Dal completamento dei quartieri incompiuti alla riqualificazione delle aree rimaste inutilizzate, passando per la salvaguardia del territorio agricolo. Il Piano Urbanistico Generale di Cerignola punta a intervenire su problemi che si trascinano da decenni, cercando di conciliare le esigenze di sviluppo della città con una maggiore attenzione ai servizi e al consumo di suolo. La settimana scorsa il percorso di redazione del PUG è stato al centro di una Commissione Urbanistica aperta alla cittadinanza, alla quale hanno partecipato l’assessore all’Urbanistica Luciano Giannotti e gli architetti Umberto Bloise e Gianluca Andreassi, impegnati nella stesura dello strumento di pianificazione. Tra i nodi da affrontare c’è quello dell’area Sud-Est Fornaci, dove la crescita urbana si è sviluppata in maniera frammentata, senza un disegno organico. L’obiettivo è ricomporre il tessuto cittadino attraverso una pianificazione che accompagni le nuove trasformazioni con strade, infrastrutture e servizi, evitando che gli interventi restino isolati dal resto del territorio. Un’altra questione riguarda le aree sulle quali cittadini e imprenditori hanno investito senza riuscire, negli anni, a ottenere i risultati attesi. Il PUG intende intervenire anche su queste situazioni attraverso strumenti di perequazione e compensazione urbanistica, con l’obiettivo di favorire il superamento delle criticità e garantire ricadute positive per l’intera comunità. Particolare attenzione è riservata all’agro cerignolano, che si estende per circa 58mila ettari e rappresenta una risorsa economica e ambientale fondamentale. La pianificazione punta a preservarne la vocazione agricola e produttiva, valorizzando al contempo il patrimonio rurale e gli spazi urbani già esistenti. Ridurre il consumo di nuovo suolo e recuperare le aree disponibili sono tra gli indirizzi indicati per orientare lo sviluppo futuro. L’incontro si è inserito nel percorso di partecipazione avviato dall’Assessorato, che ha previsto momenti di confronto nei quartieri, nelle parrocchie e nei centri di aggregazione. Resta aperta la possibilità di presentare osservazioni e contributi alla redazione del Piano, in un processo che coinvolge anche diversi enti e richiede approfondimenti tecnici e amministrativi. Le scelte urbanistiche dei prossimi quindici anni dovranno fare i conti con le trasformazioni demografiche e con un patrimonio edilizio che offre ancora margini di recupero. È partendo da queste coordinate che gli architetti Bloise e Andreassi hanno illustrato alla Commissione Urbanistica le previsioni del nuovo Piano Urbanistico Generale di Cerignola, soffermandosi sul dimensionamento residenziale e sugli strumenti pensati per governare lo sviluppo della città.

“La Capitanata non può più permettersi di affrontare il tema dello sviluppo economico attraverso interventi isolati, annunci che faticano a tradursi in risultati e progetti che non sempre riescono a generare ricadute concrete sul tessuto produttivo locale. Il territorio ha bisogno di una strategia capace di mettere in relazione infrastrutture, investimenti, occupazione, imprese e valorizzazione delle risorse esistenti”, il pensiero di Nicola Ragno, presidente Assoturismo Capitanata.

I Monti Dauni non possono essere raccontati soltanto attraverso ciò che perdono. Spopolamento, giovani che partono e servizi che arretrano sono problemi reali. Descrivere questi borghi solo come luoghi in declino significa, però, considerarne già scritto il destino. Il futuro, invece, si gioca nel riconoscere le difficoltà e le energie che ancora li attraversano. Un territorio segnato dall’isolamento, da un’economia fragile e dalla diminuzione dei servizi essenziali. Servono trasporti, scuole, sanità accessibile e lavoro: senza queste condizioni, la rinascita resta uno slogan. Sviluppo significa rendere possibile una vita quotidiana stabile, per chi abita già qui e per chi potrebbe arrivare. C’è poi una dimensione meno misurabile, che risulta decisiva: il modo in cui una comunità incontra chi arriva. La parola “accoglienza” è spesso confinata ai dibattiti sull’immigrazione o ridotta a procedure e strutture. Nei piccoli centri può essere un fatto ordinario: un saluto, una conversazione, la possibilità di non sentirsi estranei. La mera presenza diventa partecipazione. La cordialità non ferma da sola l’emigrazione. I rapporti umani non si sostituiscono alle istituzioni ma, nonostante ciò, sarebbe altrettanto miope considerarli marginali. Dove una persona può sentirsi riconosciuta, condividere abitudini e costruire fiducia, cresce la possibilità che un territorio smetta di essere una tappa provvisoria e diventi una scelta. Casalnuovo Monterotaro offre un dato da non trascurare. Tra il 2021 e la fine del 2025, il paese ha guadagnato quindici residenti, nonostante 27 nati a fronte di 105 decessi. Il Sindaco ha collegato la controtendenza anche alle politiche di accoglienza e integrazione, ricordando che alcune persone - al termine dei percorsi dedicati - scelgono di restare e lavorare nel territorio o nelle vicinanze. Non è la soluzione a una crisi strutturale, ma pur sempre un segnale che merita attenzione. Un paese resta vivo quando offre condizioni materiali per abitare e ragioni umane per farlo. Una vicenda nata in uno di questi paesi mostra cosa può accadere quando una vita incrocia quella di un’intera comunità. Una casa si compra per avere un tetto e uno spazio da abitare. Può diventare anche una porta d’ingresso in una comunità, come è successo a Marianna e alla sua famiglia, che hanno acquistato a Casalnuovo Monterotaro l’abitazione appartenuta a Maria Leonarda, una donna centenaria. La compravendita non è rimasta una questione privata: ha avviato una relazione più ampia con il paese e con le persone che lo abitano. Marianna ha dedicato a Casalnuovo un capitolo della propria tesi, presentata nell’ambito del corso di laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Il lavoro affronta la socializzazione: il processo con cui le persone costruiscono relazioni, fiducia e senso di appartenenza. In quest’ottica, il paese viene osservato attraverso gesti, abitudini e incontri quotidiani.

Sta rinascendo a nuova vita e ospiterà anche un grande polmone verde la zona dell’ex zuccherificio Sfir di Foggia, nell’area industriale ASI di Incoronata. E’ ciò su cui sta lavorando Ivano Chierici, patron di CO.ED.EL. e del Consorzio Stabile Prometeo spa, oltre che presidente di ANCE Foggia (l’associazione dei costruttori edili). Con una fresca nota di orgoglio: nell’ambito della sesta edizione del Sustainability Award promosso da Kon Group, media partner Forbes, il Consorzio Prometeo è stato inserito nuovamente tra le migliori realtà, quest’anno sia nei top 100 Finance e che nella top 75 Sicurezza e Salute. La premiazione si è svolta a Milano, a Palazzo Mezzanotte, lo scorso 15 ottobre. Sei le categorie: Excellence, Sustainable Finance, Perfomances, Sostenibilità della filiera, Sicurezza sul lavoro, Innovazione. L’Attacco ha intervistato Chierici.

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