Alle spalle del personaggio di Checco Zalone - alias di Luca Medici -  c’è da sempre un musicista. Su questo aspetto, meno noto rispetto al lato comico e attoriale dell’artista pugliese, il Conservatorio Umberto Giordano di Foggia, nella sezione staccata di Rodi Garganico, ha scelto concentrarsi. L’ha fatto conferendo Zalone una laurea ad honorem, nell’ambito della XXI edizione del Rodi Jazz Fest. L’iniziativa, accessibile su invito, ha richiamato istituzioni, studenti del conservatorio ed esponenti del mondo della cultura. Presenti, tra gli altri, il sindaco di Rodi Garganico Carmine d’Anelli, il sindaco di Vico del Gargano Lello Sciscio e il commissario del Parco Nazionale del Gargano Raffaele di Mauro.
Il riconoscimento è stato assegnato per celebrare soprattutto il percorso musicale di Zalone, che ha studiato musica fin da bambino, da autodidatta e suonando ad orecchio: “Fatico a leggere le note

Non un semplice calendario estivo, ma un vero percorso educativo diffuso che mette al centro i giovani e il territorio. Ha preso il via lunedì scorso PietraLab – Sport, Ambiente, Creatività, il progetto promosso dal Comune di Pietramontecorvino e finanziato dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia – Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipofam), con l’obiettivo di trasformare l’estate in un’occasione concreta di crescita, partecipazione e scoperta. L’iniziativa, affidata alla gestione di Patto Consulting – Impresa Sociale, capofila delle attività, coinvolge una rete di partner del territorio – APS Just Free Time, Pro Loco e Wild Adventures – in un’alleanza educativa che rafforza il legame tra comunità, associazionismo e nuove generazioni e costruisce un programma pensato per ragazzi dai 7 ai 17 anni, interamente gratuito e basato su un approccio esperienziale. Il percorso si è aperto lunedì scorso con il laboratorio creativo “Non sono marionette”, che durerà fino al 27 giugno, durante il quale i partecipanti stanno realizzando e animando marionette, sviluppando manualità, capacità espressive e narrazione. Subito dopo, il 27 e 28 giugno, i ragazzi saranno accompagnati in un’escursione serale e notturna nel bosco, un’esperienza guidata che permetterà loro di riconoscere i suoni degli animali – come il richiamo del lupo e del gufo – e di apprendere le regole base per muoversi in sicurezza in ambiente naturale nei dintorni di Pietramontecorvino. Durante l’estate tornano anche i weekend dedicati all’avventura, previsti il 25 e 26 luglio e l’8 e 9 agosto, in cui le escursioni naturalistiche si svolgeranno nelle aree verdi del territorio, affiancate ad attività di “survival base”: orientarsi con mappe e punti di riferimento, gestire la permanenza all’aria aperta, lavorare in gruppo e sviluppare autonomia in contesti naturali. Il cuore del progetto sarà rappresentato dall’English Sports Camp 2026, in programma dal 20 al 31 luglio, due settimane che uniscono sport di squadra, attività in piscina, giochi di movimento, laboratori creativi e vita all’aria aperta, affiancati da lezioni di inglese interattive basate sul dialogo e sull’esperienza. All’interno del camp si inserisce anche un programma di uscite sul territorio, pensate per ampliare l’esperienza e favorire socialità e scoperta: dalla giornata all’Acquapark di Ippocampo del 23 luglio al gemellaggio con ragazzi dei comuni limitrofi il 26 luglio, fino alla visita alla Diga di Occhito il 30 luglio e alle escursioni in e-bike in area naturalistica previste per il 31 luglio. Tra il 31 agosto e il 6 settembre, il progetto si concentra sulla scoperta del patrimonio locale, trasformando il borgo di Pietramontecorvino in uno spazio di apprendimento attivo: i ragazzi parteciperanno a una caccia al tesoro tra le vie del centro storico, prenderanno parte a un laboratorio di archeologia presso la Torre di Montecorvino, realizzeranno burattini utilizzando materiali di riciclo e si cimenteranno in attività artigianali come la ceramica e la lavorazione del legno con un artista locale. Non mancheranno esperienze dedicate alla comunicazione e alla cultura, come i giochi di ruolo di “Vita da turista straniero”, pensati per sviluppare capacità linguistiche e autonomia, e la costruzione di un ricettario tradizionale legato alla memoria gastronomica del territorio. “Con PietraLab investiamo concretamente sui nostri ragazzi, offrendo loro non solo occasioni di svago, ma esperienze che lasciano competenze, consapevolezza e legame con il territorio”, dichiara il Sindaco di Pietramontecorvino, Domenico Alfonso Zuppa. “Questo progetto mette insieme educazione, ambiente, cultura e sport in un’unica visione: quella di una comunità che cresce insieme alle nuove generazioni. È anche grazie alla collaborazione con realtà qualificate come Patto Consulting e i partner coinvolti che possiamo proporre un’estate così ricca e accessibile a tutti”. Barbara Torraco, amministratore unico di Patto Consulting, ha spiegato a l’Attacco la genesi di PietraLab: “È il frutto di un finanziamento che il Comune di Pietramontecorvino ha ricevuto dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia, che finanziava iniziative per le attività educative formali e non formali per i ragazzi. Il Comune ha poi affidato l’incarico alla nostra cooperativa per la gestione del cartellone”.

