa (a carico di 25 indagati); due associazioni finalizzate al traffico di stupefacenti (una a carico di 11 indagati, l'altra a carico di 10 indagati); 21 delitti in tema di stupefacenti; 11 delitti estorsivi; 5 delitti in materia di armi; 9 delitti vari (rapina, furto aggravato, favoreggiamento, trasferimento fraudolento di valori, ricettazione). E’ di 10 milioni di euro circa il valore complessivo sottoposto a sequestro patrimoniale. 

Il procedimento Mari e Monti avrebbe dovuto ricomprendere ulteriori 7 posizioni soggettive di esponenti della consorteria tutti deceduti per morte violenta a causa di lesioni da colpi d’arma da fuoco. Il gip ha ritenuto, inoltre, di rigettare la misura nei confronti di ulteriori 7 indagati, dei quali 2 per mancanza di gravità indiziaria e 5 per mancanza di attualità di esigenze cautelari (sebbene ne riconosca la gravità indiziaria). 
Notevoli i numeri dell’indagine, a cominciare dai 33 interrogatori resi da 18 differenti collaboratori di giustizia, per totali 3.580 pagine.
Ebbene, rispetto agli undici episodi estorsivi, le indagini hanno portato alla luce anche l’inquinamento del tessuto economico di Monte Sant’Angelo, ovvero la maniera in cui gli indagati avrebbero di fatto condizionato alcune imprese e settori. 

Una presenza mafiosa capace di una chiara ingerenza nell’economia locale, grazie alla forza intimidatrice e al conseguente assoggettamento. 
La prima spia di tale fenomeno, per gli inquirenti, è nella arrendevolezza di alcuni imprenditori locali di fronte all’imposizione mafiosa, che si sarebbe tradotta a seconda dei casi nel pizzo, nelle assunzioni, in atti di concorrenza illecita, danneggiamenti ritorsivi, infiltrazione di imprese compiacenti negli appalti. 
Da un lato sono mancate le denunce degli imprenditori e dei commercianti; dall’altro è emerso come, nonostante la detenzione dei vertici del clan Libergolis, bastasse menzionare i nomi di Miucci o Palena per ottenere quanto richiesto. L’estorsione si sarebbe realizzata, ad esempio, intorno al 2021, ai danni del Glamour Cafè di piazza Beneficenza, con Enzino Miucci quale mandante e Lorenzo Scarabino quale esecutore materiale. Peraltro il bar era stato già vittima di pizzo anni prima, nel 2010, come rivelato da altre operazioni antimafia. Addirittura, nella sentenza di appello del 2015 scaturita dal blitz Rinascimento, si legge come il titolare del Glamour Cafè ammise di aver chiesto a Enzo Miucci il permesso di aprire il bar e di aver pagato lui e suo fratello Dino Miucci come forma di protezione e assicurazione. 
Una seconda impresa estorta nel 2021 sarebbe stata una società viestana di noleggio/vendita di auto e soccorso stradale, costretta a cedere gratuitamente una vettura ad Antonio Miucci, figlio di Enzo, dietro minaccia di ritorsioni. L’imprenditore, nel 2019, aveva denunciato di aver subito l’incendio di sette auto. 

Non sfuggiva nemmeno, ovviamente, il comparto dell’edilizia. Stando agli investigatori, la nota impresa sipontina Cosmic Impianti di Michele Del Nobile, attivissima nel settore degli appalti pubblici, fu puntata dal clan dei Montanari, che avrebbero fatto pressioni sia affinchè venisse assunto  fittiziamente Antonio Miucci sia affinchè venisse consegnato denaro. Nel giugno 2021, per intimidire l’imprenditore, gli furono fatti trovare su un escavatore una bottiglia contenente liquido infiammabile e due cartucce di fucile calibro 12 (il marchio di fabbrica della mafia garganica). 
Siccome il messaggio non era stato compreso, a ottobre 2021 ci furono tre danneggiamenti dei mezzi della srl, come ritorsione per non aver provveduto al pagamento del pizzo. 
Enzo e Dino Miucci vengono considerati dall’accusa i mandanti dell’accusa. 
In una delle conversazioni intercettate si parla dell’appalto del Comune di Monte Sant’Angelo vinto a fine 2020 da Cosmic Impianti con Masellis, impresa di Sannicandro di Bari, per lavori da 1,75 milioni di euro in corso Emanuele, come pure che l’impresa venisse da loro considerata fino a quel momento appannaggio del clan avverso Romito-Ricucci-Lombardi, come sarebbe emerso dalla presenza come guardiano di Masellis, nel cantiere di piazza Duca d’Aosta, di Salvatore Ricucci, cugino del macchiaiolo Pasquale Ricucci, detto Fic secc, assassinato anni fa. 
A detta degli inquirenti, quando Lorenzo Scarabino si rivolse a Ricucci perché mediasse per l’assunzione in quel cantiere si sarebbe sentito rispondere che già c’erano “loro”, ovvero il clan Romito-Ricucci-Lombardi. Una conversazione riportata da Scarabino ad Enzo Miucci e che ben testimonia, secondo chi indaga, la logica spartitoria rispetto agli appalti e le logiche di controllo del territorio. I danni subiti dall’impresa sarebbero dunque stati orchestrati dal clan non solo affinchè Antonio Miucci fosse pagato da Cosmic senza lavorare ma anche per ristabilire la supremazia sul territorio sminuendo l’opposta consorteria. 

