CREA-CI di Foggia, Living Lab 2026 del progetto WaterMellon dedicato alla quinoa: pro e contro della coltura
In un contesto climatico sempre più complesso, è necessario ragionare su sistemi colturali più resilienti e su una gestione più efficiente dell’acqua. È stato questo il focus del Living Lab 2026 dedicato alla quinoa, organizzato nell’ambito del progetto WaterMellon, tenutosi venerdì scorso presso il CREA-CI di Foggia. L’incontro è stato dedicato alla presentazione del progetto, delle attività sperimentali e delle prospettive legate alla coltivazione della quinoa, con una parte conclusiva riservata alla visita dei campi dimostrativi. Michele Rinaldi, dirigente di ricerca del CREA-CI, ha spiegato a l’Attacco le finalità di WaterMellon, progetto finanziato dal programma PRIMA che vede la partecipazione di venti partner provenienti da Paesi dell’Unione Europea ed extra UE nei quali verranno portati avanti 19 Regional Farming Groups tra cui quello di Foggia dove verrà dedicato ampio spazio alla coltura della quinoa e all’agricoltura conservativa. “L’obiettivo principale è quello di attivare delle forme di raccolta di acqua e di individuare delle nuove colture che possano essere più resistenti alla siccità e alla salinità. Questo per permettere una maggiore resilienza dell’attività agricola in questi paesi del bacino del Mediterraneo”, ha esposto il referente scientifico del progetto WaterMellon. La visita ai campi dimostrativi ha permesso ai partecipanti di osservare direttamente le prove in corso e di confrontarsi con i ricercatori sulle principali evidenze tecniche. “Abbiamo realizzato un campo di quinoa e frumento duro in avvicendamento, sottoposto ad una lavorazione del terreno ridotta, e dall’altra parte un tipo di semina diretta sul suolo che si ispira ai principi dell’agricoltura conservativa”, ha detto Rinaldi, illustrando la sperimentazione attuata presso i campi del CREA-CI. “In più, abbiamo due tipi di impianti di irrigazione, uno a goccia in superficie e l’altro di subirrigazione. Infine, abbiamo fatto anche dei confronti su varietà diverse di quinoa e una prova di concimazione azotata per valutare l’effetto che l’azoto ha su questa coltura”. La quinoa, coltura originaria della regione andina, si distingue per la sua capacità di adattarsi a diverse condizioni ambientali e per la tolleranza a siccità e salinità. Il suo crescente interesse è legato non solo agli aspetti agronomici, ma anche al valore nutrizionale e alle potenziali applicazioni nella filiera agroalimentare, in particolare per prodotti senza glutine, farine, pasta, prodotti da forno e alimenti ad alto contenuto proteico.
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