Accelerata per il Museo Manfredi: uno scrigno prezioso con le bellezze della storia della città

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Era rimasto in chissà quale cassetto a fare la muffa, proprio come alcuni dei locali oggetto dell’intervento. Abbandonati per la ragione oggettiva dell’assenza di risorse, ma comunque trascurati nella considerazione degli amministratori che si sono succeduti negli ultimi anni. Eppure l’antica abside della chiesa di San Domenico – nota ai più come Cappella della Maddalena – è uno scrigno prezioso riportato alla luce casualmente quando l’odierno edificio comunale ospitava celle di reclusione. Ma gli affreschi ivi presenti si sono quasi del tutto smarriti alla vista, logorati dall’incuria. Il cambio di passo è arrivato e quel progetto di rigenerazione urbana datato 2018 sulla realizzazione del Museo Manfredi - nei locali a piano terra di Palazzo San Domenico – è stato riportato alla luce e, a breve, inizieranno i primi lavori. “Stiamo riprendendo in mano alcuni progetti – spiega Maria Teresa Valente, assessora con delega alla Cultura – per evitare che i finanziamenti vadano persi e, quindi, la città perda occasioni importanti di crescita culturale”. “La nostra città ha bisogno di questa casa comune della memoria – le fa eco l’architetto Antonello D’Ardes, che avrà certo provato scoramento per l’immobilismo che aveva contraddistinto tutto il tempo intercorso dalla presentazione del suo progetto -. Serve un museo che racconti la storia di Manfredonia”. E un altro pezzo vedrà la luce e potrà fare finalmente bella mostra di sé - come l’assessora Valente anticipa a l’Attacco -, forse nella stessa sala dove troverà spazio ‘Vista di Manfredonia’ di Claude Louis Chatelet e dove sarebbe il caso che vengano proposti anche i quadri del manfredoniano ‘per scelta’ Wolfgang Lettl. Più precisamente, si tratta di un dipinto di autore ignoto che si trova attualmente nel convento di San Matteo e ritrae il rapimento di Giacometta Beccarini durante il tragico sacco dei turchi nel 1620. 

“Un dipinto unico, piccolo e piuttosto malmesso, però può esserci donato con la garanzia del restauro – spiega l’assessora alla Cultura del Comune sipontino -. Ho quindi chiesto e ottenuto che la somma per il suo restauro (circa 2.000 euro, ndr) fosse inserita nel prossimo bilancio in modo che, dopo la sua approvazione, potremo dare seguito all’acquisizione”.

Le sale saranno complessivamente quattro. Immediatamente accanto all’atrio interno che conduce alla Cappella della Maddalena, ci sarà il lapidarium che potrebbe arricchirsi di alcuni pezzi - tra questi ce n’è certamente uno con lo stemma della famiglia Capuano - che hanno trovato ospitalità all’abbazia di San Leonardo.  

Oltre alla collezione dei santi in campana che, attualmente, è allestita in una maniera che la valorizza tanto poco quanto niente, le sale ospiteranno anche collezioni di monete e una pinacoteca in potenza. Non ci sono molti quadri che varrebbe la pena offrire alla pubblica fruizione, ma qualcuna delle tele di pregio realizzate da Giovanni Mancini, sparse per i corridoi comunali, potrebbe trovarvi collocazione più degna.

Il progetto prevede servizi museali, che faranno sì che il Museo Manfredi diventi “motore per riorganizzare gli spazi del chiostro comunale, legandosi a quest’ultimo”. Il museo potrebbe diventare autonomo dal palazzo che ospita il Comune, grazie ad un accesso dal lungomare, che si andrebbe ad aggiungere a quello canonico da piazza del Popolo utilizzando una scala preesistente presumibilmente del ‘500. Proprio su quel lato della sede municipale, c’è un terrazzino con vista sul golfo di Manfredonia e l’idea è di lasciarvi collocare un chiosco per ristoro e, magari, rendere più appetibile la gestione del museo stesso senza gravare sulle casse comunali. 

“La cultura deve essere recuperata a tutti i livelli e su tutti i fronti. Nell’occasione della prossima Giornata della memoria – commenta l’assessora Valente -, stiamo organizzando un’iniziativa che si svolgerà prima presso l’ex campo di concentramento e poi nell’auditorium Cristanziano Serricchio, con relatori che racconteranno la Manfredonia di quel periodo. Sono anche in contatto con la professoressa Maria Luisa Nava per ridare vigore anche ad un unicum quale sono indubbiamente le stele daunie”. 

Aggiunge che ci sono due progetti che insistono sull’area della grotta Scaloria. “Un primo per la sua valorizzazione e un secondo che riguarda il recupero dell’edificio dell’Acquedotto Pugliese, dove nascerà il Museo dell’acqua e dell’Acquedotto Pugliese. Sto cercando di fare da collante tra i due progetti, in modo tale che tutti i soggetti coinvolti possano sedere allo stesso tavolo per camminare tutti insieme e rendere fruibile quell’area valorizzandola”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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