Un piazzale intitolato a Silvio Ferri, l’archeologo che studiò le stele daunie e la civiltà della Daunia, a pochi passi dal museo che quelle stele custodisce, si è trasformato per una sera nel palcoscenico di un concerto trasmesso in diretta nazionale. È successo il 13 giugno, davanti al Castello svevo-angioino-aragonese, all’imbocco del molo di levante. L’occasione era “Road to Battiti”, il tour promozionale che anticipa la kermesse estiva di un marchio televisivo privato; sul palco due artisti di richiamo nazionale, intorno il villaggio dei partner lungo via del Porto, in collegamento le dirette di una radio commerciale. All’amministrazione comunale la serata è costata diecimila euro stimati, impegnati per la sicurezza delle migliaia di spettatori e per i diritti SIAE. Il marchio ha portato gli artisti e ha incassato ciò che a un marchio interessa: la diretta radiotelevisiva, l’amplificazione sui canali nazionali, la città ridotta, nelle parole della delibera, a “location suggestiva di grandi eventi”. Il valore prodotto in quella piazza, l’entusiasmo, l’immagine del suo paesaggio in diretta, il nome della città sui canali nazionali, non è rimasto in quella piazza. La serata non è un episodio: è la cifra con cui la città ha scelto di vivere la propria estate, e con cui dichiara, atto dopo atto, che cosa intenda per cultura. Dal 28 giugno al 27 agosto il cartellone del “Manfredonia Festival” porterà musica, teatro e danza nei luoghi più belli, il Castello, il Parco Archeologico di Siponto, i chiostri, il lungomare. Luoghi che conservano la memoria più antica della città, adoperati come fondale. In nessuno degli oltre quaranta appuntamenti il patrimonio che quei luoghi custodiscono, le stele, la civiltà daunia, la storia sipontina, è l’oggetto di una sola serata: è sempre, soltanto, lo sfondo. La questione che l’estate lascia aperta non riguarda la qualità degli spettacoli. Riguarda un’inversione: una città che adopera la propria eredità per attrarre uno sguardo esterno, invece di coltivarla per sé. Dietro l’estate sipontina c’è un atto, e l’atto dichiara una visione. La delibera con cui la Giunta ha approvato la rassegna estiva, il 18 giugno, ne fissa lo scopo fin dalle premesse: rafforzare il senso di comunità, sì, ma anche e nello stesso respiro “promuovere, anche verso l’esterno, l’immagine di una città viva, accogliente e ricca di proposte”. Le finalità sono dichiarate “culturali, artistiche, turistiche e di promozione territoriale”. Il verbo che ricorre, esplicito o sottinteso, è promuovere; il destinatario, l’esterno; la misura del successo, l’immagine. Non c’è, nelle pagine dell’atto, una sola riga che assegni alla rassegna il compito di far conoscere ai cittadini il patrimonio che la città custodisce. La cultura vi figura come richiamo, non come conoscenza. Lo stesso atto compie un’operazione che merita attenzione, perché evoca un principio e ne pratica il rovescio. Invoca “il principio di sussidiarietà orizzontale”, la formula costituzionale con cui si designa la collaborazione fra amministrazione e corpi sociali, e la lega però, nella stessa frase, alle “difficoltà finanziarie in cui versa l’Ente” e all’obiettivo di muoversi “senza eccessivi oneri per il Comune”. Qui invece la regia resta all’ente: “la programmazione delle iniziative è gestita direttamente dall’Ente”, recita l’atto, mentre alle realtà associative tocca proporre eventi “per il semplice inserimento” in calendario. Il sostegno ai costi di logistica può essere concesso ad alcune di quelle proposte, ma gli adempimenti pesano sui propositori: restano a loro carico, dice la delibera, tutti gli obblighi di pubblica sicurezza ai sensi del TULPS, la materia di safety e security, l’acquisizione delle autorizzazioni e dei nulla osta necessari. Il principio è nominato; la prassi che descrive è un’altra cosa.

Tre serate, tre protagonisti della musica italiana, una piazza affacciata sul mare. Torna a Manfredonia la seconda edizione di “Rive d’Autore”, la rassegna inserita nel Manfredonia Festival 2026, in programma il 23, 24 e 25 luglio nella suggestiva cornice di Largo Diomede. Dopo il successo della prima edizione, l’appuntamento si rinnova con una proposta artistica capace di attraversare linguaggi musicali diversi, portando nel cuore della città voci, sonorità e percorsi che hanno segnato la scena musicale italiana.

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