Minacce, aggressioni verbali, auto incendiate, pedinamenti. Una vicenda di presunto mobbing-stalking nei confronti di un intero nucleo familiare, persone allontanate dal posto di lavoro per la propria incolumità, è stata denunciata dall’avvocato Luigi Sorace e dai diretti interessati all’Università di Foggia e a Dussmann Service srl, ma anche a Presidenza della Repubblica, Governo, Viminale, Procura di Foggia, Prefettura di Foggia e Corte dei conti. Riguarda i coniugi Raffaele Sarcone e Lucia Giuliano, referenti, rispettivamente dal 2007 e dal 2012, delle varie società che si sono susseguite negli anni nella gestione dell’appalto delle pulizie e manutenzione presso l’Ateneo daunio. Il legale ha spiegato che “con le precedenti imprese non avevano mai avuto alcun problema nella gestione dei dipendenti, ciò in quanto ogni segnalazione che gli stessi inviavano all’impresa, in ordine ai comportamenti dei dipendenti, veniva dalla dirigenza aziendale presa in esame e, comunque, risolta con interventi di vario genere quali: ordini di servizio specifici, comunicazioni aziendali di richiamo rivolte a tutti i dipendenti, nonché contestazioni e provvedimenti disciplinari culminati anche nei licenziamenti”. Peraltro, alcuni dipendenti sarebbero persone appartenenti a famiglie legate alla criminalità foggiana, “per cui spesso hanno l’abitudine di imporre la propria volontà sugli altri e, soprattutto, sui signori Sarcone e Giuliano, che avevano il ruolo di gestire il personale e organizzare i vari turni di lavoro pretendendo, con minacce, favoritismi che gli istanti non hanno mai voluto concedere”. La lettera in cui si racconta tutto è stata inviata ad Unifg il 5 dicembre 2025 e l’8 gennaio è arrivato il riscontro da parte del Segretario generale della Presidenza della Repubblica, che ha comunicato di segnalato il caso alla Prefettura di Foggia, che si è poi occupata dell’istruttoria per poter relazionare. 

La Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata di Tirana hanno eseguito una vasta operazione internazionale che ha portato all’emissione di misure cautelari nei confronti di 15 persone, accusate a vario titolo di omicidio premeditato aggravato dal metodo mafioso, traffico di droga, tentata estorsione, favoreggiamento e riciclaggio internazionale di denaro.

Degli undici imprenditori foggiani che sono risultati vittime di estorsioni o tentativi di estorsioni, nell’ambito dell’ultima operazione antimafia della DDA, solo due avevano denunciato subito le richieste illecite ricevute da parte di uomini delle batterie della Società foggiana. Una diffusa omertà, come evidenziato dagli inquirenti e dalla gip Paola Angela De Santis, che fa sorgere diversi interrogativi. Perché ancora oggi la maggior parte degli imprenditori taglieggiati decide di non denunciare? Non si sentono adeguatamente protetti dallo Stato, temono ritorsioni o interdittive antimafia, oppure considerano il pizzo alla stregua di un canone periodico da versare per ricevere copertura dalla mafia? E come mai hanno continuato a pagare imprenditori i cui nomi già comparivano nella lista delle estorsioni sequestrata dagli inquirenti nel lontano 2018, nomi come quelli di Russo, Boscaino e Sannella? Nel documento, utilizzato anche nel procedimento penale Decima Bis, sono riportati i nomi di una serie di imprenditori, con l’indicazione, accanto al nome di ciascuno, dell’importo di denaro, mensile o trimestrale a seconda dei casi, che gli stessi versavano a titolo di tangente nelle casse dell’organizzazione mafiosa. Ma c’è anche un secondo ordine di domande. Perché le denunce latitano nonostante un decennio di intensa azione di contrasto da parte dello Stato in Capitanata, dunque nell'azione repressiva messa in campo specie dopo il quadruplice omicidio del 9 agosto 2017? Tra il 2015 e oggi si sono avuti innumerevoli casi di prevenzione amministrativa antimafia (sei consigli comunali sciolti, centinaia di interdittive per le imprese), casi di prevenzione giudiziaria, diversi blitz della DDA e processi. E cosa non ha funzionato nell'antimafia sociale e nell'azione educativa? Fino a che punto si trattato di sterile e inefficace retorica e quanto, invece, hanno influito nel cambiare le coscienze e responsabilizzare imprenditori e commercianti? Cosa, infine, è mancato da parte delle organizzazioni di categoria? Sono le domande che l’Attacco ha posto nella pagina accanto – ai vertici delle organizzazioni di categoria e che avrebbe voluto porre anche a chi oggi presiede la casa delle imprese, ovvero Camera di commercio, ma non ha ricevuto risposta.



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