Teatro popolare di ricerca sfida la fiducia del pubblico: 115 abbonati prima della presentazione della stagione

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Il Teatro Comunale Lucio Dalla di Manfredonia torna in scena con una stagione di prosa che si annuncia non solo ricca di titoli di spessore ma capace di rinnovare profondamente – ancora una volta - il rapporto tra il teatro e la città. A guidare questo progetto c’è la Bottega degli Apocrifi – la compagnia teatrale che dal 2004 ha scelto di fare di Manfredonia una sua casa e laboratorio permanente – affiancata da un’equipe a cui Cosimo Severo rende ampi meriti. Anzi, li rende tutti. Nella convinzione che “questo teatro non ha una direzione artistica”, bensì un lavoro di squadra reso proficuo “dall’assessora Maria Teresa Valente, dalla dirigente Tina Ciuffreda e la funzionaria Anna Ciuffreda per il Comune, da Giulia Delli Santi e Gaetana Bruno per Puglia Culture”. “In questa stagione, che abbiamo intitolato 'respIRA', desideriamo più che mai dare corpo a un teatro popolare di ricerca. Questo significa restare legati ai territori e alle comunità, alle loro storie, ma al tempo stesso sperimentare linguaggi nuovi e ricchezza di forme artistiche”, spiega il regista della compagnia composta anche dalla drammaturga Stefania Marrone e il Maestro Fabio Trimigno. Da fine ottobre al prossimo aprile 2026 sono in programma trentasei titoli, fra cui quindici appuntamenti con la prosa, di cui quattro esclusive regionali; dieci spettacoli domenicali dedicati alle famiglie, quattordici spettacoli mattutini per un totale di ventuno repliche per le scuole, a cui si aggiungono un’orazione civile, una festa di comunità per le famiglie e i giovani spettatori, sette laboratori teatrali, un corso di formazione per gli insegnanti e un percorso di formazione per il pubblico. La novità di questa stagione è stata l’iniziativa degli “abbonamenti al buio”, cioè acquistati prima ancora di conoscere chi avrebbe calcato il palco del teatro comunale Lucio Dalla e quando lo avrebbe fatto. Una novità che ha conseguito un risultato straordinario. “Abbiamo lanciato un tipo di abbonamento completamente inedito nel panorama nazionale italiano: 115 persone si sono fidate di noi e hanno acquistato un abbonamento senza conoscere né il cartellone e nemmeno le date degli spettacoli”. 

“Anche se non in numero massiccio, però ci sono state alcune persone che risultano essere nuovi abbonati”. Forse avranno assistito a qualche singolo spettacolo e, ora, hanno scelto di sottoscrivere il loro primo abbonamento senza conoscere in anticipo – come è invece prassi - gli interpreti della stagione di prosa. 

Gli abbonamenti al buio incarnano la volontà di fiducia reciproca. “Invitiamo il pubblico a viaggiare con noi nell’ignoto, ad affidarsi alla qualità e alla sincerità del nostro lavoro. Il fatto che 115 persone hanno detto sì a questa sfida, è un segno importante della vitalità della comunità culturale di Manfredonia. Il nostro è stato solo un invito a fidarsi, un patto di fiducia tra compagnia e spettatore”, prosegue con orgoglio Severo. “Questo gesto indica quanto Manfredonia e il nostro pubblico siano diventati partecipi di un progetto culturale, non semplici fruitori passivi”.

Spiegando la scelta, il regista pone l’accento sulla relazione con il pubblico: “Il teatro popolare di ricerca che cerchiamo di fare non è un prodotto di massa standardizzato, né un evento elitario. È un modo di fare teatro che si rivolge a tutti con rispetto e serietà, che investe nella capacità critica e nella curiosità degli spettatori. Per questo abbiamo scelto di rompere il circuito commerciale dello 'spettacolo scelto' e chiedere una fiducia più ampia. Non siamo un teatro di massa né commerciale, ma un teatro che vuole essere popolare nel senso più alto del termine. La ricerca artistica, la sperimentazione drammaturgica e musicale, sono strumenti per interrogare la realtà e per restituire alla comunità una narrazione contemporanea, autentica e coinvolgente”.

Il concetto di “popolare” è mutuato da Leo De Berardinis, che usava questa parola spiegando che “non intendiamo un abbassamento dell’arte scenica, ma, al contrario, un’arte alta e potente, che abbia la forza di abbattere le barriere culturali ed economiche che ancora ingiustamente esistono”.

Il teatro popolare di ricerca si traduce anche in una pratica scenica e produttiva che unisce tradizione e innovazione, comunità e sperimentazione artistica. “Non cerchiamo scorciatoie. Ogni spettacolo è frutto di un lavoro profondo di ricerca sulla scrittura, sulla musica, sulle potenzialità degli attori e sull’interazione con il pubblico”, afferma Severo.

“Pensiamo al teatro come a un luogo vivo che respira con e per la città”, argomenta. “Il nostro obiettivo è coinvolgere attivamente il pubblico di ogni età, costruire un’abitudine culturale che sappia essere energia e ispirazione per il territorio”.

La risposta arrivata dal pubblico sipontino prima ancora che fosse presentata la stagione di prosa “dimostra quanto desideriamo e necessitiamo di spazi di espressione artistica profondi, innovativi e coraggiosi. 'respIRA' è proprio questo: un respiro che unisce, rigenera, crea appartenenza”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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