Sarebbero state taglieggiate anche le uniche due autoscuole di Monte Sant’Angelo: gli inquirenti contestano un’estorsione da mille euro al mese commessa nel corso del 2020 dal clan Libergolis ai danni dell’autoscuola Prencipe; vittima del clan anche l’autoscuola Renzulli Domenico di via Palestro, a pochi metri dalla quale il 7 luglio 2020 fu fatto esplodere un ordigno a scopo intimidatorio. Assunzioni fittizie - quelle dell’affiliato al clan Libergolis Pasquale Totaro (per oltre 22.751 euro) e di Lorenzo Ricucci - sarebbero state imposte anche all’impresa Bio System Company srl di Gravina di Puglia, tra il 2020 e il 2021, come modo per poter lavorare in tranquillità a Monte. 
Agli inquirenti l’impresa è apparsa del tutto assoggettata all’influenza mafiosa di Raffaele Palena, cugino di Totaro. Palena, in cambio della protezione mafiosa, avrebbe preteso l’assunzione, il versamento di una tangente periodica e la stipula di contratti con imprese compiacenti. 
Anche in questo caso c’entra un cantiere a Monte Sant’Angelo: nel 2018 la Giovanni Putignano & Figli srl di Noci (Bari) si aggiudicò da AQP spa l’appalto da 2,4 milioni di euro relativo ai lavori di potenziamento dell’impianto di depurazione di Monte Sant’Angelo. 
Tra le imprese subappaltatrici ci fu proprio Bio System Company srl, che si occupò delle opere civili per oltre 153mila euro. Bio System Company e Giovanni Putignano & Figli sarebbero state costrette dal clan anche a stipulare un contratto per la fornitura di piante e terreno in favore della Agriforest, società cooperativa agricola riconducibile ad Antonio Quitadamo, considerato vicino ai Libergolis. La fornitura avrebbe avuto un ammontare non inferiore ai 16.600 euro. Anche in questo caso la minaccia sarebbe consistita nel far capire che in caso contrario ci sarebbero state ritorsioni ai danni delle due imprese.

Inoltre, un contratto per la movimentazione terra, da non meno di 20.100 euro, sarebbe stato imposto alla Bio System Company a vantaggio della Costruzioni La Torre srl di Michele La Torre, reputata dall’accusa vicina al clan Libergolis. In alcune intercettazioni si fa riferimento all’infiltrazione, nel cantiere, di Dino Miucci tramite due imprese a lui riconducibili secondo gli inquirenti. Della Costruzioni La Torre si parla come dell’impresa che stava realizzando i lavori di rifacimento della tettoia di una palestra comunale nel quartiere Galluccio. La Agriforest ha come rappresentante legale Annamaria Libergolis, cugina di secondo grado dello scomparso boss Ciccillo Libergolis, e come dipendente e gestore di fatto Antonio Quitadamo, detto Pagghialong. La società si è effettivamente occupata della fornitura di piante nell’ambito del contratto di appalto per i lavori al depuratore di Monte Sant’Angelo. 

Quanto alla Costruzioni La Torre di Matteo La Torre, l’impresa ha poi realmente eseguito i lavori in subappalto nel cantiere del depuratore; inoltre gli inquirenti hanno appurato che nel 2020 fu assunto come dipendente Lorenzo Scarabino, cognato di Enzo Miucci. 
“Siamo stati costretti, se no mi saltava in aria il cantiere”, lo sfogo di un referente di Bio System Company. Insomma, il metodo mafioso alla base dell’estorsione, mezzo per infiltrarsi nel mercato e falsare la libera concorrenza tramite l’imposizione di imprese compiacenti sui cui lavori percepire una percentuale. La Bio System Company avrebbe anche dovuto pagare una tangente periodica: dalle intercettazioni emergerebbe come il clan avrebbe preteso dalla società il pagamento del pizzo sui lavori pubblici subappaltati per il depuratore di Monte Sant’Angelo. 
Le conversazioni da cui si evincono le dazioni di denaro sono avvenute nel periodo compreso tra ottobre 2020 e febbraio 2021. Per gli investigatori è emblematica la preoccupazione degli appaltatori per l’integrità dei mezzi in vista dell’inaugurazione dell’opera, pianificata qualche mese dopo la fine dei lavori. Violenza e minacce, secondo l’accusa, anche ai danni di Nicola La Torre, amministratore della La Torre Gerardo snc, da cui il clan avrebbe preteso – senza riuscire nell’intento - una tangente che prevedeva un acconto immediato di 50mila euro e una successiva somma annuale pari a 70mila euro. 

Come atto intimidatorio fu appiccato, il primo gennaio 2021, un incendio doloso in locali dell’impresa che distrusse sei autocarri con logo Partesa srl (nota impresa di commercializzazione e distribuzione di bevande con sede a Macchia, frazione di Monte Sant’Angelo). “Siamo sotto estorsione”, si sfogò La Torre con l’ex moglie, salvo poi esser reticente quando fu sentito dagli inquirenti. 
E’ invece un’impresa agricola quella di Michele Lauriola (il quale è anche agente assicuratore), cui Tommaso Tomaiuolo avrebbe chiesto 20mila euro. 

Lauriola, il 14 gennaio 2022, avvertì le forze di polizia dopo aver trovato alla sbarra d’ingresso della propria impresa agricola una busta contenente una testa d’agnello, tre proiettili calibro 12 e un biglietto manoscritto dal chiarissimo messaggio mafioso: “Questo è un avvertimento, ti diamo 10 giorni di tempo per dare la somma di 10mila euro, se no portiamo a zero tutto”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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