La Fiera di Foggia perde pezzi, i produttori del settore non si presentano all’incontro con l’Ente

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Decenni di storia non si possono cancellare con un colpo di spugna, la Fiera dell’Agricoltura di Foggia ha rappresentato negli anni un punto di riferimento del settore per l’intero Mezzogiorno. Una realtà dinamica, all’avanguardia e seguita da ogni angolo d’Italia. Purtroppo però, di quei momenti sono rimasti solo sbiaditi ricordi ed un pizzico di malinconia perché l’Ente, da diversi anni a questa parte, inutile negarlo, ha perso appeal. E la mazzata del Covid ha solo accentuato un malessere già in metastasi. Ma veniamo al dunque. Si è chiusa la tre giorni della 73ma edizione della Fiera internazionale dell’Agricoltura che ha previsto l’ingresso gratuito per tutti i visitatori. 

L’edizione di quest’anno, è bene precisare, è stata la prima ad aver avuto luogo dopo la pandemia e dopo le difficoltà sorte a causa della conseguente congiuntura economica e proprio per questo motivo il tema su cui essa è stata incentrata è stata quello del rilancio. Proprio per questo l’inizio della manifestazione, così come da programma, doveva essere caratterizzato da un importante incontro con gli operatori del settore, una sorta di tavola rotonda allo scopo di delineare il futuro della manifestazione a partire dalla prossima edizione in calendario con le inedite date del 1-3 marzo 2024. Ma così non è stato. 

La tavola rotonda che avrebbe dovuto lanciare l’evento fieristico nel futuro non si è nemmeno svolta. Perché? Gli operatori del settore hanno “bucato” l’incontro. Le motivazioni? Tra le più disparate. Probabilmente non c’era interesse, o perché si pensava che la programmazione dell’evento dovesse partire esclusivamente dall’Ente stesso. Una cosa è certa: nessun operatore ha partecipato ad una tavola rotonda creata ad hoc per la programmazione dell’evento fieristico 2024. 

Il quotidiano l’Attacco ha girato per i padiglioni aperti, ha aspettato. Ma niente. Nessuno si è infine presentato, con l’amaro in bocca degli organizzatori. Circa una sessantina di stand organizzati per l’occasione suddivisi in alcune precise categorie: agricoltura, agroalimentare e istituzionali. A far registrare la propria presenza solo due aziende di commercio generico. Eppure la gente non è mancata. Solo il primo giorno – sabato scorso, di mattina – si è registrata una bassa affluenza. Gli eventi fieristici erano e restano un valore aggiunto per il commercio, prevalentemente per il settore agricolo. Aziende e potenziali clienti si incontrano e si guardano negli occhi. Da un lato gli acquirenti che spiegano le proprie esigenze, dall’altro gli imprenditori e i produttori che danno informazioni, entrano nei dettagli, dedicano tempo agli interessati. 

Forse sono proprio queste peculiarità che rendono gli eventi fieristici momenti importanti difficilmente superabili dall’avvento dei social e del web. E succede proprio questo per tutte le città d’Italia. Perché allora la Fiera dauna perde pezzi? Perché si va lentamente spegnendo come una meteora? 

“Io credo molto negli eventi fieristici - spiega a l’Attacco Roberto Panunzio presente in fiera con due società, la Ropan che si occupa di tecnologia 4.0 per l’agricoltura e la Ener Invest che si occupa invece di energie rinnovabili, specializzata in impianti fotovoltaici -  in questa tre giorni abbiamo avuto momenti altalenanti: cali di affluenza e picchi registrati soprattutto col tempo più brutto. Non dimentichiamo che questi sono tempi di agricoltura e se fuori c’è il sole, l’agricoltore resta nelle proprie terre a lavorare. Credo che la fiera sia un settore che non morirà mai, se fatta bene. Per noi foggiani è davvero un discorso culturale. Abbiamo passato momenti terribili, abbiamo avuto anni di pandemia: ci vorrà tempo per riprendersi”. 

Sul banco degli imputati anche altri fattori come la mancanza di servizi, collegamenti e finanche di posti letto. “Credo che la Fiera di Foggia pecchi di una buona campagna pubblicitaria al livello nazionale – dice l’imprenditore – non possiamo limitarci alle sole aziende di Capitanata, ma invogliare anche quelle realtà provenienti da fuori. In una provincia che vive di agricoltura questa fiera dovrebbe rappresentare il fiore all’occhiello per tutta Italia, dovrebbe attirare qui tante aziende da ogni angolo della nazione. Eppure ciò non accade. Il primo anno di esposizione post Covid ha comunque lasciato un po’ di diffidenza nei produttori - rincara – ora bisognerà rimboccarsi le maniche investendo nelle pubblicità e fornendo servizi: serve una rete che metta insieme imprenditori, produttori del settore, collegamenti e addirittura albergatori. Dietro un evento fieristico gira un indotto incredibile fatto di alberghi, ristoranti, hostess”. 

E non solo. “Si potrebbe pensare a fiere dedicate anche ai macchinari per la trasformazione, alle macchine da laboratori, affiancandole ai padiglioni dei produttori. Ed ancora si potrebbero poi creare stand con i prodotti finali così da chiudere l’intera filiera così da avvicinare l’agricoltore al mondo della trasformazione. Resto fiducioso – conclude - credo che i giovani d’oggi possano mirare a tutto questo”.   

(Articolo pubblicato l'1 maggio 2023)

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testatina dillo al direttore WEB

 



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