Un altro importante riscontro, oltre a quello degli indizi sull’esistenza del Foro di epoca romana, è arrivato dagli scavi che si stanno succedendo a Siponto per fa riemergere ulteriormente “lembi e frustuli” dell’anfiteatro romano. Con la loro prosecuzione, le mura dell’anfiteatro si stanno ergendo in maniera ancora più evidente alla vista dei visitatori. Il professore Giuliano Volpe – al pari dei suoi colleghi, probabilmente - sogna un progetto culturale che recuperi e renda visibili tutte le strutture dell’anfiteatro: un possibile restauro parziale, accompagnato magari da una ricostruzione con strutture leggere delle parti mancanti, per farlo diventare luogo di spettacoli culturali estivi. Recuperando anche la masseria Garzia – eretta su una parte delle mura dell’anfiteatro –, questa stessa potrebbe diventare – nel frattempo che possa un giorno realizzarsi qualcosa nell’ex casa cantoniera - un punto informativo e di servizio per fruire al meglio di quell’area. Al pari dell’immobile di proprietà dell’Anas, anche per la masseria Garzia bisognerà innanzitutto acquisirla al patrimonio pubblico e soltanto dopo si potrà procedere con la sua valorizzazione. Come l’Attacco aveva raccontato nel settembre 2023, il lotto che è stato aggiudicato a un ignoto privato per 52.900 euro comprendeva i 540 metri quadrati della masseria Garzia e ulteriori 211 metri quadrati del fabbricato che era utilizzato per il bestiame. Il Ministero e/o gli enti territoriali avevano il potere, entro 60 giorni, di esercitare una prelazione allo stesso prezzo con cui il lotto è stato acquistato. Ma la speranza che succedesse è rimasta vana, dal momento che nessuno di questi è intervenuto nell’aggiudicazione. Esistono altre strade, ovviamente, perché la masseria Garzia venga acquisita nel patrimonio pubblico. Ma, a oggi, si sono persi già due anni da quando l’ignoto privato l’ha acquistata. Per lasciarla così com’è: un rudere diroccato. Un intervento del tutto inaspettato in questa campagna ha riguardato la scoperta e la prima esposizione di un secondo muro esterno alle mura di Siponto, definito “antemurale”, distante circa 6-7 metri da quello originario e con funzione difensiva molto efficace.
L’esempio più noto di una doppia cinta muraria è a Carcassone, in Francia, che fu aggiunta a quella interna intorno al 1320. Ma anche in Italia ci sono città che erano dotate di questa doppia fortificazione: Cittadella e Bologna, tra le più note. Quelle che sono state individuate a Siponto si distinguono dalle altre.
“Si tratta di un caso più unico che raro – spiega Giuliano Volpe –, perché il doppio circuito murario è documentato altrove ma raramente così ben conservato e strutturato”.
Si pensa a lungo termine di poter scavare il corridoio interno tra mura e antemurale - liberandolo dai sedimenti agricoli che sono stati ammassati degli ultimi secoli - creando una passeggiata archeologica di centinaia di metri che colleghi il prospiciente tratto di strada di via Giuseppe Di Vittorio all’anfiteatro, attraversando tutto il complesso. Una soluzione che potrebbe valorizzare una città spogliata in passato delle sue strutture per costruire Manfredonia, permettendo ai visitatori di apprezzare le trasformazioni monumentali dal II secolo a.C. fino al XIV secolo.
La campagna si avvale della collaborazione con il Comune di Manfredonia, il Parco Archeologico di Siponto, la Regione Puglia, la Diocesi e diverse associazioni locali. Notevole è il coinvolgimento dei giovani, con esperienze didattiche di liceali di Bari che partecipano attivamente agli scavi.
Non mancano però le difficoltà, in particolare la necessità di trovare sedi e laboratori dedicati per lavorare in modo più efficiente e creare un ambiente di studio e ricerca più coeso. L’equipe che raggiunge complessivamente 80 persone, divise in due turni, si avvale di varie strutture tra cui il seminario vescovile e qualche B&B per gli alloggi, che comportano costi elevati e disagi logistici.
E per restare all’ambito economico e finanziario, è un problema la scadenza imminente dei fondi PNRR destinati agli scavi. Sono soldi che hanno permesso di sostenere costi ingenti come quelli per ruspe e mezzi pesanti, per esempio, che si rendono indispensabili per rimuovere grandi quantità di terreno e macerie.
Volpe non nasconde che “una campagna così strutturata costa più di 100.000 euro e servono finanziamenti aggiuntivi. Ringraziamo la Regione Puglia per il contributo di 50.000 euro fortemente sostenuto dal consigliere regionale Paolo Campo, ma occorrono altre risorse perché i fondi ordinari di ricerca non bastano” per assicurare continuità al progetto e non vanificare i risultati che sono stati raggiunti fin qui.
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